Home Art & StyleCinema e TeatroDalla Porta Celeste: un passaggio verso l’incantamento

Dalla Porta Celeste: un passaggio verso l’incantamento

di Monica Camozzi

Sono una creatura di Paolo Sorrentino”, ha detto la protagonista di Parthenope. Celeste Dalla Porta ha incarnato non solo l’ebbrezza libertaria della giovinezza, l’intercapedine dove tutto è possibile. Su di lei è stato caricato il mito di Napoli, della sirena che secondo leggenda diede vita alla città.

E il suo sguardo è stato il mediatore emozionale di un film a tratti criticato, bollato come noioso. In realtà, era lei il catalizzatore magnetico di ogni energia.

Dalla Porta Celeste
Dalla Porta Celeste

Celeste e Parthenope sono osmotiche, al punto che la valutazione di altri ruoli dovrà passare per una attenta revisione critica: il rischio è quello di rimanere imprigionati nell’incantamento che lei riesce a creare con quel grande mentore che è Sorrentino.

“Abbiamo deciso insieme il tipo di sguardo, il tipo di intensità dello sguardo, come lei guarda il mondo, come lo seduce, come poi scappa.”

io la conoscevo bene locandina 752x1024

Il film risponde inoltre a un altro tempo, ad altri gesti e movimenti, perché rappresenta una Napoli del secolo scorso, senza intelligenze artificiali ma con un vissuto di materia reale, di sensualità e sottile perdizione.

La conoscevo bene: il doppio eterico di Stefania

Nel 1965 in Italia è uscito un piccolo capolavoro di cinema e consapevolezza sulla strada lastricata di insidie che accompagna la leggerezza e l’ingenuità. Stefania Sandrelli, giovanissima, in Io la conoscevo bene, dava corpo a un personaggio definito incapace di vivere giorno per giorno, “perché anche quello implica una necessità di programmazione. Lei vive ora per ora”. Quel volare inconsapevoli fracassa in realtà nel dramma quotidiano della ragazza, sfruttata sessualmente e trasportata dallo sciabordio degli eventi che le cadono addosso.

celeste dalla porta

In Parthenope, la libertà vive con codici diversi: è ricca, esercita il suo potere, cammina calma. Ma, come dice il regista, “possiede una sorta di dolore imperscrutabile che aveva anche Stefania Sandrelli in Io la conoscevo bene di Pietrangeli”. Non a caso alla Sandrelli è delegato il ruolo di Parthenope nella terza età della vita.

“Abbandonati all’estate perfetta siamo stati bellissimi e infelici.”
“È stato bellissimo essere ragazzi, ma è durato poco.”

screenshot

Anche gli abiti hanno contribuito a definire la scure del tempo: dalle fogge morbide, eteree del principio si passa alle gonne al ginocchio, alle giacche strutturate, il tacco si abbassa quasi fosse un termometro degli anni che lo erodono. E anche il passo cambia.

Una stylist siderale, Amelianna Loiacono

Il passaggio Dalla Porta Celeste si compie per innato fascino, certo. Ma la stylist, una delle migliori in circolazione, Amelianna Loiacono, fa sicuramente la differenza. Il senso estetico, Celeste deve averlo ereditato dal patrimonio cromosomico della mamma, Melina Mulas, figlia di uno dei più grandi fotografi esistiti, Ugo.

Dalla Porta Celeste

L’attrice, anche in Parthenope, indossa abiti firmati Saint Laurent by Anthony Vaccarello, che si compenetrano perfettamente con la sua delicatezza conturbante. Per i David di Donatella, la scelta è caduta su un abito nero di Alessandra Rich magnificato da un gioiello Garatti Milano.

Ma già Amelianna aveva fatto un’opera epica spaziando fra i secoli, complici le grandi fotografie di Alessio Albi: qui Celeste diventa vittoriana, settecentesca, guizza nei Sessanta e torna a bomba nella contemporaneità, vestendo in ogni scatto anime diverse. Con pezzi pazzeschi tratti dall’archivio vestimentario firmato Loiacono.

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