Home Edizioneed. 8 HELMUT NEWTON

IL CATTIVO ESEMPIO CHE HA RIVOLUZIONATO IL MONDO DELLA FOTOGRAFIA

A cura di Luca De Nardo

HELMUT NEWTON – Provocatorio, irriverente, innovatore, controverso, amato e odiato: forse la sua più famosa frase ne palesa la sua figura per intero:

Bisogna essere sempre all’altezza della propria cattiva reputazione.

Già nel 1974 quando pubblicò il suo primo libro “White Women” scatenò un’ondata di polemiche. Solo il titolo fece saltare sulla sedia non pochi “Politically Correct”: accusa di razzismo.
Candidamente replicò che non aveva nulla a che vedere con forme di razzismo, “E’ un bellissimo titolo, per di più non c’è neanche una donna nera in tutto il volume…”

Ma non solo… donne alte, muscolose, fisicamente perfette, quasi ad anticipare le icone delle modelle degli anni ‘80, tra un misto di ossessione verso la perfezione e il “porno-Chic” (come oggi viene maccheronicamente definita la sua fotografia), anticipatore di un costume che 40 anni dopo guarda alle sue immagini come un Milestone di una società in cerca di sogni irrealizzati ed emozioni smarrite.

Aldilà di ogni considerazione, il suo lavoro fu frequentemente accusato di essere un percorso degradante per la dignità della donna.
Accuse da lui assolutamente rifiutate dichiarando di sentirsi femminista ed assolutamente contrario a tutte le disparità di genere, avendo raccontato le donne sempre come parti attive della scena e molto spesso in una posizione di dominio (ndr. ma su questo torneremo più avanti).
Il suo stile controverso comincia a delinearsi già negli anni ‘60, quando, non curante dei costumi dell’epoca, si accinge ad introdurre nelle fotografie di moda elementi sado-masochistici, voyeuristici, feticisti ed omosessuali.

Questo è Helmut Neustädter, nato a Berlino nel 1920 da una ricca famiglia di origine ebrea.

Cerchiamo di mettercelo in testa: 

Helmut Newton non è un fotografo dell’ultimo istante e il suo stile non nasce da adulto.

helmut newton (6)

Possiamo dire che la fotografia per lui è stata una vera e propria ossessione, così come quell’immaginario femminile che fin da ragazzo lo ha affascinato e conturbato. Inizia la propria passione per la fotografia giovanissimo: a 12 anni, acquistando la sua prima macchina fotografica (una Agfa Tengor Box) e a 16 anni affiancando la fotografa tedesca di moda Elsie Neulander Simon, conosciuta come Yva.

Lascia la Germania nel 1938 a seguito delle leggi razziali naziste imbarcandosi da Trieste per Singapore, dove potrà lavorare come fotografo per il Singapore Straits Times. Dopo solo due anni verrà espulso e verrà portato al campo d’internamento di Tatura (Victoria in Australia) dove rimarrà fino al 1942. Nel 1945 anglicizzò il suo cognome nativo Neustädter in Newton.

Sempre in Australia e immediatamente dopo la fine della guerra lavorò come fotografo freelance producendo scatti di moda e lavorando con riviste come Playboy.
Verso la fine degli anni ‘50 dedicherà maggiore attenzione alla fotografia di moda, collaborando con Vogue Australia, Vogue Inghilterra e con Henry Talbot, nel loro studio comune a Melbourne.

