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Irving Penn, Marcel Duchamp (1 of 2), New York, 1948, Gelatin silver print, (IRP 1032) © The Irving Penn Foundation. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul Sturtevant, Portrait of Sturtevant © Sturtevant Estate. Published in Frog Magazine, April 2012. Photo: L. Muzzey. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery London · Paris · Salzburg · Milan · Seou

Duchamp e Sturtevant in dialogo a Milano: arte concettuale, ripetizione e provocazione

Alla Galleria Thaddaeus Ropac di Milano una mostra mette a confronto Marcel Duchamp e Sturtevant, esplorando ready-made, replica e concetto nell’arte contemporanea.

Duchamp e Sturtevant: un confronto sull’essenza dell’arte

La Galleria Thaddaeus Ropac di Milano presenta Dialogues are mostly fried snowballs, una mostra che mette in relazione due figure fondamentali della storia dell’arte del Novecento: Marcel Duchamp (1887-1968) e Sturtevant (1924-2014). L’esposizione costruisce un dialogo artistico e intellettuale tra il padre dell’arte concettuale e l’artista che, decenni dopo, ha interrogato in modo radicale il sistema dell’arte nel mondo post-duchampiano.

Definito da Willem de Kooning come un “movimento individuale”, Duchamp ha trasformato il concetto stesso di opera con i suoi celebri ready-made: oggetti comuni elevati allo status di arte attraverso la semplice scelta dell’artista. Un gesto che ha scardinato la centralità dell’estetica visiva e inaugurato una nuova riflessione sul significato dell’opera.

Seguendo quella stessa traiettoria concettuale, Sturtevant ha costruito la propria pratica sulla ripetizione delle opere di altri artisti, tra cui Duchamp. Lontano dall’idea di copia, il suo lavoro indaga la struttura concettuale dell’arte, interrogando i processi di creazione, consumo e canonizzazione.

Il ready-made e la rivoluzione dell’arte concettuale

Il percorso espositivo parte da uno dei primi ready-made di Duchamp, Porte-bouteilles (Scolabottiglie, 1914/64), e attraversa alcune delle opere più emblematiche della sua ricerca, fino alla celebre Fountain (1917).

La mostra mette queste opere in dialogo con le ripetizioni realizzate da Sturtevant, che nel corso di oltre quarant’anni ha utilizzato lo stile duchampiano per analizzarne la struttura concettuale.

Secondo l’artista americana, il punto non era replicare l’opera ma mettere in discussione l’idea stessa di originalità, spingendo lo spettatore a interrogarsi su cosa renda davvero un oggetto un’opera d’arte.

L’eco delle idee di Walter Benjamin

Un episodio significativo nella storia di Duchamp riguarda l’incontro con il filosofo Walter Benjamin nel 1937. Duchamp mostrò al pensatore una collotipia del suo celebre dipinto Nu descendant un escalier (1912). Benjamin rimase profondamente colpito dalla qualità della stampa, un esempio che avrebbe potuto rafforzare le sue riflessioni sull’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica.

Questa tensione tra originale e riproduzione diventa uno dei temi centrali della mostra milanese.

Decenni dopo, Sturtevant ha ripreso quell’opera con Duchamp Nu descendant un escalier (1967/68), trasformandola in un film ispirato alle prime sperimentazioni cinematografiche e alla cronofotografia. Le immagini sovrapposte scompongono il movimento del corpo e trasformano il gesto pittorico in riflessione concettuale.

Ripetizione, concetto e provocazione

Nel percorso espositivo il confronto tra i due artisti assume una dimensione quasi teatrale. Il Porte-bouteilles di Duchamp domina lo spazio principale, mentre Trébuchet (1917/64), posizionato a terra, minaccia di far inciampare il visitatore, riprendendo lo spirito ironico dell’artista.

Sturtevant interpreta questi gesti come esempi di “forza di resistenza” dell’arte. Secondo la sua lettura, ciò che rende Duchamp rivoluzionario non è tanto ciò che ha fatto, ma ciò che ha scelto di non fare, rinunciando alla creatività tradizionale per mettere in discussione il ruolo stesso dell’artista.

Le sue reinterpretazioni della Fontana di Duchamp, realizzate attraverso fotografia, disegno, collage e scultura, non replicano semplicemente l’oggetto, ma analizzano il discorso culturale che lo ha trasformato in un’icona dell’arte contemporanea.

Dal cinetico all’erotico: temi condivisi

La mostra esplora anche altri temi ricorrenti nella ricerca di Duchamp, dal movimento all’erotismo.

Il Rotorelief (1965), con le sue illusioni ottiche rotanti, è affiancato allo studio realizzato da Sturtevant Duchamp Rotary Disc (1969), ricco di annotazioni e diagrammi che indagano la struttura dell’opera.

Accanto a questi lavori compaiono gli oggetti erotici duchampiani, come Objet-dard e Feuille de vigne femelle, messi in relazione con le ripetizioni di Sturtevant. Qui il confine tra opera d’arte e feticcio diventa terreno di indagine concettuale.

Il museo portatile di Duchamp

Il cuore della mostra è La Boîte-en-valise (1966), il celebre “museo portatile” ideato da Duchamp. L’opera contiene miniature di alcuni dei suoi lavori più importanti e decine di riproduzioni che raccontano la sua intera carriera.

Accanto a questa opera compare Duchamp Ciné (1992) di Sturtevant, un dispositivo interattivo che invita lo spettatore a osservare le sue ripetizioni delle opere duchampiane attraverso una piccola apertura nel muro. Il risultato è una sorta di retrospettiva in miniatura che mette in scena le connessioni tra le due pratiche artistiche.

Due artisti che hanno cambiato la storia dell’arte

La mostra milanese evidenzia come Duchamp e Sturtevant abbiano condiviso uno spirito di sovversione e sperimentazione, entrambi impegnati a ridefinire il significato dell’arte.

Il loro dialogo appare oggi particolarmente attuale in un’epoca dominata dalla riproduzione digitale, dalla cultura delle immagini e dall’intelligenza artificiale, in cui i concetti di originalità e autorialità tornano al centro del dibattito artistico.

L’esposizione alla Galleria Thaddaeus Ropac coincide inoltre con la grande retrospettiva dedicata a Marcel Duchamp al Museum of Modern Art di New York, prevista per il 12 aprile 2026.

Nome mostra
Dialogues are mostly fried snowballs

Date
Dal 17 marzo 2026 al 23 luglio 2026

Luogo
Thaddaeus Ropac Milano | Palazzo Belgioioso – Milano
Piazza Belgioioso 2, Milano

Orari di apertura
Mar – Ven: 11:00 – 17:00
Sabato: 11:00 – 17:00
Lunedì: chiuso

Telefono informazioni
+39 02 40701 728

Email
milan@ropac.net

Sito ufficiale
http://ropac.net

In copertina: Irving Penn, Marcel Duchamp (1 of 2), New York, 1948, Gelatin silver print, (IRP 1032) © The Irving Penn Foundation. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul

Sturtevant, Portrait of Sturtevant © Sturtevant Estate. Published in Frog Magazine, April 2012. Photo: L. Muzzey. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery London · Paris · Salzburg · Milan · Seou

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