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Alessandro De Benedetti – Diva, bambola, strega

di Monica Camozzi

L’alchimia di Alessandro de Benedetti

A cura di Monica Camozzi

Per la sua sfilata Gothic Western, qualche anno fa, è arrivato nientemeno che il drammaturgo cileno Alejandro Jodorowsky.
Non c’è da stupirsi, conoscendo Alessandro De Benedetti: lui riesce a rendere esoterica una t-shirt, a far pulsare il rock sulle spalle insellate di una giacca iper glam. All’occhio attento non sfugge l’imprinting di Thierry Mugler, genio francese della couture da cui Alessandro ha lavorato a fine degli anni Novanta, per poi tornare a Milano e dare vita a una sua collezione, fare il direttore creativo di Mila Schön prima e di Romeo Gigli poi.
La sua moda è aulica e dirompente nello stesso istante, come se frammenti gotici, sartoriali, elettivi e underground si contemperassero per dare vita a uno stilema unico, inimitabile.
De Benedetti si riconosce a prima vista ed è questa, la caratteristica primaria per essere definiti “creatori di stile”. Riesce a dedicare collezioni a Mary Shelley e ai pizzi ottocenteschi o a omaggiare le dive del wrestling e Cameron Jamie senza battere ciglio: perché ogni ispirazione viene filtrata dalla sua retina, riformulata e restituita secondo un codice primario, il suo.

Quanto ti ha lasciato Mugler nel dna?
“Thierry mi ha lasciato l’idea di come la moda possa sempre essere un sogno lisergico, in cui tutto può essere creato e nulla è impossibile”! La sua scuola era densa di riferimenti cinematografici, di storie surreali.
Le collezioni erano create come una sorta di sceneggiatura dove gli abiti erano elementi quasi umani, ciascuno con una propria personalità che si esprimeva in ogni dettaglio attraverso una costruzione a manichino impeccabile, quai sempre complicatissima.
La silhouette era tutto: o si osava deformare il corpo tramite corsetti, imbottiture e spalline, ergonomiche oppure si cercava di renderlo fluido, con materiali impalpabili, rigorosamente tagliati in sbieco: perché il sogno si doveva materializzare, doveva diventare realtà.

Tu attraversi i secoli mantenendo un’identità tagliente: come fai?
Ho una lunga serie di ispirazioni che mi ha formato durante l’adolescenza. Da quel periodo fondamentale per la mia formazione è nata la mia passione per un certo tipo di cinema visionario ed estetico: Jodorowsky, Lynch, Bunuel.
Il cinema thriller americano degli anni 40 così come il mondo off di quello esoterico e sensuale dell’Italia anni 70′, con icone di inenarrabile bellezza. E poi… il mio esasperato amore per la musica new wave inglese e post goth tedesca ha determinato un mix creativo che mi permette di esprimere in modo naturale la mia creatività. “La mia identità gioca continuamente con due mondi contrapposti: da una parte elementi oscuri ed esoterici, dall’altra elementi estremamente romantici”.

Lady hunter: la donna in caccia? Archetipo o realtà?
A caccia di emozioni!

Histoire d’O: cos’è la sensualità? “La sensualità è qualcosa di intimo e celato, è un modo di essere più che di apparire”. Solitamente trovo molto sensuali le donne vestite in stile monacale che nascondono degli spacchi vertiginosi dietro la piega di una gonna a portafoglio, o indossano abiti dalle maniche lunghe con piccole fessure di nudo in punti inaspettati.

Beyond the Valley of Dolls: cosa significa? E discovering Danielle?
Sono sempre quelle emozioni e ispirazioni che citavo prima: la valle delle bambole del 1967 è un film che mi colpì molto per la fragilità dei ruoli delle attrici. “Le ho immaginate vestite di abiti in crepon di seta, stampati con bouquet di tulipani su fondo nero, ad aspettare il loro destino”.
Becoming Danielle invece è un omaggio alla cantante sperimentale inglese dei primi anni 80 Danielle Dax. Lei, oltre ad essere una musicista eclettica e dalle svariate influenze culturali, amava vestire camice jabot new romantic insieme a gonne o pants in tartan, rubati a Portobello Road.

Il mondo ormai è liquido, sta abbattendo anche gli steccati di genere. La moda riesce a essere liquida?
Certo che si ed e giusto che le nuove generazioni possano sperimentare guardaroba fluidi, ma a me personalmente piace il ricordo simbolico e rappresentativo di ciò che si indossa.  “Ciò che si indossa deve raccontare una storia di sé!”

Chi vorresti vestire in futuro? Quale donna sullo scenario internazionale ti ispira?
Odessa Young e su tutte Sarah Paulson

Bambola o strega? Potresti mai vivere senza un pizzico di gotico?
Mai! A 9 anni dipingevo con le tempere volti di donne con il visivo per metà coperto da capelli rossi, fiamme, oppure corsare bionde con benda da pirata… “Il lato misterioso e unico della psiche femminile mi affascina da sempre”.

Se tu fossi un film, quale saresti?
The Hunger con Catherine Deneuve, David Bowie e i Bauhaus.

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