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Giuseppe Cruciani

Giuseppe Cruciani, dalle provocazioni alle consapevolezze

by Monica Landro

A cura di Monica Landro

Con il suo microfono sempre affilato e la sua innata curiosità, Giuseppe Cruciani non è solo un nome alla radio ma è anche uno scrittore ed un opinionista che ha plasmato il modo di fare informazione. Con i suoi modi taglienti e pungenti sa come estrarre le storie più incredibili dalle persone comuni, trasformando ogni notizia, intervista o opinione in un’esperienza di cui fare parlare, nel bene o nel male. La sua franchezza e il suo spirito sfrontato gli permettono di affrontare argomenti controversi con uno stile unico. Non ha paura di esprimere il suo punto di vista, anche quando questo significa rompere gli schemi e sfidare le convenzioni.

Fai una radio di provocazione. Sei provocatorio perché funziona a livello mediatico o sei provocatorio perché per natura lo sei?
Non so dare una risposta. Io credo di avere tirato fuori il meglio di me non avendo paura di dire come la penso in un momento in cui i conduttori radiofonici italiani oggettivamente -a parte rare eccezioni- erano dei vigili urbani, cioè persone che gestivano il traffico senza esporsi sui vari argomenti. Io questa cosa invece l’ho fatta prima dell’epoca dei social che ha permesso al cittadino comune di dire quello che vuole. 

La Zanzara su Radio 24: come ti approcci alla tua puntata? Come la prepari?
Non c’è il concetto di puntata. Il programma è un flusso che viene portato avanti dall’inizio della stagione, anche se è chiaro che ci sono cose specifiche che avvengono all’interno della singola messa in onda. Però noi cerchiamo di creare dei tormentoni o di creare argomenti che magari ci trasciniamo dietro per una settimana. La puntata viene preparata partendo da una dinamica totalmente imprevedibile che si instaura tra me David Parenzo: a volte siamo d’accordo altre no. Andiamo a braccio. Non sappiamo quello che accadrà. Ciò che avviene è grazie alle telefonate che arrivano al numero telefonico de La Zanzara. Sulla base degli umori e dei suggerimenti della gente, costruisco la trasmissione. 

Giuseppe Cruciani

Giuseppe Cruciani

Allora la differenza la fai proprio tu?
Sì, le persone ascoltano me, Parenzo, i personaggi che portiamo alla radio, le nostre opinioni, la dinamica che si instaura tra di noi, le provocazioni che inneschiamo, le battaglie che facciamo, i litigi con gli ascoltatori, con i personaggi pubblici. 

Chi ti ama perché, chi ti odia perché? 

Chi mi ama lo fa perché si trova di fronte una persona trasparente e intellettualmente onesta, che non mente, che non si nasconde davanti al perbenismo, che rompe alcuni tabù,

che cerca di andare al di là del mainstream, che ospita persone che gli altri non vogliono ospitare. Chi mi odia lo fa perché pensa che io sia volgare, che prevalga la parolaccia, la cattiva educazione, il cattivo esempio… 

Quali sono i tuoi valori?
Il mio valore fondamentale è la libertà, nel senso più ampio del termine: la liberta di espressione ai massimi livelli, la libertà individuale che viene sopra tutto.

Non ho un’idea di Stato etico, ho un’idea di individualismo esasperato ma virtuoso, che può salvare da tante restrizioni, da chi ti vuole imporre un comportamento.

Difendi la libertà e il non prevaricare ma quando parli di vegani, salti dalla sedia…
Non più! Nel senso che è un argomento che ho affrontato a lungo ma non ha più quella forza di impatto di prima. È un tema che io ho trasformato in una lotta tra la libertà ed il fondamentalismo, cioè chi ti vuole imporre uno stile di vita pensando che quello sia il più virtuoso e il più proficuo del mondo, sia più giusto rispetto ad un atteggiamento sbagliato che è quello di mangiare la carne.

