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Intervista a Vitaly Levin . La Purezza del corpo, la precisione dello sguardo

Intervista a Vitaly Levin. La purezza del corpo, la precisione dello sguardo

di Anna Smith

L’universo creativo di Vitaly Levin si muove lungo una linea sottile: quella in cui la forma del corpo diventa linguaggio, la luce diventa materia e la vulnerabilità assume una propria forza. Nei suoi nudi in studio non c’è mai ostentazione, ma una ricerca profonda di equilibrio, rispetto e verità.
In questa intervista, Levin racconta il suo approccio al nudo, il ruolo della luce, il rapporto con le modelle e la sua personale visione del confine tra eleganza ed erotismo.

Il tuo lavoro sul corpo umano è estremamente pulito e preciso. Qual è l’aspetto più impegnativo nel fotografare il nudo in studio, e qual è il principio su cui non scenderesti mai a compromessi?

Il nudo in studio richiede un controllo quasi chirurgico di ogni elemento, ma la vera sfida è catturare la vulnerabilità senza trasformarla in esposizione gratuita. Cerco quel momento in cui la modella entra davvero in contatto con sé stessa, lasciando andare sia gli abiti sia l’auto-coscienza.
La luce, poi, è imprevedibile: basta un minimo spostamento di un softbox per cambiare completamente l’atmosfera.
Non scendo mai a compromessi su consenso e collaborazione. Ogni posa nasce da un dialogo chiaro e continuo. Senza fiducia reciproca, una buona fotografia non può esistere.

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Le tue immagini mostrano un equilibrio deliberato tra gesto, tensione muscolare e composizione. Quando costruisci una posa, parti da un’idea precisa o preferisci lasciarti guidare dal corpo della modella?

È un processo ibrido. Arrivo con idee e suggestioni, ma spesso lascio che la modella si muova liberamente. Le professioniste sanno ascoltare il proprio corpo e modellarlo in modo naturale. È una danza condivisa, in cui direzione e spontaneità si incontrano.

La luce nel tuo lavoro è essenziale e mai casuale. Quali criteri segui per scolpire i volumi del corpo? Esiste una scelta di illuminazione che consideri la tua firma?

Cerco una luce che rispetti e valorizzi la forma naturale, scavando linee pulite e profondità credibili.
Prediligo un’illuminazione semplice ma meditata, capace di dare tridimensionalità senza imporsi.
La mia firma è una luce morbida e direzionale: scolpisce con discrezione, senza mai travolgere il soggetto.

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Nei tuoi set compaiono spesso elementi essenziali – tessuti, plinti, cornici – che diventano parte della narrazione. Come stabilisci se un oggetto arricchisce davvero la scena o rischia di distrarre?

Inserisco un oggetto solo quando amplifica la forma o il sentimento della modella. Se attira troppo l’attenzione, lo elimino senza esitazione. L’oggetto deve guidare l’occhio, non reclamarlo.
Scatto sempre alcune immagini con e senza quell’elemento: la semplicità, quasi sempre, vince.
E confesso una predilezione per tulle e chiffon… ogni volta che posso, li porto sul set.

Quando lavori con le modelle, quanto spazio lasci all’improvvisazione? Il tuo approccio cambia con persone meno esperte rispetto alle professioniste?

L’improvvisazione è fondamentale: mantiene l’energia viva, autentica.
Con le professioniste lascio ancora più libertà, perché conoscono profondamente il proprio corpo e la luce. Con chi ha meno esperienza, invece, lavoro con maggiore guida e supporto, così da farla sentire sicura.
Ma anche in quei casi incoraggio momenti spontanei: spesso sono proprio i gesti non programmati a diventare gli scatti migliori.

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Il confine tra eleganza ed erotismo è sottilissimo, e tu riesci a gestirlo con grande equilibrio. Come definisci questo limite? È una scelta estetica, etica, o entrambe?

Il limite nasce dall’intenzione. L’eleganza celebra la forma; l’erotismo cerca lo shock o la provocazione.
Nel mio lavoro cerco sempre la prima. È una scelta estetica, certo, ma anche etica. Voglio che le mie immagini parlino di rispetto, non di seduzione gratuita.

Guardando ai tuoi lavori più recenti, quale direzione senti di voler esplorare ora? C’è un progetto o una sfida che rappresenterà il tuo prossimo passo?

Ho alcune idee che mi entusiasmano molto, ma per ora preferisco custodirle. Ogni progetto ha bisogno del suo tempo per maturare.

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