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Ci servono nuovi soci(al).

Un approccio a denti stretti con BeReal

a cura di Ermanno Ivone

Per poterci sentire parte di un mondo, la via più facile è quella di condividere.
Non sto parlando di volontariato o di spartizione paritaria dei beni.
(non c’è alcuna velleità marxista o buonista in questo prossimo mucchio di parole).

Negli ultimi anni abbiamo capito che ci fa stare bene condividere con gli altri le nostre vite, raccontare e far vedere cosa facciamo e cosa vediamo: propellente endorfinico che produce altissima assuefazione.
Non ci servono amici nuovi e virtuali.

Necessitiamo sempre di più di veri e propri soci di esistenza,

con cui instaurare link empatici che durano meno del tempo di una story.

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Ma Facebook non ci basta più (troppe gilf e complottisti), Twitter ci ha disilluso con l’imperiale cambio di dittatura democratica, Instagram è sovrabbondante e repressivo (pur continuando a mostrarci in explore tutti i nostri interessi più biechi certificati dall’algoritmo che ci studia).
Quindi ci servono nuovi terreni su cui cercare soci.
Un fortunato pretendente a diventare il sogno billionario dei suoi fondatori è BEREAL:
BeReal è la prima piattaforma imprevedibile e spontanea dove condividere con i tuoi amici la tua vita reale in una foto una volta al giorno.” (fonte Apple App Store).
bereal 3Appena scaricata l’app gratuita, dopo aver inserito i propri dati di identità (e cominciamo/continuiamo a regalare un pezzo alla volta di noi stessi), viene subito chiesto (imposto) di compiere un’attività.
Ogni giorno, quando ci arriva una notifica iniziata e chiusa da un emoji di un cartello di pericolo, dobbiamo imminentemente postare una foto con la fotocamera frontale ed una con la fotocamera posteriore. Ossia dobbiamo far vedere – ai nostri contatti – cosa stiamo facendo (specificazione spaziale) e che faccia abbiamo in quella situazione (specificazione emotiva). Ne consegue un social fatto di vita reale e quotidiana in cui siamo “colti sul fatto”.
Una trasposizione social dell’arrivo della finanza in casa con la inesorabile scelta di diventare un collaborare di giustizia.
Molti dicono che BeReal è un’evoluzione etica e sostenibile delle nuove forme di condivisione sociale (del resto è un’app francese = liberté, égalité, fraternité) che rispetta l’utente anche solo inviandogli una sola notifica al giorno.
Non so quanta liberté ci possa essere se per far parte di un (altro) contenitore di persone si debba assecondare la regola del “Fallo! Adesso!”.
bereal Continueranno ad essere create piattaforme social che assecondano i bisogni umani. Ci si prospetta una parcellizzazione sempre più diffusa prima che si riesca a riconvogliare il tutto in nuove forme di stretto oligopolio.
Ma a tutti noi le cose nuove piacciono tantissimo. Come innumerevoli mattine di Natale con sorprese da scartare.
Buona scoperta e spacchettamento a tutti, ricordandovi che – coprite un attimo gli occhi ai bambini – Babbo Natale non esiste.

NOTA A MARGINE (O A RIVE GOUCHE)
Non sono quello che si può definire un utente attivo dell’app BeReal visto che l’ho scaricata e, appena ho ricevuto la notifica con il doppio simbolo del pericolo immediato, ho preferito abbracciare la nuova forma di spiritualità sociale chiamata quiet quitting (abbandono silenzioso) e riappropriarmi della mia autonomia digitale non facendo assolutamente quanto mi veniva chiesto. Se volete invece assecondare il vostro bisogno di scoperta, fatelo con fierezza. E salutatemi Babbo Natale.

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