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L’esperienza maturata lo porterà a trasferirsi a Parigi nel 1961 per intraprendere la carriera come fotografo di moda professionista e dove maturerà il suo stile inimitabile: la sua visione dinamica troverà (a titolo di esempio) la sua ineguagliabile manifestazione in una serie di fotografie per lo stilista André Courrèges che Newton realizzò per la rivista britannica Queen nel 1964, o nei suoi lavori per Vogue Francia ed Elle Francia.
Per Newton questo sarà il periodo si crescita e di successo: avrà importanti collaborazioni con Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld attraverso le quali Newton riuscirà a esprimere lo spirito del tempo, segnato dalla rivoluzione sessuale di fine decennio, senza porsi limiti creativi e dove la sua visione metafisica della moda lo porterà a superare il limite della rappresentazione dell’abbigliamento come accessorio.
E’ sempre negli anni ‘60 che Newton acquisterà la sua casa a Saint Tropez, luogo dove realizzerà innumerevoli opere fotografiche. Sempre in questo periodo, Helmut svilupperà il proprio interesse per il “tema del sosia”, che comincia a sviluppare attraverso duplicazioni di immagini e accostamenti di manichini e modelli dal vivo.
La sua ricerca è perenne, continua, spasmodica, costante, quasi ossessiva. 

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Quasi che la Fotografia medesima sia la sua Nemesi, pronta a punirlo se non dovesse raggiungere l’Olimpo dell’immaginario visivo. Solo negli anni settanta Helmut Newton farà il salto declinando la sua fotografia così come noi comuni mortali lo conosciamo. Uscirà dai canoni della fotografia di moda classica, spingendo l’acceleratore e realizzando immagini sempre più provocatorie, stravolgendo il concetto stesso di set fotografico e impiegando gli attori del set in modo sempre meno convenzionale.  Con la sua opera, testa i limiti sociali e morali, arrivando a ridefinirli. Le sue modelle appaiono eleganti ed erotiche, anarchiche e giocose. Stravolge il punto di vista e cela il suo pensiero a chi osserva fugacemente i suoi lavori. Palesa un’ idea ma in realtà ne nasconde un’altra. La donna, così come appare succube e schiava, apparentemente oggettivizzata a mo’ di manichino, non è altro che una donna forte, potente, sicura di sé, il cui mondo è epicentrico e tutto il resto cade ai suoi piedi. Fa un uso sapiente dei piani focali, inasprisce le tonalità dei bianchi e neri per rendere taglienti le sue storie, costruisce maniacalmente la scena e la composizione. Nulla è lasciato al caso. La sua ispirazione per questi scatti viene dalle fonti più disparate.

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Il surrealismo, i racconti di fantasia di E.T.A. Hoffmann, le trasformazioni viste nel film Metropolis di Fritz Lang. A confermare quanto la contaminazione in ambito artistico può arricchire e impreziosire l’opera medesima dell’artista che ne fa uso.

Nel 1981 esce l’epica serie “Naked and Dressed”, pubblicata anche su Vogue Italia e Francia, dove presenta un nuovo “concetto visivo dei dittici” consistente nel far posare modelli nudi e vestiti, in pose simili, quasi a raccontare una dualità dell’essere nella società del tempo, quasi a dissacrare uno e l’altro aspetto, a mò di contrappasso.
Nel mentre presenta le prime opere “Big Nudes”, che vedranno la luce sia su carta stampata che in stampe a grandezza naturale. Sarà dal 1987 che Newton presenta la propria rivista di grande formato, «Helmut Newton’s Illustrated», costituita da quattro numeri pubblicati irregolarmente. Sarà nella decade degli anni ‘90 che Helmut Newton ancora una volta farà un passo verso un linguaggio sempre più innovativo e all’avanguardia, lavorando sia per editoriali di moda che per grandi commissioni e campagne pubblicitarie di stilisti quali Chanel, Thierry Mugler, YSL, Wolford, e clienti come Swarovski e Lavazza. 

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Sarà adesso che le sue immagini di moda iniziano ad avere una collocazione nel mercato dell’arte con quotazioni elevatissime alla luce della consapevolezza del significato culturale delle sue foto, confermando una nuova tendenza e affrancando la fotografia come oggetto da collezione sul mercato dei collezionismo.
Si tratta di un’ultima potente testimonianza del carattere unico e della straordinaria visione del fotografo.
Nessun altro fotografo è mai stato pubblicato quanto Helmut Newton e alcune delle sue immagini più iconiche sono diventate parte della nostra memoria visiva collettiva.

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(Tutte le foto sono di proprietà della Helmut Newton Foundation)

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