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All-inFANS

Tutti dentro un contenitore di contenuti (anche) poco contenuti

A cura di Ermanno Ivone

Quando cominciano ad accumularsi tutorial, manuali, video-tutorial su come FARE qualcosa, vuol dire che noi poveri mortali non ne sappiamo granché di quello specifico argomento e qualche mente illuminata cerca di colmare i nostri imperdonabili vuoti. È quindi giusto – e nello spirito della conoscenza automigliorativa – approfondire, informarsi, sperimentare. Perché il mondo ha fame di sapere da sempre.

A quanto pare, guardando i numeri prodotti da OnlyFans e da siti per creator di contenuti, il mondo ha fame e sete anche di altro e non manca di chiedere infiniti dessert e ammazzacaffè custom. 
Il 69% di chi pubblica foto e video su OF è costituito da giovani donne, l’87% (su 170 milioni di utenti registrati) di chi paga un abbonamento sono uomini (per lo più tra i 35 e i 44 anni). 

Per quello 0,1% di persone che non sa ancora cosa sia OnlyFans, spieghiamo che “OnlyFans è un servizio di abbonamento di contenuti Internet con sede a Londra, Regno Unito. Il servizio è utilizzato principalmente da lavoratori del sesso che producono pornografia, ma ospita anche il lavoro di altri creatori di contenuti, come esperti di fitness fisico e musicisti.” (fonte Wikipedia)

OF non è il solo – e nemmeno l’iniziatore – di questo modo di ottimizzare i costi della propria connessione ad internet. Prima di OF c’era Patreon (che però ha bandito i contenuti espliciti per adulti). Prima ancora c’erano esseri ipersessuati che scrivevano nella messaggistica istantanea dei profili social per chiedere, con il candore e l’innocenza di agnellini cresciuti solo con erbetta bio certificata, “mi mandi delle foto del tuo c***?”. Domanda spesso sublimata dall’antica legge del baratto e per questo accompagnata da una foto di genitali maschili fatta dall’alto con calzino rigato sfocato in basso.

Quanto è bravo l’essere umano ad evolversi e quanto deve essere grato alla tecnologia trottante? Tantissimo.
Perché adesso il baratto è semplificato dai mezzi a disposizione. Non serve più scattarsi foto con calzini, basta sottoscrivere un abbonamento mensile o annuale. Come nella migliore evoluzione della tecnologia che facilita la vita di noi esseri supremi e umani.

OF, come dicevamo, non è però il solo. È accompagnato da una lunghissima schiera di fratellini. Qualcuno più biricchino, qualcuno più interattivo, qualcuno più virtuale, come per esempio JustFor.Fans, MYM, Unlockd, Fansly, Fanvue, AdultNode, PocketStars, Nafty (realtà virtuale e metaverso), Many Vids, Skeeping (italiano), BimBim, Scrile Connect e Fanso (i wordpress dei contenuti per adulti), iFans, MyDirtyHobby, Phrendly (flirt virtuali), e tanti altri il cui numero continua a crescere.

Per quanto quello che avete letto fino ad ora possa sembrare pregiudizievole, “giuro solennemente di non avere buone intenzioni” (cit. George Weasley in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban) e di dischiudere una Mappa del Malandrino il più socialdemocratica possibile. Per farlo, è necessario tentare di leggere il fenomeno sotto due punti di vista: quello dei creatori e quello dei fruitori, di seguito definiti rispettivamente “creator” e “MdF” (che ovviamente si riferisce ad un derivato del legno che sta per “Medium Density Fibreboard, traducibile in italiano come “pannello di fibra a media densità”).

I creator
I creator sono spesso considerati o confusi come influencer. Ma siamo davvero sicuri che influenzino? La loro è un’offerta – spesso di irreversibili centimetri di pelle ben arieggiata – che, come il marketing accademico insegna, è condizionata dalla domanda. Allora i creator non influenzano, assecondano la richiesta e il bisogno di pulsioni incontenibili. Sono degli assecondatori con spirito capital-altruistico? Forse. Ma siamo davanti a degli ingranaggi nuovi, che girano senza richiedere la corrispondenza dei denti di un ingranaggio incastrante o tangente. Perché l’offerta, in questo caso, condiziona la futura domanda: i creator, per fronteggiare una competizione inarrestabile fatta di materiale umano sempre più fresco e di contenuti sempre più eroticamente lusinghieri, devono mettere mano al santissimo utilizzo dell’ingegno al fine di ottenere più iscritti. Vengono così generati nuovi bisogni, nuove strizzate d’occhio a quei 35-44enni bisognosi di “coccole” e di possesso digitale voyeuristico.

C’è Evelyn Miller, creator con due vagine. Alice “Milky Milf” che vende video della sua produzione di latte materno. Jenna Phillips che finge di essere un cagnolino (Puppy Girl, pratica più che mai sdoganata e parafilia internazionalizzata da quei simpaticoni dei Giapponesi con i loro manga). Stephanie Matto che, sfruttando la possibilità di vendere contenuti ulteriori sul portale, affida agli spedizionieri ampolle con sudore del seno e peti (credo autoprodotti e DOP) in barattolo. Dalla previsione di crescita, si crede che presto ci saranno creator che fingeranno di essere dei tostapane.

