Home Edizioneed. 14 Dj Ringo: X Factor, autotune e declino della musica, il più rock di Virgin Radio non le manda a dire
Intervista a DJ Ringo.

Dj Ringo: X Factor, autotune e declino della musica, il più rock di Virgin Radio non le manda a dire

di Monica Landro

A cura di Monica Landro
Fotografie di Davide Pizzi

Dj Ringo è il conduttore di Revolver, il programma radiofonico che da 25 anni infiamma le onde di Virgin Radio con il suono ribelle del rock. Con una passione incrollabile, Dj Ringo incarna l’essenza stessa del rock ‘n’ roll. Con una profonda conoscenza del passato e uno sguardo sempre rivolto al futuro, Dj Ringo è il compagno perfetto per chiunque cerchi l’autentica essenza del rock ‘n’ roll. Le sue opinioni taglienti, ruspanti e sincere ne fanno un personaggio ritorcibilissimo per stile e pensieri, sempre ribelli ma molto centrati. 

Nel 1955 un articolo di Variety recitava “Il rock and roll è una moda passeggera, sarà morto entro giugno!” questo ovviamente non è stato vero ma oggi il rock come sta?
Che abbaglio clamoroso hanno commesso, mamma mia! Il rock non si può dire che stia né bene né male, il rock è! È uno stile di vita, è un’essenza. È dimostrato ancora una volta dal fatto che gli ACDCin un’ora hanno fatto il tutto esaurito. Sfido qualsiasi artista di qualsiasi genere musicale a riempire 200.000 posti in un’ora. Solo il rock possiede questo potere perché la gente adora così tanto i propri idoli, specialmente quelli che hanno fatto la storia come gli ACDC. Poi ci sono i vari festival dove arrivano i Green Day con 70.000 persone e i Guns N’Roses con 80.000; sono numeri impressionanti e non casuali. È anche un modo di ritrovarsi, una grande famiglia che si riunisce sotto il palco.

Hai nominato artisti di fama mondiale, non salvi niente della scena rock italiana?
No, cosa dovrei salvare? Ormai i ragazzi italiani ambiscono a fare i trappers sui social. Non mi trasmettono emozioni.

È un abominio la musica italiana. Una volta c’erano artisti come Bennato e Ivan Graziani, o cantautori come De André e Lucio Dalla. Anche se il cantautorato italiano non era il mio genere preferito, nutrivo un grande rispetto per loro.

Comunque, i testi erano molto significativi, le melodie, le canzoni, erano di grande importanza. Quella scuola non esiste più, ma potrei citare anche nomi importanti come la PFM o il Banco Mutuo Soccorso, che rappresentavano il Progressive. Erano artisti di grande livello.

Intervista a DJ Ringo.

Veniamo a Revolver: quando tu fai il programma, qual è il tuo obiettivo verso l’ascoltatore?
Trovo inevitabile fare un confronto con l’amore: mantenere viva una relazione non è facile. Dopo un po’ di tempo, l’amore non è più solo emozione e vibrazione, diventa un vero e proprio impegno di coppia nel cercare di preservare quel legame. Crescendo, le persone, che siano donne o uomini, desiderano sempre più i propri spazi, hanno le loro idee. Ecco, io vivo questo nel contesto radiofonico, con gli ascoltatori. Il mio obiettivo è quello di colpire con ciò che voglio dire oggi. Condivido poche e concise notizie, cerco quelle più interessanti e soprattutto quelle meno gettonate, che non dicono tutti. 

Quindi dopo tanti anni tu fai ancora una ricerca prima di andare in onda?
Certo! Io non riesco a dormire di notte perché lavoro molto con l’internazionale, soprattutto con New York e Los Angeles, dove il fuso orario è diverso. Le notizie le scopro prima sui loro siti web.

Seguo molto le radio universitarie americane, che per me sono una fonte inesauribile. Sono gestite dalle scuole e quindi i DJ sono giovani e usano un linguaggio giovane.

Ascoltandole scopro nuove band e nuovi artisti, perché se non stai dietro ai giovani, non stai al passo con i tempi.

Una volta i direttori artistici delle radio facevano a gara per lanciare un artista conosciuto. Oggi aspettano che gli arrivi dai talent show, già provvisto di follower. E cosa è successo? Cosa è cambiato?
Beh, è cambiato il mondo. Non c’è più voglia di rischiare, perché i costi sono alti. Lo capisco. Però dai, rischiate! Fate del talent scouting! Non affidatevi a X Factor o Amici.

Ce l’hai con i talent?
Sì, ma scusa:

quanti anni è che c’è X Factor? Saranno 20? Saranno passati tremila artisti? Chi è uscito? Quanti te ne ricordi?

Mengoni, Maneskin…? Ma non ti sembra una follia? In 20 anni di programma? Del resto vanno lì e fanno solo cover! Cazzo, venissero lì a cantare canzoni inedite! Allora sarebbe una bella gara! Così non c’è una ricerca di fondo.

Intervista a DJ Ringo.

Chi ama il rock, spesso lo ritiene un genere musicale superiore. Anche tu?
Il rock, come genere musicale, ha una forza unica, non solo a livello sonoro ma anche filosofico. È nato dalla fusione di diverse influenze, come il gospel e il blues afroamericani, reinterpretati dai bianchi negli anni ’40 e ’50. È il padre della musica moderna, da cui poi sono nati generi come il funk e la disco.

Il rock ha un albero genealogico ricco di ramificazioni, che hanno influenzato molti altri generi musicali, come il funk di James Brown.

E da questa mescolanza di suoni è nato anche il pop.

Ti faccio una domanda provocatoria: autotune e rock and roll è come dire diavolo e acqua santa?
Abbastanza, anche se nel passato, negli anni ’80, c’erano alcune sperimentazioni con il vocoder, ad esempio con i Rockets o anche Bon Jovi, ma erano episodi sporadici e ben fatti. Era più un vezzo che una regola. Oggi, l’autotune è diventato la norma, e se non sai cantare, puoi comunque produrre musica ma quel prodotto è un surrogato, dove il marketing comanda. A me dispiace, però, ripeto, io mi occupo di internazionale, non mi interesso proprio del mercato italiano.

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