Home Edizioneed. 8 Antonio Guccione – Ab aeterno. E se la fotografia fosse la vera immortalità?
antonio guccione (3)

Antonio Guccione – Ab aeterno. E se la fotografia fosse la vera immortalità?

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi

Antonio Guccione fa con l’obiettivo ciò che la sua psiche profonda e ironica ha già fatto con le sinapsi: sintetizza impulsi trasformandoli in racconti. Ma su più livelli, un po’ come in Inception,  il film di Nolan dove dall’apparente razionale si scende a diverse profondità inconsce, al punto che la verità si dilata, diventa multipla e inafferrabile.

Dalla Milano della (grande) moda, alla New York dei (grandi) ritratti, dalle sculture (che fotografava e poi distruggeva) alle sperimentazioni quasi dadaiste del suo progetto dedicato alla Terra, Guccione è un esploratore della realtà, con una consapevolezza quasi onnipresente:

L’artista è consapevole della propria precarietà”

Di base, Guccione è un ritrattista. Il mezzo che usa è incidentale, nel senso che la sua è una attitudine genetica al racconto.  E il suo libro Aston Love, il liberatore di libri, ci fa capire che la sua passione è caduta sulle immagini ma poteva altrimenti riversarsi nella parola. Perché la narrativa e il suo ritmo sono  un ritratto della vita, così come la macchina fotografica coglie un istante del volto definendo la persona. 

Qui, nel libro, la protagonista femminile si chiama Dida, la Divina Danzatrice, ovvero la morte. E Aston Love è per traslato il fotografo capace di beffarla, immortalando. Rendendo eterno.

Vuoi dirci che la fotografia “frega” la morte?
La morte alla fine non esiste, ma noi cerchiamo di beffarla. Viviamo in tempi fotografici in cui una vita liquida si è appropriata della nostra stessa esistenza, facendoci credere che guardando quelle immagini noi siamo quella realtà immortale. L’illusione ha preso il sopravvento…

Perché dopo una vita di immagini hai scelto la parola? Perché un libro?
Il fotografo soffre sempre di un complesso di inferiorità silente: non si può permettere la parola perché fa parlare la foto! E io ho messo in piedi un racconto, in parte autobiografico (si legge al suo interno la storia d’amore con la moglie, la modella e artista Pia Klover, ndr), dove la fotografia rimane fondante, perno narrativo che la parola supporta. Parte tutto da una storia d’amore, dalle immagini che ne restano e che l’autore raccoglie in un libro dopo la morte improvvisa della madre e correda di una trama, ma nessun editore le pubblica. Finché…

Cosa succede?
Mi sono riallacciato al fenomeno del bookcrossing, nato negli anni Settanta per stimolare la lettura e esortare le persone a passare ad altri i libri “abbandonandoli” dopo averne fatta una piccola recensione. La storia di Aston Love, rifiutata da tutti gli editori, passa a persone diverse attraversando –e cambiando- le loro vite. Il libro si dilata dalla vita dell’autore a quella dei personaggi che la ricevono e passa dai continenti, ritornando dove è partito, a New York.

“Le fotografie potevano illustrare la storia, la nostra storia d’amore e così cominciai a comporre le immagini per sequenza, come se fosse un film”

Nel libro si cita una panchina di Central Park, la 26, con la scritta “Time is always now”…
Il tempo è la mia ossessione, il fatto che scorra per me rappresenta un’atrocità. Qui cerco di dilatarlo, con una morale precisa. Ogni personaggio toccato dal libro cambia in positivo la sua vita. E l’autore, attraverso questa esperienza, arriva alla consapevolezza che cercava quando ha messo insieme il manufatto.

Che morale vuoi darci?
La speranza che ci impedisce di cadere nel buio. Non a caso la fotografia, con il suo racconto emozionale, è l’elemento trainante. Il libro nel racconto si chiama Subterranean, qualcosa che scorre sotto la pelle, qualcosa di intimo.

Nelle immagini di Aston Love ci sono le foto della tua splendida moglie, Pia Klover, incontro fatale avvenuto in un aeroporto. Anche il ritratto è un incontro?
Il ritratto è un incontro importante. Con il mio modo di fare ho sedotto tutti i soggetti che hanno posato davanti al mio obiettivo.

“Fellini impazzì con le mie Polaroid in mano”

La vita si può raccontare per immagini?
Warhol diceva che è vita una serie di immagini che cambiano nel modo di ripetersi. Noi oggi viviamo la compulsività di click sequenziali, di foto digitali. Non possiamo ignorare il fenomeno dei selfie. E non possiamo ignorare il cambiamento.

“Domani, quando si guarderà indietro, alla fine conterà poco se è stata usata la pellicola o il digitale. A restare è il contenuto”.

Nel libro emerge anche l’aspetto del valore di un lavoro che spesso non viene compreso e scartato
Lo abbiamo visto che per gli artisti più ingegnosi, l’idea non collima con la tendenza del momento e l’autore viene ermaginato salvo riscoprirlo più avanti. Aston Love alla fine viene cercato da uno degli editori che gli avevano risposto negativamente, ma ormai è già passato oltre, il libro ha già assolto al suo compito.

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5

INSTAGRAM

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved  – Designed and Developed by Luca Cassarà