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Fabio Troiano è al cinema con Peripheric Love

Il film racconta anche di una periferia emotiva e sociale

A cura di Tobia Dell’Olio

Amore, questa è la parola del momento per Fabio Troiano. Anzi la parola d’ordine per l’attore torinese 49enne che gli ha permesso di aver accesso nuovamente al cinema e al teatro. L’amore declinato in due modi differenti e vissuto da un uomo adulto ma spaventato nel film “Peripheric Love” e da un uomo che cerca di capire se ce l’ha fatta a diventare adulto o è rimasto bambino nell’opera teatrale “Il Dio bambino”. Da una parte la periferia degradata delle fabbriche in fallimento e dall’altra un metaforico locale in disfacimento con sedie e tavolini buttati a terra, tra bottiglie semivuote e fiori calpestati. Due ambienti difficili in cui far resistere l’amore.

locandina peripheric love

Partiamo dal cinema, da Peripheric Love, un titolo “strano”.
La parola peripheric non esiste, l’ha coniata il regista svizzero Luc Walpoth ma doveva essere un termine provvisorio. Poi, in fase di lavorazione del film, ci siamo resi conto che era fortemente identificativo e quindi è rimasto. Non indica solo una periferia geografica dove vivono Maria e Giorgio, i due protagonisti del film, ma anche emotiva e sociale perché è una coppia che si ama alla follia ma anche in forte difficoltà economica, lui guardiano di notte in una fabbrica a rischio chiusura, e lei babysitter presso una ricca famiglia proprietaria della stessa fabbrica.

Si amano ma sono a rischio.
Sì, le loro vite si sfiorano nella quotidianità, i turni di lavoro non permettono di incontrarsi mai se non per poche ore. La moglie è molto religiosa e vuole un figlio a tutti i costi ma lui è sterile e questa situazione lo “confina” ancora di più in una periferia già complicata, oltre alla paura di crescere un eventuale figlio che metterebbe lui e la coppia nuovamente alla prova. Si allontanano ad un certo punto, rischiano, trovano entrambi due confidenti con cui sfogarsi, appartenenti a due mondi totalmente distanti e in contrapposizione. Altro non vi dico!

Un altro amore invece ti ha conquistato a teatro.
Tanti amori mi hanno conquistato a teatro come l’amore per Giorgio Gaber e per il palcoscenico. Li ho ritrovati in “Il Dio bambino”, un monologo del 1993, una storia d’amore universale che si sviluppa nel corso di molti anni e che apre a mille interrogativi, il primo è: si cresce? Si parla di un uomo che cerca di capire se è diventato adulto o è rimasto bambino, questo non voler o poter maturare, questo aggrapparsi all’adolescenza anche sottolineato dalla scenografia: un dopo party, tutto all’aria, tavoli rovesciati, carte per terra, bottiglie vuote. Insomma quasi a voler dire che la festa è finita, è ora di decidersi.

Pensi sia un concetto valido anche ai nostri tempi?
Certo, ci si riconosce sempre di più nel dualismo adulto-bambino. Forse adesso si ha la possibilità di diventare grandi un po’ più avanti, prima dovevi crescere e in fretta, ti rimboccavi le maniche e via. Adesso il lavoro scarseggia, trovarlo è complicato e ci si rifugia sempre dai genitori con tutte le conseguenze del caso. “Il Dio bambino” è proprio questo, un uomo che fatica a diventare adulto e lo diventa guarda caso come nel film “Peripheric Love”, quando c’è una nascita.

Manca un amore all’elenco degli amori
Quello va benissimo, ma vorrei riportare la frase di mio padre quando ha saputo che Eleonora Pedron, ex Miss Italia, era la mia nuova fidanzata: “E che, Miss Italia si mette con te!”. Non ci credeva nessuno in famiglia, ma ormai sono 5 anni che siamo insieme, lei è il mio motore, mi tira fuori di casa, lei è organizzatissima al contrario di me, ha dei figli quindi è in continuo movimento, al contrario di me. Quindi sono il figlio grande di Eleonora!!

Rivedremo mai al cinema Manolo?
Con Alfredo (interpretato da Dino Abbrescia) era la coppia comica del momento, destinata a ripetersi in altri film dopo il clamoroso successo avuto in “Cado dalle nubi” con Checco Zalone. Invece nulla, anche perché nel 2009, anno di uscita della pellicola che ha totalizzato oltre 15 milioni di euro, si poteva parlare liberamente di coppie omosessuali senza farsi mille paranoie di linguaggio, di esposizione. Ora non si potrebbe più. Addio Manolo!

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