Giuseppe Cruciani

Giuseppe Cruciani

Veniamo ai libri: ne hai scritto uno sui vegani, uno sul progetto del Ponte di Messina, sul caso di Cesare Battisti, indagando argomenti di natura politica e sociale. Poi nel 2020 hai scritto il libro “Nudi, il sesso degli italiani”. Quale urgenza ti ha spinto a parlare di questo?
I miei libri nascono dalla mia esperienza radiofonica. Quando ad un certo punto abbiamo iniziato a raccontare il sesso in tutte le sue dinamiche, ho trasformato tutte le interviste che abbiamo fatto, tutte le questioni che abbiamo affrontato, le perversioni sessuali che abbiamo analizzato, l’analisi delle fissazioni, le manie, le trasgressioni e le ho trasformate in un racconto scritto.

Visto che le indaghi, qual è la tua più grande trasgressione? 

La mia più grande trasgressione è l’aver capito che la monogamia è contro natura.

Il nostro cervello negli ultimi 50 anni, forse di più, è stato tarato dall’idea che un rapporto con una persona debba essere per forza monogamico invece poi s’è scoperto che la monogamia è una grande illusione. La monogamia dei corpi può essere anche superata mentre quella del cuore è più importante. La fedeltà dei corpi è una chimera che noi abbiamo ma quasi sempre viene poi smentita dai fatti. 

Quindi non sei fedele…
Mai stato fedele! 

Fammi capire bene: tu intendi che ci possa essere un solo affetto del cuore e poi contemporaneamente più persone sotto l’aspetto fisico?
Sì, si può amare una persona ma andare a letto con altre senza che questo amore ne sia intaccato. Questa è una cosa che ci succede sempre anche se noi facciamo fatica ad accettarla. Se la accettassimo, vivremmo meglio. 

C’è qualcosa di narcisistico in tutto questo?
Il narcisismo è essere concentrati su stessi, il che non è per una cosa negativa. L’egoismo, in senso buono, è il motore del mondo.

Io odio il proclamarsi umanitari, solidali, empatici per forza. Il narcisismo credo che sia una forma di autostima, non è così negativo. 

Giuseppe Cruciani

Giuseppe Cruciani

C’è qualcuno a cui pensi di dovere chiedere scusa?
Chiedo scusa a tutte quelle persone che non hanno compreso i miei comportamenti e con le quali sono rimaste delle acredini, dei punti di contrasto. Però penso che se ci si parla magari si può capire la natura di certi atteggiamenti che hanno a che fare con il carattere delle persone. Io prima tendevo a non spiegare, a volatilizzarmi quando si trattava di rapporti personali ma questa cosa penso di averla corretta nel tempo. 

Hai raggiunto delle consapevolezze?
Sì assolutamente. Anni fa ero meno attento ad alcuni equilibri, mi buttavo nelle cose senza pensarci troppo perché mi piaceva l’idea di sconvolgere sempre. Oggi è subentrato quel pizzico di razionalità, ci rifletto un po’ di più prima di fare una cosa. Ho capito l’importanza dei paletti, che servono per avere una spinta creativa. Cioè le spinte creative nascono dal fatto che tu hai dei paletti, dunque sai che quelle cose lì non le puoi fare e perciò ti ingegni per farne altre. 

Quindi li trasformi in opportunità?
Sì, prima pensavo che fossero semplicemente delle limitazioni e come tali andavano abbattute invece i paletti, che esistono sempre, servono per inventarsi altre cose. 

“Politicamente corretto” significa che usi una buona educazione, un certo garbo nel dire le cose o è una censura sociale? 

Il politicamente corretto è una censura sociale terribile.

È una grande limitazione della libertà individuale perché quando tu identifichi una persona come omofoba o razzista semplicemente perché usa un linguaggio diverso dal tuo, allora non sai mai dove finisce questa censura. Oggi censurano le parole, i modi di dire, definiscono alcune cose sessismo o razzismo, domani magari pensano che dire “bella donna” non sia più possibile perché accosti la parola bella alla parola donna, e qualificandola come tale potrebbe essere una cosa negativa che non mette in luce le caratteristiche di una donna come essere pensante e come essere intelligenti. Bisogna guardare alla sostanza e non alla forma. 

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