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Giusy Versace: “Perdendo le gambe ho scoperto di avere una testa forte e nuove opportunità”

Giusy Versace: “Perdendo le gambe ho scoperto di avere una testa forte e nuove opportunità”

di Monica Landro

A cura di Monica Landro

Giusy Versace, diventata nota per la sua carriera nell’atletica leggera paralimpica, è stata la prima atleta italiana a correre con la doppia amputazione. Ha gareggiato in numerose competizioni internazionali, inclusi i Giochi Paralimpici. Ha ottenuto numerosi successi e ha rappresentato l’Italia in varie manifestazioni sportive. La Versace è anche nota in Italia per il suo impegno nella politica, nel sociale e per la tua attenzione costante nel promuovere la consapevolezza sull’importanza dello sport per le persone con disabilità.

Nella tua vita c’è stata una data spartiacque, il 22 agosto del 2005, giorno in cui hai avuto il tuo terribile incidente. Che ragazza eri prima di questa data?
Adrenalinica, positiva e iperattiva, esattamente come sono adesso. Ero già una sportiva ma non ero un’atleta che c’è una bella differenza. Facevo spinning, aerobica, ma non correvo perché era uno sport all’aperto ed io odio il freddo e quindi mai avrei potuto immaginare di appassionarmi a questo sport. Guarda tu come cambiano le cose.

Possiamo dire che lo sport ha contribuito al processo di accettazione e di un nuovo stile di vita?
Di accettazione no perché non avevo bisogno dello sport per accettarmi in questa nuova condizione. Io ho avuto l’incidente nel 2005 e ho iniziato a correre nel 2010, molti anni dopo. La passione per la corsa è nata per caso e anche un po’ per sfida. Ho conosciuto ragazzi che facevano sport e per curiosità andavo a vedere le loro gare. Pian piano iniziai a valutare la possibilità di correre ma avevo bisogno di gambe particolari, in carbonio, con la lingua. Procurarsele in quegli anni non era poi così semplice ed inoltre mi dicevano che comunque non avevo il corpo di atleta, che potevo cadere, insomma mi scoraggiavano un po’ tutti.

Mi dava fastidio l’idea che potessero scoraggiare una persona con disabilità a fare sport! Quindi è venuta fuori la calabrese che è in me e ho detto NO!

Adesso è diventata una questione di principio, io corro! Ho trovato un allenatore che con pazienza mi ha trasformato da una papera che saltellavo in una vera atleta nella testa, nel modo di pensare, di vivere, di mangiare. In questo senso è diventato il mio nuovo stile di vita e mi ha reso più forte e consapevole.

Giusy Versace: “Perdendo le gambe ho scoperto di avere una testa forte e nuove opportunità”

Con la testa e con il cuore si va ovunque” è una frase bellissima, una frase motivazionale, ma anche il titolo del tuo primo libro…
Ricordo che ebbi molto da discutere con la Mondadori su questo titolo perché loro mi dicevano che meglio solo con la testa e con il cuore e io rispondevo, “Sì, ma con la testa e con il cuore cosa?” Si va ovunque tu voglia, ovunque tu desideri, ovunque ti porta il cuore…

E infatti tu sei andata, peraltro vincendo, a Ballando con le stelle
Ti rendi conto? Ho vinto una gara dove le gambe sono protagoniste, proprio io che non ce le ho. Paradossale!

E come hai fatto?
Ho dovuto lavorare molto sulla coordinazione e sull’equilibrio e devo dire che forse sono arrivata a Ballando con le stelle nel momento giusto in cui ero fisicamente pronta anche per rimettere i tacchi che io prima di quel momento non avevo mai più indossato, quindi mi sono emozionata, ho pianto. Considera che quando Milly Carlucci mi chiamò, mi è stata dietro un mese perché io non volevo andarci…

Perché non volevi andare?
Innanzitutto mi stavo preparando per i campionati mondiali e per partecipare al programma avrei dovuto rimodulare tante cose. Inoltre parliamo di un programma che va in onda il sabato sera su Rai Uno, guardato da milioni di persone. Sarei stata capace di ballare? Non volevo che la gente mi vedesse come la disabile che provava a fare l’improbabile. Il rischio di fare una brutta figura era grande. Però Milly mi convinse che questa era la vera sfida. Alla fine accettai. Non solo: vinsi!