Ce n’è un po’ per tutti e anche per quelli che ancora non sapevano di desiderare barattoli non-Campbell (credo che Andy Warhol ne sarebbe stato divertito in un’ottica Duschumpiana).  
Non c’è niente di più grande dell’immaginazione. E c’è sempre da applaudire quando l’essere umano si ingegna per superarsi.

Non possiamo parlare di influencer/creator/assecondatori. Parliamo di un vero e proprio servizio sociale a pagamento che ci permette di vivere in un nuovo mondo in cui si tenta di ostacolare la piaga degli autoscatti dei machisti con il calzino sfocato di cui prima. Potremmo paragonare i creator ad un operatore sanitario privato (fu infermiera/e) che si prende cura del moribondo nelle sue ultime ore.

[Mi scuso con tutti gli operatori sanitari per il loro utilizzo improprio. L’obiettivo della metafora era quello di poter dire che il malato è il sovrabbondante bisogno di sesso. La cura è la somministrazione di pelle – spessissimo nuda – palliativa. La causa è invece l’infinita conosciuta possibilità di assecondare ogni più repressa pulsione].
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Gli iscritti (MdF).
Sono almeno dieci anni che sento parlare dei danni che internet produce nei confronti delle giovani e sensibili menti della generazione Z e della Generazione Alpha. Di quanto pericolosa sia la somministrazione deviata della sessualità in rete.

C’è qualcosa però che non torna. Se, come dicevamo, l’87% dei mecenati appassionati d’arte contemporanea di OnlyFans ha tra i 35 e i 44 anni, vuol dire che i loro bisogni non sono stati viziati in età di apprendimento dalla cattiva maestra rete [mi scuso anche con Karl Popper e con i suoi eventuali fan club per la storpiatura actual al pensiero del Maestro]. Eppure gli MdF hanno recuperato il digital divide estraniandosi dalla realtà e vivendo nella discrezione mono-amorosa di un monitor da 5 pollici o da 27 (tanto alla fine, a prescindere dal numero, è sempre e solo l’opponibile a trasformarci da specie degna dell’evoluzione fino a scimmie impazzite pornodipendenti).

[ci tengo a precisare che il mio non è affatto un giudizio tendenzioso. È anzi autoflagellante avendo da poco compiuto 44 anni. Indossati e vissuti meravigliosamente però]. 

Da un punto di vista antropologico, è abbastanza semplice definire il colpevole di questa diffusa e magnanima propensione alla giornaliera fruizione di contenuti per adulti: la carta di credito e, per estensione le banche (cit. ”Minc*ia la banca è l’emblema…”) [se non conoscete la citazione, ricercatela su Youtube in virtù di quella sete di conoscenza riconosciuta all’inizio di questo articolo].

Se non ci fossero state le carte di credito sarebbe stato interessante – seppur probabilmente in una diffusione e distribuzione meno globale – vedere file di 35-44enni con il cash in mano, davanti a citofoni di creatori di contenuti, bisbigliare timidi, al seguito di un “chi è?” metallico, le parole “scendimi le foto delle t***e. Ce l’hai il resto di 50 euro?”.

Purtroppo non ho molto altro da dire sugli Mdf. Se non che, nonostante tutto, sono un fondamentalista della curiosità. Per cui, almeno questa cosa positiva, devo riconoscergliela.

So di non essere riuscito a dare un quadro completo e completamente imparziale sul fenomeno Onlyfans. Potete però essere più curiosi e andare a vedere di persona. Magari qualcuno troverà qualcosa di interessante. Qualcun altro scoprirà qualcosa che non conosceva e che finalmente lo farà sentire risolto nella sua comprensione sessuale (o di fitness e/o musica come dice Wikipedia). Qualcun altro invece, come neo-creator, penserà di aver trovato un modo per comprarsi più velocemente l’ultimo modello di iPhone con 10 Tb di memoria. 

[è giusto però che sappiate che l’82,4% dei creator su OF guadagna meno di 20 dollari al mese. Quindi non pensate di cavarvela semplicemente fotografandovi i piedi. C’hanno già pensato in troppi].

Ma tanto poi non importa interessarsene più del dovuto. Perché, si sa, nel web tutto è momentaneo e probabilmente neanche OF durerà per sempre [ipse dixit. E fu così che diventammo un mondo dominato da chi paga per ottenere ciò che vuole e chi è interessato solo a trovare un modo per guadagnare denaro facilmente] [Ah, no. È già così].

Che OF vi faccia sognare o inorridire poco importa. L’essere umano è cresciuto e continua a crescere in base ai propri desideri (anche sessuali). Quindi occhio a ciò che desiderate.

E per favore, prima, levate i calzini.

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