Home Art & StyleArte ELENA SALMISTRARO – AMMANTARE DI BELLEZZA
Elena Salmistraro

ELENA SALMISTRARO – AMMANTARE DI BELLEZZA

Dentro il mondo del Design

A cura di Davide Pizzi

Il design è una disciplina complessa, che tocca moltissimi campi del vivere quotidiano e che oggi può vantare numerosi interpreti: i designer. La concorrenza è tanta e capita spesso che un designer si specializzi in un settore, in una sua nicchia.  Alcuni di loro si distinguono per il loro talento straordinario e riescono a ritagliarsi uno spazio di grande valore professionale ed artistico. Elena Salmistraro, designer milanese, è sicuramente tra questi: basta guardare i suoi lavori per rendersi conto che non una semplice designer bensì un’artista. La componente figurativa, creativa e vitale è il filo conduttore che lega tutte le sue creazioni, che spaziano in una moltitudine di campi diversi come poche se ne incontrano.

Elena, da dove inizia il tuo percorso artistico?
Ho iniziato con il disegno fin da bambina, poi ho fatto il liceo artistico con indirizzo architettura e design, inizialmente volevo fare l’artista, non avevo ben presente quale e cosa fosse la figura del designer, anche se c’era nell’aria qualcosa che mi portava verso questo mondo. All’università ho scelto il Politecnico con indirizzo Fashion Design, ho lavorato nella moda ma non ero convinta, sia del corso di studi che del percorso lavorativo, così ho deciso di cambiare strada, di ricominciare e puntare su industrial design, design del prodotto.

Elena Salmistraro

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Cosa ti ha conquistato dell’industrial design?
Quando ho iniziato i primi laboratori, ero affascinata dalla produzione in serie degli oggetti. Venendo dall’arte però, mi portavo dietro l’amore per l’autorialità e il pezzo unico, e così mi sono chiesta se esistesse un modo di mettere insieme le due cose. Ho così scoperto, Alchimia, Memphis, tutto il periodo radical, ho anche avuto come docente Italo Rota e così ho iniziato a formare il mio pensiero e le mie convinzioni.. Piano piano sono riuscita a trasmettere la mia visione alle aziende con cui collaboro, selezionate con cura fra quelle che lavorano solo nell’alta qualità. I primi prodotti erano vasi e ceramiche, anche perché uscita dal Politecnico non sapendo ancora che strada prendere, mi sono iscritta alla scuola COVA. Di giorno lavoravo e di sera andavo ad imparare l’arte di lavorare la ceramica, al colombino, al tornio, poi con gli stampi. Il mio vero inizio è stato l’autoproduzione perché la ceramica era semplice da modellare ed economica da reperire, dato che non richiede attrezzature particolari o costose. 

Fra i tuoi prodotti più iconici e riconoscibili, ci sono i vasi per Bosa ceramiche, la collezione degli animali PRIMATES, e più ancora la collaborazione con Disney, per la quale hai messo la tua firma su due icone come Mickey Mouse e Minnie. Come si arriva ad un progetto così importante e delicato?
Ho iniziato con Disney in occasione dei 90 anni di Mickey Mouse, tramite Bosa ceramiche. Disney gli chiese di interpretare questo anniversario con una collezione, trovando un designer adatto per valorizzare un personaggio così particolare.

All’inizio l’idea di lavorare su Mickey Mouse metteva un po’ di timore, perché stiamo parlando di un’icona. Ho cercato quindi di inserire il mio tratto rispettando un personaggio così importante e storico.

Sono partita piano, applicando i miei disegni sui pantaloncini, poi con delle texturizzazioni tridimensionali che adoro, e a poco a poco ho quindi trovato la chiave per arricchire Mickey Mouse senza snaturarlo.

Elena Salmistraro

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E come se non bastasse, con la tua interpretazione di Mickey Mouse, hai decorato gli storici pianoforti Steinway. Come ha preso vita questo nuovo progetto?
Mickey Mouse e Minnie sono due progetti che hanno avuto molto successo, così Luca Nichetto che collabora con Steinway anche sulle scelte artistiche, ha pensato che potesse essere interessante coinvolgermi in questa nuova avventura. Unire due brand storici con le loro identità ben definite e molto distanti l’una dall’altra, non è stato semplice, ed il rischio di sbagliare era altissimo, ma alla fine il risultato è veramente straordinario e sta riscuotendo un notevole successo, anche di vendite.