La tua forza di volontà, la tua determinazione, la tua testa ti hanno fatto compiere grandi passi, pur non avendo le gambe ad aiutarti…
Ma infatti, con la testa e con il cuore si va ovunque. Io, perdendo le gambe, ho scoperto di avere una testa forte, un cuore pulito, intendo capace di amare, perché quando nella vita ti toccano dolori così forti come quello che è capitato a me, rivedi tutto. 

Giusy Versace: “Perdendo le gambe ho scoperto di avere una testa forte e nuove opportunità”

Hai fede in Dio?
Io ho una grande fede ed è lei che mi ha salvato, nel senso che mi ha dato la possibilità di capire che comunque avevo una nuova opportunità.

Quando mi sono svegliata dal coma, io non ho pianto perché non avevo più due gambe, io ho pianto dall’emozione perché avevo il cuore che batteva, una testa che ragionava.

Certo, è stato un percorso lungo, non semplice, ma ero fiduciosa. 

“Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio” diceva San Paolo. Anche nella tragedia, alla fine tutto concorre al bene?
Dipende sempre da come tu interpreti le cose. Quando ho avuto il mio incidente, mi sono detta:

Se è successo a me, ci sarà un perché. Non c’è dato saperlo ora in questa vita, ma diamogli un senso.

E così nel 2011 ho fondato la Disabili No Limits Onlus, un’associazione no profit nata per restituire a tutte le persone con disabilità una vita più autonoma donando ausili che, ad oggi, non sono previsti dal Sistema Sanitario Nazionale. Organizza eventi per promuovere la pratica sportiva e per consentire, soprattutto ai più giovani, di vivere al meglio la propria disabilità guardando allo sport come terapia e nuova opportunità di vita. Anche in politica mi muovo con lo stesso intento.

Ti riferisci alla Legge che hai fatto inserire nei decreti legislativi della Riforma dello Sport?
Sì, nel 2020 la mia proposta di legge che richiedeva pari opportunità e pari diritti per gli atleti paralimpici appartenenti a gruppi sportivi militari e civili, è stata inserita in uno dei cinque decreti legislativi della Riforma dello Sport, dando vita alla Legge Delega 86/2019.

Giusy Versace: “Perdendo le gambe ho scoperto di avere una testa forte e nuove opportunità”

Sei impegnata su più fronti: sei promotrice della mostra “I Muri del Silenzio”, che ha come obiettivo di aiutare concretamente le donne che subiscono violenze.
Io sono impegnata su questo tema da più di dieci anni e siccome vivo con responsabilità gli incarichi che mi danno, essendo dentro le Istituzioni

come parlamentare, ho degli strumenti importanti in mano che sono quelli di tenere accesi i riflettori su tematiche che molti non pensano siano prioritarie, di modificare le norme,

di poter contribuire a stanziare più contributi per permettere alle donne vittime di violenza di ricostruirsi una vita. Il progetto “I Muri del Silenzio” porta in giro una mostra fotografica con volti noti e meno noti che si coprono occhi, orecchie o bocca come a sottolineare che tu diventi complice della violenza se fingi di non vedere, di non sentire e non parli. 

Ma quante cose fai? Sei Wonder Giusy!
Non credo sia un caso che tu dica così… ti riferisci al mio libro “Wonder Giusy”!

Esatto. Come nasce?
È una storia illustrata per bambini e nasce proprio perché me l’ha suggerito un bambino che mi osservava mentre mi allenavo e diceva a tutti che lui conosceva Wonder Giusy, questo supereroe, che cambia le gambe, corre e vince. Mi ha così colpito la genuinità di questo bimbo che non vedeva quello che mi mancava, ma quello che io riuscivo a fare con le gambe finte che ho voluto scrivere questo libro proprio per offrire ai bambini strumenti in più per poter crescere, anche con un atteggiamento più inclusivo e rispettoso verso gli altri.

Sei veramente un vulcano in continua eruzione!  Mi dai tre aggettivi secchi per descriverti?
Generosa, testarda e sicuramente allegra. Anche quando ho le giornate storte, trovo sempre un motivo per sorridere, per affrontare le cose con positività e allegria, quindi io sono sicuramente generosa, sicuramente testarda e decisamente allegra.

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