Home Eventi e MostreDue anime della fotografia in dialogo: Ramistella e Berengo Gardin alla Leica Gallerie

Due anime della fotografia in dialogo: Ramistella e Berengo Gardin alla Leica Gallerie

di Monica Camozzi

Ciò che mi auguro è un ritorno all’essenza stessa della fotografia, intesa come mezzo per riflettere sul mondo in modo consapevole e approfondito. Al di là del consumo veloce e lontano dall’intossicazione da immagini che dilaga oggi”.

Roselena Ramistella è una delle fotografe contemporanee più apprezzate dei nostri tempi. Eppure le sue parole sono senza tempo. Vicinissime alle emozioni di Gianni Berengo Gardin, con cui idealmente la giovane donna siciliana si confronta nella mostra della Leica Gallerie di Milano.

Berengo Gardin è noto mondialmente, nato in un’altra epoca ma è questo il punto: la fotografia abbatte i limiti temporali. Il suo è un tempo circolare.

“Volevo dimostrare come le nostre opere, pur essendo nate in epoche e contesti diversi, possono veicolare emozioni e storie simili”, ha detto Ramistella, parlando del confronto fra le immagini che, nelle mostre dedicate al suo centenario, Leica mette in campo.

Ramistella è laureata in Scienze politiche, la fotografia è arrivata dopo, quasi per caso. E la sua formazione si riflette nel contenuto sociale delle immagini che porta.

Fra pescatori, curandere siciliane e mulattiere

“Le mie fotografie riguardano tematiche sociali, culturali e geopolitiche. In Men of Troubled Waters mostro i pescatori siciliani che salvano i migranti durante le loro uscite. The Healers ritrae donne anziane che curano le persone attraverso preghiere, magie popolari e conoscenze terapeutiche tramandate da generazioni, una tradizione mai documentata prima”.

Memorabili le foto di Deepland, percorso fra vecchie mulattiere capace di mostrare “come è cambiata la vita delle comunità rurali; si tratta di un progetto che va avanti dal 2016. Il mio lavoro intreccia storie personali con la storia della Sicilia e pone domande di rilevanza globale. Per me la Sicilia è un simbolo di forte identità e di demarcazione culturale, una “terra di confine” geograficamente vicina all’Europa, ma mentalmente spesso distante”.

Nel confronto con Berengo Gardin, oltre a evidenziare differenze stilistiche e tematiche, il dialogo visivo invita il pubblico a riflettere sul modo in cui le esperienze e percezioni si intrecciano tra loro nel corso del tempo.

Due anime della fotografia in dialogo: Ramistella e Berengo Gardin alla Leica Gallerie

La foto più leggendaria vista da Ramistella

Roselena Ramistella non ha dubbi: la foto più leggendaria di Gianni Berengo Gardin si riconosce all’istante. “Fu scattata in Gran Bretagna nel 1977 e ritrae una piccola automobile parcheggiata di fronte a un vasto paesaggio marino. Nell’auto è seduta una coppia apparentemente immersa nei suoi pensieri, mentre sullo sfondo si estende il Mare d’Irlanda. Questa immagine crea la sensazione di un momento sospeso e suscita nell’osservatore innumerevoli domande. Si stanno lasciando? Sono una coppia di amanti?
Si riesce a percepire la solitudine dei due protagonisti; sembrano isolati, distaccati dal mondo che li circonda mentre guardano il mare. La semplicità di questa scena diventa un forte strumento di riflessione e invita gli osservatori a immergersi in un universo di sentimenti e interpretazioni”.

Lui era in ogni caso maestro nell’esplorare l’esistenza umana, usando il bianco e nero laddove Ramistella si esprime attraverso il colore. “Lo utilizzo in modo da trarre da ogni scena quante più informazioni possibili”.

Leica, come strumento di esplorazione della realtà

In un’epoca dominata dalle immagini digitali, la storia di Leica ci racconta come la fotografia sia non solo una forma d’arte, ma una vera e propria testimonianza, capace di suscitare emozioni e di plasmare la nostra percezione delle esperienze umane.

“Nel nostro lavoro il passaggio è estetico; ma i contesti politici e storici e la società stessa sono diversi. Eppure, nulla cambia dal punto di vista emotivo” – commenta Ramistella.

“Dal mio punto di vista di fotografa, è fondamentale non cadere nel manierismo. È solo attraverso l’autoriflessione e il costante impegno a perfezionarsi che si riesce a sviluppare un proprio linguaggio estetico”.

“Al momento sto usando la Leica SL2, che offre prestazioni eccellenti e un livello qualitativo straordinario. Mi ha accompagnato per molti anni, la considero quasi un gioiello “sacro”. Per determinati progetti invece utilizzo la Leica Q3. In molte situazioni la sua leggerezza e la sua discrezione sono davvero un vantaggio, perché mi permettono di catturare momenti autentici senza risultare invadente”.

Un fattore rimane basilare: valorizzare la rilevanza artistica della fotografia e dare a chi la esprime lo spazio che merita.

“È importante che il lavoro fotografico sia ricompensato in misura equa e ne sia riconosciuto il pari valore nell’ambito dell’arte contemporanea”.

Fino a fine luglio 2025
Leica Gallerie – Via Giuseppe Mengoni 4, Milano

Potrebbe interessarti anche: