Home Art & StyleCinema e TeatroAttack on Titan: il fascino apocalittico e la profonda allegoria della natura umana
Attack on Titan

Attack on Titan: il fascino apocalittico e la profonda allegoria della natura umana

di Monica Camozzi

Un viaggio nel mondo di Hajime Isayama, tra mitologia e critica sociale

Finalmente arriva nelle sale, con il suo carico di fascinazione e con la potenza del sonoro, il capolavoro di Hajime Isayama, L’attacco dei giganti. Uno degli anime che hanno influito maggiormente sulla cultura pop del secolo: è stato concluso al numero 34, con cento milioni di copie vendute. E con dibattiti, dietrologie, discussioni infinite sul finale che l’autore pare volesse dapprima altamente distruttivo e poi ha deciso invece di “normalizzare”, seguendo l’ispirazione primaria. Anche in questo caso, la pulsione apocalittica ci fa riflettere non tanto sulle potenziali minacce esterne ma sulla natura umana.

Isayama infatti ha iniziato a disegnare la storia a 19 anni, in seguito a un’aggressione da parte di un cliente nell’Internet café in cui lavorava. In quel momento, vista l’impossibilità di comunicare con l’aggressore, Isayama ha dichiarato di aver pensato che l’essere umano sia familiare e spaventoso al contempo.

Se ci pensiamo, su questa ambivalenza si fonda ogni storia epica, da Star Wars in avanti: il Lato oscuro della forza scaturisce dalle emozioni negative quali dolore, sofferenza, paura, rabbia, gelosia et similia. Per questo gli attaccamenti, che rendono inclini a queste emozioni, sono preclusi agli Jedi.

Attack on Titan

Qui, il protagonista, Eren, scatena contro l’umanità una quantità immane di giganti che al pari dei Titani mitologici, schiacciano e travolgono qualsiasi cosa. Solo l’Armata ricognitiva prova a fermarli: Armin, Mikasa, Levi, Hange ed altri, mossi da ardore e da una certa vocazione suicida vista la tensione apocalittica della trama.

I piccoli segreti di Isayama

Attivo nel disegno fin dall’asilo, Isayama nasce in un villaggio giapponese circondato dalle montagne: non è un caso se il suo protagonista, Eren Jaeger, desidera uscire dalla muraglia che circoscrive l’umanità per esplorare il mondo esterno.

Per la mimica facciale di Eren, Isayama si ispira al combattente di arti marziali Yushin Okami, mentre per strutturare il gigante corazzato l’elemento chiave è il wrestler Brock Lesnar.

Come tutti i disegnatori di manga, anche Isayama rimane “intrappolato” nella storia, di cui pare avesse già delineato il finale.

Su questo aspetto si sono aperti dibattiti infiniti: nel 2016 aveva dichiarato di desiderare un finale tragico, ispirandosi a The Mist di Stephen King, cosa che si allinea alla presenza di un personaggio buono costretto man mano a cambiare, diventando corrotto. Ma The Mist ha una conclusione scioccante e alterare il capitolo 139 avrebbe poco senso. Anche i Guardiani della Galassia rappresentano un potenziale richiamo ma anche qui il finale è deflagrante. Serie come Breaking Bad o Game of Thrones iniziano “dalla fine”, mentre nei manga tutto accade in tempo reale.

Nel 2024, in una delle ultime interviste rilasciate a New York Times, Isayama rivela che la storia era pensata fin dal principio e che aveva preso una vita autonoma, perciò sarebbe stato impossibile far accadere alcune cose in luogo di altre.

Attack on Titan

Un’allegoria della nostra società

Attack on Titan: The Last Attack arriva nelle sale cinematografiche dal 3 al 5 marzo grazie a Sony Pictures e Crunchyroll. Sono in molti a vedere in questa strenua lotta per la salvezza un’allegoria dei nostri tempi, comprese guerre, genocidi, discriminazioni e steccati ideologici. Alla fine, il gruppo dei ribelli ingaggerà una lotta diretta al gigante fondatore, per fermare lui e la tragedia che si sta consumando.

L’epico finale vale il prezzo del biglietto: Shingeki no Kyojin è il titolo giapponese.

La mitologia norrena alla base della Saga

Nulla è lasciato al caso nel manga. Le leggende nordiche narrano che Odino, Vili e Ve uccisero il gigante Ymir e fabbricarono con il suo corpo il mondo. Ebbene, la genesi della vicenda inizia duemila anni prima, allorché la giovane Ymir Fritz entrò in contatto con una entità definita la “fonte di tutta la materia vivente”, che somiglia molto a un lombrico esistente nel periodo Cambriano. Questa le trasmise il potere dei Giganti e soprattutto quello del Gigante Fondatore. Ymir proveniva da una tribù che venne attaccata e schiavizzata dagli Eldiani: proprio fuggendo dal re di Eldia, la ragazza giunse nei pressi di un albero sotto il quale dimorava l’anomala entità.

Con il potere acquisito, Ymir tornò dal re di Eldia e si mise a disposizione del suo impero.

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