Home Art & StyleCinema e Teatro Arturo Brachetti: 7 anni di successi con ‘Solo, the legend of quick change’
Arturo Brachetti - in scena

Arturo Brachetti: 7 anni di successi con ‘Solo, the legend of quick change’

A cura di Tobia dell’Olio

Il suo one-man show si intitola “Solo, the legend of quick change”, ma a dire il vero sono oltre 65 sul palco che approfittano di novanta minuti per portare gli spettatori attraverso svariati mondi ma soprattutto a casa di Arturo Brachetti, il re del quick change o, se preferite, del trasformismo. Fino al 19 maggio in Italia e fino al 25 agosto in giro per il mondo dove ombre cinesi, personaggi di serie tv, icone della musica pop, sand painting, favole, quadri celebri e chapeaugraphie si alterneranno con ritmi frenetici ma emozionanti e poetici, tutti scanditi da una sola domanda: Ma come fa? 

Non lo dirà mai Arturo Brachetti, uno degli ultimi, se non l’ultimo rappresentante della commedia dell’arte, un’eccellenza tutta italiana che non ha pari al mondo, il più grande attore-trasformista, con una galleria di oltre 350 personaggi, così veloce a trasformarsi che è stato inserito nel Guinness dei primati con il record tuttora imbattuto di 1,5 secondi. 

Non solo sei velocissimo ma hai da poco finito di recitare in “Cabaret” e sei già in scena per 85 repliche con “Solo, the legend of quick change”, come fai?
E considera che le 85 si aggiungono alle 105 di Cabaret, poi dicono che il teatro è in crisi, a settembre ricomincio! Comunque faccio l’ozonizzazione del sangue, l’ho scoperta da poco, è meravigliosa, ti tirano via un po’ di sangue, lo miscelano con l’ozono e lo rimettono in circolo e ti senti benissimo. Ovviamente faccio anche esercizio fisico, mi alleno costantemente, non reggerei quel ritmo di cambi veloci e repentini che caratterizzano lo spettacolo.

Arturo Brachetti

Arturo Brachetti


“Solo, the legend of quick change” è in scena praticamente da 7 anni
Esatto, lo porto in giro in tutto il mondo, tant’è che dal 24 maggio sarò a Barcellona e dal 31 luglio a Edimburgo. Con l’inglese vado bene, ma in questi pomeriggi sto imparando i testi in spagnolo perché questo one-man show non è solo trasformismo ma anche recitazione. 

A 11 anni ti hanno spedito in collegio perché eri timido e lì…
…ho conosciuto un prete salesiano, don Silvio Mantelli, che si faceva chiamare il Mago Sales. Ero magro, sfigato, mi bullizzavano e allora per una sorta di rivincita sociale mi sono fatto insegnare i giochi di prestigio, la magia, cose che sbalordivano tutti e hanno iniziato e rispettarmi e io ad appassionarmi a quest’arte. Andavamo in tournée negli istituti, oratori, orfanotrofi, la paga era la merendina. È stato il mio inizio.

Ti dà fastidio se cercano di imitarti?
Io ho cominciato “il viaggio” oltre 30 anni fa, ho dato a tutti un bel distacco, sono avanti e se li sento alle calcagna, mi ingegno e trovo cose nuove. E poi ho in più un cuore, un impatto emotivo e culturale e non ce ne sono tanti in giro così.

E poi tu hai qualcosa in più
Ho l’ikigai, una missione come dicono in Giappone, ciò che rende la vita degna di essere vissuta, compio azioni volontarie e spontanee per dare e darmi un senso. Finché ho questo non mi fermo, a meno che non c’è qualcosa sul palco che mi abbatterà, vado avanti. Sono caduto quattro volte nella fossa dell’orchestra e altrettante volando (nello show c’è una parte in cui spicco il volo), sono ancora still alive!

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