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Dicò, the fire artist

di Monica Camozzi

Il viaggio dell’eroe

A cura di Monica Camozzi

Ascoltare la vita di Enrico, detto Dicò, the Fire artist riporta a un film di Gabriele Muccino, la Ricerca della Felicità con Will Smith. In particolare, la scena in cui il protagonista dà gli ultimi 5 dollari a un dirigente dell’azienda dove spera di essere assunto,  per parcheggiare. Un parallelismo perfetto con il giorno in cui Enrico prende gli ultimi 5 euro per il taxi che lo porterà alla galleria di Tony Porcella, amico di De Chirico, con la sua Marylin -ora famosa ma ai tempi assolutamente sperimentale- avvolta da una nube solida di plastica combusta che sarebbe poi diventata il segno distintivo dell’artista.

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In tutti i film, nelle fiabe, nei miti, l’Eroe compie un viaggio iniziatico che lo strappa dalla sua zona comfort e lo getta  alle soglie di un passaggio epocale: sconfiggerà il mostro, rischiando la morte  e rilascerà fungendo da esempio per il mondo. 

Quando riguardo il film di Muccino, la ricerca della Felicità, piango ogni volta. E la realizzazione del mio docu-film è proprio sul  tavolo di quel regista

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Per porre il suo nome su quella Marylin, Enrico si ferì con il cacciavite e la firma ematica sembra sancire a fuoco il passaggio della soglia che porterà l’eroe a Hollywood, che commuoverà Morgan Freeman o indurrà Sylvester Stallone a prendere un volo alla volta di Roma. 

Lamberto Petrecca, il suo curatore, dice che la serialità del pop in Dicò diventa unicità. 

La bambina di Banksy, Topolino e Minnie convivono con la Ragazza dall’orecchino di perla e l’urlo di Munch. Anzi, rivivono, si rimodulano con un’anima di luce. 

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Com’è successo tutto questo?
Tutto questo scaturisce da un dolore fortissimo, che mi ha piegato a un certo punto della mia vita. Io sono sempre stato portato alla pittura, da piccolo vinsi un concorso di arte a scuola e mia madre mi mandò a bottega da Mimmo Rotella ma poi avevo ripiegato sulla grafica. Poi, un grande dolore mi ha travolto, l’unica cosa che mi faceva stare bene era prendere manciate di vernice e strappare manifesti di film noti, retaggio dell’esperienza con Rotella.

Un giorno ero con mio figlio, stavo avvolgendo un’insegna con del plexi ignifugo, giocherellavo con l’accendino e la plastica ha iniziato a bruciare.

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Vuoi dire che l’inaspettata combustione è stato l’incipit?
Mentre vedevo la plastica bruciare ho provato un senso di liberazione dal dolore. Al che, sono andato a comprare una bombola per fiamma ossidrica e ho creato una pitto scultura di un metro e venti per un metro. La Marylin, appunto. In quei giorni organizzavano una mostra a Palazzo del Tempo e io avevo appena conosciuto una famosa gallerista romana. Ho pensato di portargliela. 

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Il famoso viaggio in taxi con gli ultimi 5 euro?
Esatto. Si sono chiusi in camera caritatis e ne sono usciti dicendomi okay, la portiamo a Miami (dove era in allestimento una collettiva con opere di Warhol, Rotella ndr). C’era anche Lamberto Petrecca, che oggi è il mio curatore. 

Come spieghi questa passione collettiva per le tue opere?
Si è manifestata subito, già lì a Miami! Arrivo la mattina della mostra e trovo una fila di cento persone. Lì per me, con le tv che volevano intervistarmi. Da quel momento la mia vita ha avuto una svolta radicale. 

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Sono entrato nelle case più belle del mondo. Attori importanti come Keanu Reeves, Dustin Hoffmann, personaggi come Arnold Schwarzenegger, hanno iniziato ad acquistare le mie opere

Pare che il tuo incontro con Morgan Freeman abbia qualcosa di epico…
Sì, avevo tratto l’immagine su cui ho lavorato da uno dei suoi film. Lui arriva alla mostra e si ferma. Inizialmente scherza, poi mi dice che gli piace molto, che lo ha commosso. Gli racconto la mia storia e lui mi si avvicina e mi sussurra all’orecchio una frase bellissima. Solo il perdono uccide la rabbia. Ci siamo messi a piangere tutti. 

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Cosa sogni?
Ho il fermo intento di arrivare al Moma. So che prima o poi ci riuscirò. E poi vorrei parlare ai giovani, per aiutarli a non cascare in depressioni o farsi rapire dal buio. Può succedere a chiunque di cadere per terra, ma ci si rialza. 

Voglio insegnare ai bambini che a levarti dalla strada o dalla droga o dai guai è il sogno

L’arte richiede personalità?
Sì, devi averne tanta. 

Devi saper dire tanti no, sembra che ti levino qualcosa ma alla fine sono loro a portarti in alto

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