Home Art & StyleArte Emma Ferrer Hepburn: “Da mia nonna Audrey ho ereditato la sua semplicità”
Emma Ferrer Hepburn

Emma Ferrer Hepburn: “Da mia nonna Audrey ho ereditato la sua semplicità”

by Monica Landro

Intervista a Emma Ferrer Hepburn | Thomas Pucci

A cura di Monica Landro
Foto di Simone Angarano

“Il più bel trucco di una donna è il sorriso”. Questa frase saggia ed ispiratrice è una delle più celebri pronunciata da Audrey Hepburn, l’indimenticabile icona di stile ed eleganza cinematografica che ricordiamo per le sue partecipazioni in film classici ed intramontabili come “Colazione da Tiffany” e “Vacanze romane”.

A questa frase ho pensato quando ho avuto il piacere di incontrare Emma Ferrer Hepburn, nipote della tanto illustre nonna, dalla quale ha ereditato una grazia naturale ed uno charme delicato che dimostrano che l’eleganza è davvero senza tempo.

Emma, a che età hai capito di essere la nipote di una celebre artista amata e conosciuta in tutto il mondo?
Lo capisco tuttora e ogni giorno in maniera diversa perché più divento grande più mi rendo conto di cosa lei rappresentasse per molte persone, quindi è sempre una scoperta. Io non l’ho conosciuta e diciamo che i primi ricordi risalgono a quando mio padre cercava di spiegarmi chi fosse 

ma io non avevo una concezione di cosa significasse “la fama”. 

Mi ricordo che vedevo in giro le borse con il volto di mia nonna o andando a casa da amici vedevo i suoi poster e riconoscendo la stessa immagine dicevo “Ma quella è mia nonna!!”

Oggi sei una artista eclettica, hai fatto tante cose, un po’ come tua nonna. Hai mai pensato che dovessi seguire le sue orme quando hai iniziato a mettere i piedi nel mondo dell’arte?
In realtà, no. Ho fatto la modella, ho sperimentato l’esperienza di attrice, come lei, ma nulla di realmente programmato. Ero un po’ incuriosita da questo mondo ma ho subito capito che in realtà io sono una pittrice e questa è la mia strada.

Hai vissuto la tua vita tra l’Italia e l’America…
Sono nata in Svizzera ma ho vissuto a Los Angeles tra i 3 e i 12 anni. Mi sono trasferita in Italia dove ho fatto tutto il percorso scolastico e la scuola d’arte. Poi sono andata a New York, dove ho vissuto 6 anni e da 3 anni sono tornata in Italia. Ho sempre fatto avanti e indietro e ancora oggi torno spesso a New York.

Però casa tua è in Italia?
Sì, non vivrei in nessun altro Paese! 

Cosa ti ha portato a questa scelta?
Io sono italofila, sento una grande affinità con la cultura storica, le tradizioni, la bellezza naturale, quella artistica, quella gastronomica. 

Emma Ferrer Hepburn

Emma Ferrer Hepburn

Tu hai girato veramente tanto, hai visto grandi metropoli, città davvero urbanizzate ma anche città d’arte. Alla fine hai scelto di vivere di una piccola realtà, un po’ agreste, in Toscana, in provincia di Lucca.
Amo molto New York però lo stile di vita che desidero coltivare è legato al contatto con la natura, al cibo buono.


Voglio avere spazio sia per vivere che per dipingere e l’ispirazione artistica che trovo qui, non la colgo in nessun altro luogo.


Sono anche una persona solitaria e mi trovo bene in un paesino piccolo…

Le tue opere rappresentano spesso persone sole, colori scuri. A me arriva il concetto di introspezione, riflessione, solitudine. Te le senti addosso, queste espressioni?
Molto! Sono molto riflessiva, per indole. Sono silenziosa, introspettiva. Il mio percorso artistico fino a qui è sempre stato intriso di emozioni malinconiche però devo dire che nelle ultimissime opere sto sperimentando dei colori un po’ più accesi però in generale i toni più naturali legati alla terra, alle ombre, sono quelli con cui riesco ad esprimermi meglio…

Qual è il soggetto che preferisci dipingere?
Ultimamente dipingo molto animali, morti, perché sono molto affascinata dal concetto che deriva dai Greci, ma anche dalla Bibbia, del capro espiatorio, del sacrificio animale, un po’ come simbolo della nostra relazione sia con noi stessi, che con gli animali ma anche con un potere supremo. Dipingo cervi, cinghiali, anche agnellini… 

Sei anche ispirata dall’ambiente in cui vivi?
Assolutamente. Questi quadri sono una reazione dall’essermi trovata da una realità come Manhattan all’ambiente agreste che respiro qui. Diciamo che 

nell’arte mi interessa proporre un argomento, 

lanciare una riflessione.

Questo mi porta ad un altro tema che ti vede impegnata a livello umanitario. Sei infatti portavoce dell’Unicef, come fu anche tua nonna Audrey. Mi racconti questa tua esperienza?
Da sempre sono coinvolta nelle attività legate all’Unicef. Quando vivevo a New York, ho girato molti Stati per parlare dell’esperienza di mia nonna, che è stata una rifugiata di guerra. È poi il motivo per cui lei si è dedicata alla vita dei bambini: era un argomento che sentiva profondamente. 

