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AUGUSTO MAZZOLARI, la famiglia dei profumi

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi
Fotografie di Luca De Nardo

Ascoltare Augusto Mazzolari è come essere proiettati in una di quelle meravigliose serie Tv con donne in guanti a crochet color crema e pettinature raccolte, protagoniste della  Milano signorile dove la borghesia aveva un codice distintivo maturato nell’estetica dell’educazione e della raffinatezza. 

La Milano che suo padre pettinava, nel primo negozio del dopoguerra in via Felice Bellotti, dove la premiata attività di coiffeur pour dames si affiancava al servizio profumeria. 

Ai tempi , c’erano pochi grandi nomi, Jean Patou, Dior, qualche altro brand blasonato. Al nominare Coty, Vuarnet, le ciprie di Caron, la percezione viene rapita da memorie olfattive, immagini come sinapsi che trasmettono i fotogrammi di film americani anni Cinquanta.

Oggi, Mazzolari, con il suo dedalo di duemila metri su più piani denso di ogni oggetto che il desiderio femminile (e non solo) possa concepire riesce a conservare il seme di quell’immaginario, camminando nella modernità con il suo effluvio inconfondibile. 

Fra bottigliette e bijoux dall’imprinting fiabesco, addette ai lavori solerti e sorridenti e un decorativismo liberty che permea ogni molecola, campeggiano foto con celebrità, personaggi del mondo della cultura, finanche la Regina. 

Mio suocero è l’autore di libri sul Elisabetta, il papà del mio consuocero ha scritto il trattato di Norimberga

Ma sopra a tutto, come un’onda alta sulle altre, la vecchia passione di filtrare profumi -ereditata dal padre-  è rimasta. 

Ricordo i bottiglioni in anticamera, quando ero bambino. Mio padre li metteva sulla mensola, per filtrare le essenze

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Ha imparato da lui a fare i profumi?
Sì, nonno era barbiere, papà parrucchiere con la passione dei profumi, lo abbiamo nel sangue. Poi non avendo io voglia di studiare mi ha mandato a lavorare a 12 anni. Nel negozio di una sua cliente in via Padova al 2. Si è presentato un giovanotto con segatura e scopa e mi ha detto ‘ adesso la tiri bene se no prendi anche un calcio nel sedere’ ( in milanese originale, una pesciata).

Adesso quante essenze vostre avete in negozio?
Ora a marchio Mazzolari sono 47. Ma abbiamo oltre 400 referenze cosmetiche fra beauty, skincare, prodotti per il bagno e per la persona.

Il naso è sempre lei?
Sì, ma ho con me uno staff molto professionale, mia figlia Marina segue la parte cosmetica, Carolina e suo marito sono due artisti, mio fratello ha sempre lavorato in cosmesi e mio figlio  Alessandro si occupa della nicchie di fragranze d’autore che stiamo aprendo.

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Qual è il segreto di questo successo che pare inattaccabile dallo scorrere del tempo?
La passione per il bello. Quando lavoravo con mio padre nel negozio di viale Abruzzi, accanto a noi c’era la bottega di un pittore fiammingo, lui e la moglie avevano la passione per l’antiquariato e mi intrufolavo ogni tanto. Fino a imparare quell’arte.

Ho passato tantissimo tempo in Scozia e Inghilterra, girando per luoghi e raccogliendo mobili, quadri, pezzi di valore a poco prezzo per poi rivenderli.

Questo percorso mi ha lasciato la ricchezza espressiva che ho portato in negozio. 

Infatti quando Caprotti (Esselunga, ndr) mi ha convocato per aprire profumerie gli ho subito detto che io con i neon e quel grigiore non ci lavoravo…

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Ha lavorato con il signor Caprotti?
Sì, un giorno mi ha mandato a chiamare, Esselunga di via Ripamonti aveva appena aperto e lui voleva varare il comparto profumeria.

Ricordo che con Caprotti parlavamo sempre in milanese. Vedendo i banconi grigi gli ho detto “dutur mi con quei negozi lì ghe lavuri no”.  

Il lunedì dopo c’era già il falegname a fare il nuovo lay out: ne abbiamo aperti una trentina. 

Il servizio al cliente è sempre l’ingrediente più importante?
Assolutamente sì. Io non ho mai badato a spese, ho sempre formato le persone sia in cosmesi sia in bigiotteria, ho portato il mio gusto declinandolo in nastri, carte decorative, fiori, oggettistica di ricerca. Arrivo dall’antiquariato, non lo ho mai fatto per guadagno ma per ambizione e amore per il bello. 

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Come si resta competitivi?
Oggi le profumerie chiudono perché per reggere i costi bisogna avere un assortimento immenso e personale preparato. Io ho addetti che sono qui fin da ragazzini! Mia figlia Marina ha imparato molto bene, usa la sua testa e la sua esperienza ricercando prodotti di valore. Abbiamo due piani di estetica molto professionali e ora arriva anche la profumeria di nicchia. 

Lei presidia sempre il negozio?
Sempre! Abito qui di sopra…

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