Home Art & StyleArte Alessandro Grimoldieu, espressione a tutto tondo del Transumanesimo contemporaneo: “L’uomo in quanto tale ormai è obsoleto”
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Alessandro Grimoldieu, espressione a tutto tondo del Transumanesimo contemporaneo: “L’uomo in quanto tale ormai è obsoleto”

A cura di Simone Di Matteo

Artigiano delle arti e maestro della lavorazione dei metalli preziosi, Alessandro Grimoldieu  può essere considerato a tutti gli effetti uno degli esponenti del Post Umanesimo  contemporaneo. Sebbene si rifaccia ai principi cardine del progetto culturale Post Human, però, la sua visione è ancor più estremizzante, tant’è che egli stesso si definisce un “transumanista”.

La sua fede è ferreamente riposta nella cosiddetta rivoluzione tecno-biologica, secondo la quale esiste una possibilità di commistione tra uomo e tecnologia, tra l’altro per lui “inevitabile”, in grado di dar vita ad un essere umano potenziato e migliorato. Ed è proprio da questi presupposti che prendono vita le sue opere d’arte, al cui interno vi è sapientemente istillata una riflessione sulla condizione umana attuale e futura, nonché sul rapporto tra Essere e Apparire che governa oggigiorno l’esistenza.

Il tutto accompagnato, come la Post Human Art vuole, da una rappresentazione di quel processo di intervento di ricostruzione e cambiamento biologico sul corpo in quanto scatola fisica che porta ad un’ulteriore e, a detta dell’artista necessaria, evoluzione della nostra razza. Una visione interessante, per alcuni distopica e per altri realista, del destino della specie e che Grimoldieu in persona ha deciso di raccontarci più da vicino. 

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Sei un’artista a 360°, raccontaci un po’ di te.
Sin da bambino ho sofferto di insonnia e mia madre, per tenermi occupato, mi aveva creato un piccolo spazio dove poter dare libero sfogo alla creatività. Dormendo un paio di ore a notte, diciamo che già a 5 anni, oltre a saper leggere e scrivere, avevo sperimentato ogni possibile forma d’arte (ride).

Mi ricordo ancora che per me dormire era una perdita di tempo, tempo che avrei potuto sfruttare creando. Crescendo, il “problema” insonnia non si è risolto e nel fare arte davo sfogo a tutte le mie energie prima di riuscire finalmente a giacere tra le braccia di Morfeo. Dopo i primi anni di università, mi sono dedicato all’arte orafa e ho aperto un’azienda, che porto avanti tuttora parallelamente ai miei progetti artistici.

Durante la pandemia, poi, ho deciso di rivoluzionare la mia vita dedicando sempre di più una percentuale del mio tempo all’arte fine a se stessa e nel 2023 mi sono sentito pronto a raccogliere i frutti da quei semi che avevo piantato un paio di anni prima. Ho un grande difetto, però, che talvolta si trasforma in un pregio: non mi piace partecipare se non vinco. 

Con le tue opere rifletti molto sull’Essere e sull’Apparire. Parlando di questo, nella tua vita hai incontrato più maschere o più volti?
Sono sempre stato affascinato dalle maschere e dal loro potere di farti essere una variante di te stesso. Le maschere per me personificano gli aspetti anche più nascosti, oscuri ed inconsci delle infinite sfaccettature dell’anima. Per me quindi hanno una valenza positiva, perché non nascondono o alterano, ma esibiscono ed esasperano. Purtroppo, però, spesso le persone indossano maschere dettate dalla società o da paure irrisolte. È difficile in questo senso incontrare volti in grado di cambiare consapevolmente la propria maschera; è molto più facile imbattersi in maschere che hanno preso il sopravvento sul volto.

Un passato da modello e un futuro da?
Ho un rapporto di “odi et amo” con il mondo della moda. Si tratta di un regno di maschere che, vissuto dall’interno, mostra il suo lato oscuro, ma che se vissuto con un sano distacco, sa regalare sogni. Il mio futuro lo vedo come artista, ma mi piacerebbe poter trasmettere emozioni e sentimenti in grado di rendere questa realtà un mondo più piacevole in cui vivere.

L’arte è un potente medium in grado di toccare le corde giuste e stimolare i processi chimici che formano le emozioni. Un vero Artista deve avere la consapevolezza di tenere in mano un bisturi capace di cambiare tante cose, nel bene o nel male. 

Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al Post Umanesimo?
Ho sempre creduto che l’essere umano sia obsoleto per il periodo storico in cui viviamo. La tecnologia avanza inesorabile e, quello che oggi è nuovo, domani è vecchio. L’uomo come “macchina di carne” ha smesso di essere “nuovo” ormai da parecchi anni e siamo consapevoli soltanto di una piccolissima parte del nostro potenziale.

Mi definisco transumanista per tantissime ragioni tra le quali la certezza che l’ibridazione uomo-macchina sia un passo inevitabile da compiere. Non possiamo più essere governati dalla nostra natura biologica, evolversi vuol dire conformarsi con una versione migliorata del nostro essere umani.

Cos’è per te l’arte? E cosa non dovrebbe essere considerata tale?
L’arte è tante, tantissime cose; dipende dallo scopo che le si dà. Può essere banalmente un abbellimento o, nei suoi assunti più profondi, un messaggio. L’arte per mio gusto personale deve essere Bellezza che suscita Amore, ma sono pienamente consapevole che non sempre è così e resta comunque tale. La cosa che mi fa provare pena è quando si “veste” qualcosa d’arte con il puro scopo di renderlo un investimento economico che molti acquistano soltanto per business e senza provare ammirazione. Potrei fare l’esempio di tanti artisti contemporanei, ma preferisco non partire con il piede di guerra (ride). 

C’è qualcuno in particolare che ha rappresentato quella fonte di ispirazione che ti ha spinto ad intraprendere questo percorso?
In realtà, non ho un modello vero e proprio a cui fare riferimento. Sicuramente il frutto del mio lavoro è dato da un enorme imprinting del mio subconscio che è abituato a vivere di mostre, vernissage e ricerca.

Prima parlavi di “bellezza”. Secondo te sarà in grado di salvare il mondo?
La bellezza trionfa sempre, perché in fondo a tutti piace il bello e non potrà mai essere veramente soggettivo poiché siamo costantemente abituati e bombardati di canoni. Nel tempo questi modelli variano e mutano, ma, prima o poi, riemergono perché non siamo in grado di immaginare qualcosa che non esiste già. Afrodite è Dea della Bellezza ma anche dell’Amore e credo fortemente che questi concetti siano strettamente legati. L’Amore è il motore del mondo e ci ricorda ogni giorno perché esistiamo. 

Perché la scelta dell’architettura ossea e la tecnica della cera persa all’interno delle tue opere?
L’architettura ossea nasce da una visione romantica del funzionamento biologico umano. Mi sono immaginato che la calcificazione ossea possa in un futuro estendersi e prendere forme materiche legate anche ad altri pattern naturali. Le ossa sono l’ultima parte che resta di un essere umano e ne mantengono vivo il ricordo fino alla fine; sono le ultime parti di dna che abbandonano il corpo terreno. La tecnica della cera persa, invece, è legata al mio lavoro come orafo. Essendo un’antichissima tecnica di lavorazione, l’ho voluta incorporare a delle opere che sono proiettate verso il futuro del transumanesimo. Il passato si fonde con il futuro ricordandoci che il presente è solo un istante nel mezzo. 

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