La leggenda delle Bocche di Bonifacio narra di Forcus, re di Sardegna, trasformato in animale marino: secondo alcune tradizioni egli era sposato con Ceto e da qui arriverebbe in termine cetaceo.
A poca distanza dalle Bocche di Bonifacio si apre uno scenario sottomarino unico: canyon e montagne sottomarine che raggiungono i 1500 metri di profondità. La piattaforma continentale è piuttosto ampia, si estende per 20 km al largo della costa Nord Orientale della Sardegna, degradando in una scarpata continentale a circa 120 metri di profondità.
Oltre a questa quota, la pianura del bacino di Olbia si estende fino a oltre un km e mezzo negli abissi, delimitata dai monti sottomarini Etruschi.

Qui, si trova il Canyon di Caprera, un percorso di 2 km e mezzo dove vivono specie di cetacei quali il capodoglio, la balenottera comune, il globicefalo, la stenella striata.
Pochi sanno che il mar Mediterraneo copre meno dell’1% della superficie oceanica terrestre ma ospita fino al 18% delle specie marine.
Infatti, proprio qui dal 2011 al 2019 sono state condotte 216 campagne di osservazione che hanno portato ad avvistare 8 specie per circa 810 avvistamenti.
In particolare, nel 2016, il Canyon di Caprera è stato ufficialmente selezionato come Area di Interesse, rappresentando il primo passo nel suo riconoscimento come potenziale Area Importante per i Mammiferi Marini (IMMA).

Correnti e Santuario Pelagos
Il Santuario Internazionale per la Protezione dei Mammiferi Marini del Mediterraneo, noto come Santuario Pelagos, è stato istituito nel 1999 attraverso un accordo tra Italia, Francia e Principato di Monaco.
In questo tratto, confluiscono correnti molto forti: la combinazione tra la corrente spinta dal vento che defluisce dallo stretto di Bonifacio e la corrente predominante che scorre verso sud, lungo la costa tirrenica corsa, forma due vortici principali: un vortice ciclonico permanente (“ciclone di Bonifacio”) e un vortice anticiclonico adiacente, a sud, al largo della costa orientale sarda.
Il vortice di Bonifacio, combinato con la topografia del fondale marino, guida la risalita di acqua fredda e profonda, che favorisce la riproduzione e la vita di questi esemplari.

Le meravigliose immagini confluite negli studi sono state prese da tre catamarani a motore lunghi 11 metri e due motoscafi. La maggior parte delle ricerche sono state condotte da maggio a ottobre.
Questo tratto di mare non è infatti semplicemente un canyon sottomarino: è una nursery, un’area di alimentazione e un rifugio per alcune delle specie marine più carismatiche e minacciate del nostro mare. «È imperativo agire oggi per preservare questi luoghi essenziali per le generazioni future», spiega Luca Bittau, presidente di SEA ME Sardinia e primo autore di una ricerca, la più completa mai realizzata per questa zona. Lo studio è stato effettuato dall’associazione Sea Me Sardinia con il supporto di diversi enti finanziatori, tra cui One Ocean Foundation ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica internazionale PLOS One.

Gli avvistamenti e le specie
La stenella striata è l’esemplare più visibile nel Canyon di Caprera. Questi gruppi includono tipicamente giovani e il 30% di esemplari sono cuccioli. I grampi sono spesso avvistabili in coppie, mentre i capodogli sono in solitaria. Le balenottere comuni sono state osservate in gruppi fino a 5 individui, ma principalmente come individui solitari.
Oltre a evidenziare il suo intrinseco valore conservazionistico, il presente studio accresce la rilevanza scientifica dell’area di studio fornendo un ampio database ecologico, che sarà prezioso per future analisi comparative e valutazioni delle specie.
Per chi ama il mare, si tratta di uno spazio di osservazione ed esperienza meraviglioso.
Le escursioni di whale watching sono organizzate da vari diving club. Il centro ricerca delfini è facilmente raggiungibile dalla Maddalena, anche in autobus.
Oltre ai cetacei, l’area consente di avvistare tartarughe della specie Caretta caretta, varie specie di squali e uccelli marini.

Musica sulle Bocche
Il 16 agosto, al sorgere del sole, precisamente alle 6, il chitarrista Marcello Zappareddu aprirà la XXV edizione del festival internazionale Musica sulle Bocche.
«Siamo stati tra i primi, già 25 anni fa, a intuire la forza evocativa del paesaggio e della luce nei momenti del giorno più suggestivi: l’alba e il tramonto. Oggi è una formula diffusa, ma Musica sulle Bocche l’ha portata in Sardegna quando nessuno ancora lo faceva» – afferma Enzo Favata, fondatore e direttore artistico del festival. «Questo connubio tra natura e musica è sempre stato per noi una dichiarazione poetica e politica: un modo per restituire valore al territorio attraverso l’arte, e per vivere l’esperienza musicale in un tempo sospeso, condiviso e profondamente umano».
Zappareddu porterà il suo Third Floor Project, un lavoro intimo, raffinato e potente, che raccoglie dieci composizioni originali intrecciando influenze mediterranee, formazione classica e passione per il jazz.