Di solito i designer si specializzano in una o due tipologie di prodotto. Come riesci a passare dai vasi alle maniglie, ai gioielli?


Una cosa che faccio è cercare di non ripetermi mai perché quando hai uno tratto molto personale è facile seguire la strada che hai già percorso, ma il rischio è quello di riproporre le stesse idee,

quindi ho la necessità di cambiare per non diventare monotona a me stessa. All’inizio le aziende erano intimorite dal mio tratto troppo forte e presente, poi però lavorando sulla cura dei dettagli e soprattutto compiendo lo sforzo di essere sempre autentica ed originale, sono riuscita a conquistare la fiducia dei miei committenti. 

Il tuo tratto è unico e riconoscibile a prima vista. Come hai raggiunto questo risultato?
Sono arrivata al mio tratto piano piano, ma partendo prestissimo: disegnavo già da bambina, ero tanto timida e il disegno era il mio modo di esprimermi, quasi una terapia. Mio nonno, un uomo molto acuto, aveva capito che il disegno era il mio talento, così mi portava spesso alle mostre di pittura e mi diceva “devi avere un tuo modo di disegnare, devi distinguerti”. Queste parole mi sono rimasto in testa e ho cominciato a disegnare ancora di più, trovando e sviluppando un mio linguaggio che oggi è così riconoscibile.

Elena Salmistraro

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Difficilmente un segno così ricco e caratteristico si adatta a molte tipologie di prodotto, eppure alcuni degli oggetti che hai disegnato hanno linee pulitissime, come ad esempio il lavabo SPIRE, in cui però è ancora possibile vedere la tua mano.
Come riesci a modulare il tuo tratto?
Questa familiarità con il mio tratto, mi ha permesso di essere trasversale, di spaziare in mondi molto diversi fra loro, dall’arredamento, alla moda, dal gioiello alla ceramica.

Inizio un progetto disegnando in modo astratto, e poi piano piano vado a rimuovere, facendo un esercizio di sottrazione e pulizia,

andando a pulire fin dove serve, per dosare il mio tratto in modo da adattarsi a ciò che devo disegnare. Nell’esempio che hai citato, il lavandino, dei miei disegni rimangono solo tre piccole onde.

Non sempre il disegno è al servizio del prodotto, ma di fatto diventa il prodotto. Mi riferisco al libro illustrato delle favole di Esopo. Chi ti ha proposto questa nuova sfida, e come mai la scelta di Esopo come autore?
L’esperienza è nata grazie al Sole 24 Ore, più precisamente con la divisione chiamata 24 Ore Cultura. Insieme a loro avevo già fatto una capsule collection di accessori per ufficio e bag, che era andata molto bene, e mi hanno quindi richiamato per un progetto editoriale destinato ai bambini. Un libro illustrato: un’esperienza del tutto nuova per me. Nella loro idea, sono stata abbinata al mondo degli animali, visti i disegni che faccio di solito. Mi è venuto spontaneo pensare alle favole di Esopo, che hanno proprio gli animali come protagonisti. L’ho fatto in maniera spensierata, come se lo stessi facendo per i miei figli, e forse proprio questa spensieratezza è il segreto per fare le cose al meglio.

Elena Salmistraro

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Diamo uno sguardo al futuro: cosa manca nella tua bacheca? c’è un oggetto che vorresti disegnare o un tema con cui ti piacerebbe confrontarti?


L’oggetto a cui mi vorrei dedicare, anche se ancora non ne ho avuta l’occasione, è una grande scultura permanente, che possa rimanere in una piazza per essere ammirata.

Si tratta di un altro mondo che ha le sue regole e le sue procedure, in cui bisogna trovare il modo di mettere piede, anche qui iniziando piano lavorando affinché le persone si riconoscano e si fidino di me e del mio lavoro. Il design è sempre una grande passione, ma questo sarebbe davvero qualcosa di nuovo, una nuova scintilla per creare qualcosa di bello. Le sfide non mi spaventano.

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