Che mamma era, tua nonna?
Mio padre dice che era una mamma che ha cercato di creare un ambiente di normalità familiare. Li portava a comprare le divise per la scuola e magari gli diceva di scegliere tre camicie anziché quattro per non apparire eccessivi. Cercava di creare un ambiente il più analogo possibile a quello dei coetanei di mio padre e di suo fratello. 

Tua nonna diceva: “la bellezza di una donna, cresce con il passare degli anni”. Tu come ti vedi e dove ti vedi tra 20 anni?
C’era una foto di mia nonna, bellissima, di lei con una bambina tra le braccia che era stata selezionata come migliore dell’anno. Questa foto venne ritoccata per renderla perfetta. Quando lei la vide disse al fotografo: 

“Non ti azzardare a togliermi le rughe, che me le sono meritate tutte!” 

Questa frase diventò un po’ leggenda ma io penso che per una donna, invecchiare debba essere una speranza. La bellezza di una donna è anche in questo. Credo, inoltre, che sia importante anche la persona che hai accanto. Thomas, il mio compagno è molto profondo, mai superficiale. Lui guarda l’essenza ed in una società dove invece è evidente il mito della bellezza, al suo fianco io mi sento più serena nei confronti dell’invecchiamento.

Thomas è uno scultore. Tu una pittrice. Quando componi le tue opere, ti confronti con lui?
Tantissimo! Thomas è molto bravo a portare avanti i concetti e ad esplorarli. Il modo di lavorare riporta ad una idea di coerenza, di costanza molto chiara. E a me aiuta molto. 

Thomas Pucci

Thomas Pucci

Chi è lo scultore Thomas Pucci, compagno di Emma Ferrer Hepburn

Thomas Pucci, il compagno di Emma era con noi il giorno dell’intervista ed è stato naturale parlare anche con lui, che esattamente come lei, rispecchia quel senso di eleganza dell’anima e di quiete dei pensieri. Artista a sua, volta, scultore, è nato a Pietrasanta ed è cresciuto sulle Alpi Apuane della Versilia.

Thomas, raccontaci tu della tua infanzia lontano dal rumore metropolitano.
Sono nata in Versilia, a contatto con la natura, ed ho avuto un’infanzia spensierata e serena. Ho fatti studi d’arte ed ho iniziato ad approcciarmi al mondo dell’artigianato locale di Pietrasanta, che è molto rinomato e famoso, appena finiti gli studi. Ho potuto lavorare con artisti di fama mondiale. Cito su tutti Ivan Theimer, un grande maestro per me, con il quale collaboro tutt’ora. 

A 25 anni sei andato a vivere in Australia. Come mai?
Per evadere da questo mondo. Cercavo qualcosa di diverso e andare dall’altra parte del mondo, lo era veramente. Lì sono riuscito a lavorare in una fonderia artistica, ho appreso un altro metodo di lavoro, un altro genere d’arte che naturalmente arriva anche dalla loro natura meravigliosa così spettacolare tra il deserto e la giungla. 

Tra le tue opere ci sono molti animali esotici. Hai cominciato a crearli in Australia?
Ho cominciato quando sono tornato. Avevo un grande bagaglio lavorativo, manuale e di pensiero e ho iniziato a fare scultura tramite la creta ed altri materiali. Dell’animale mi affascina il fatto che rappresenta una forma di legame tra l’uomo e la natura stessa. Ogni persona si dovrebbe immedesimare in un animale

E tu in quale ti ritrovi?
Nella tartaruga che per me è un simbolo molto forte.

In effetti fai orsi, serpenti, ma la tartaruga predomina…
Sì, esatto. È un animale fragile come fragile è l’equilibrio molto sottile del mondo in cui viviamo e quindi la tartaruga rappresenta anche un po’ un simbolo, in questo senso. La fragilità dell’ecosistema marino, per esempio, è data anche dalla morte di queste tartarughe a causa della pesca intensiva e dell’inquinamento del mare. 

Sei impegnato sul fronte della salvaguardia ambientale?
Sì, in Danimarca ho lavorato per una Galleria che mi ha permesso di affrontare il tema del cambiamento climatico. Realizzai una tartaruga trasparente, di resina. Raccogliendo la plastica sulle spiagge e inserendola dentro la tartaruga in modo che si potesse vedere anche il suo interno, ho cercato di sensibilizzare su questo argomento. 

Sia per te che per Emma, la vostra forma d’arte è anche un modo per interagire con una società che vi sta a cuore.
Sì, e per fortuna in questi anni c’è stato un grande risveglio da parte di tante persone che si rendono conto che ci sono troppe cose che non vanno. L’unica maniera per affrontarle è la collettività anche tramite l’arte con l’obiettivo di trovare delle soluzioni. Noi ci proviamo. 

Emma Ferrer Hepburn e Thomas Pucci

Emma Ferrer Hepburn e Thomas Pucci

  

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