In Congo si chiamano sapeurs. Veri e propri dandy di strada, calati in una sartorialità vivace, portatori sani di stile anche con una giacca del fast fashion indosso. Non a caso, in Congo esiste la SAPE, una vera e propria Società degli Animatori e delle Persone Eleganti. Ma a far emergere tutto questo, ispirando anche i lavori di stilisti come Paul Smith e Stella Jean, è stato Daniele Tamagni.
Un narratore fotografico che ha usato il verbo della moda intesa come elemento identitario. Tamagni ha riportato il vestire alla sua funzione antropologica primaria, magnificandolo con le immagini. Il suo amore per l’Africa e la sua essenza di osservatore vicino e lontano al contempo, vivono nello stesso fotogramma, ogni volta.
Nel 2009 uscì il suo celeberrimo Gentlemen of Bacongo, libro iconografico che secondo Vogue Italia avrebbe ispirato anche l’ultimo Met Gala. Non è difficile cogliere questo tipo di animus, di espressione che crea un vero ponte fra le peculiarità africane e la contemporaneità della moda, anche solo passando in Fortezza da Basso durante Pitti Uomo.

Tamagni vive nella quotidianità di questa manifestazione, da lui colta magistralmente perché raccontata in osmosi con i personaggi ed è per questo che Mart gli dedica la mostra “Style is Life”, on air fino a luglio.
Non vedremo solo i dandy Congolesi, ma le cholitas, lottatrici di wrestling boliviane o le crew di Johannesburg, nate in un contesto politico repressivo. O ancora la settimana della moda di Dakar, espressione di una vitalità che sintetizza l’Africa attraverso gli occhi dei creativi e la loro sensibilità.
Quella di Tamagni è sintassi sociale scritta con la macchina fotografica.

La macchina del tempo di Tamagni
Come spiega magistralmente la curatrice, Chiara Bardelli Nonino, l’occhio di Tamagni ci aiuta a cogliere lo spostamento del barometro sociale da eurocentrico, borghese e nitidamente bianco alla vocazione dei dandy che “attribuivano all’eleganza un colore politico”.
Assumere un’identità diversa dal pensiero dominante era tipico della controcultura e Daniele Tamagni ne racchiudeva il senso attraverso le immagini.

“Daniele era stato attratto dalla moda fin dagli esordi: voleva capire e fotografare lo stile, in particolare quel momento in cui il gusto da radicalmente personale si trasforma in un messaggio destinato agli altri. Anche per questo la sua ricerca passava sempre, prima di tutto dalle persone. Daniele voleva conoscere i suoi soggetti, intrecciare amicizie, scoprire perché si vestivano in un certo modo, cosa volevano comunicare, e a chi”.
Il racconto di Daniele è una miscellanea di fotogiornalismo, fotografia di strada e fotografia di moda, ma non intesa nell’accezione comune: “la moda che gli interessava era una forma di resistenza, di rivendicazione della propria identità. Il suo lavoro, alla fine, è una ricerca di spiriti affini, il desiderio di creare una comunità. Ed è proprio quello che accade nelle sue fotografie: il mondo si unisce, all’insegna della libertà e dello stile”.

Dietro e dentro l’obiettivo
“La consultazione dei suoi archivi personali è stata un’esperienza intrigante. Mi ha permesso di capire il suo impegno verso le sue convinzioni e, in particolare, la sua devozione per l’Africa” – ha detto la co-curatrice Aïda Mulunech.
Spesso il mondo vede solo le opere selezionate che presentiamo, e raramente intravede il processo di pensiero completo del fotografo. Tamagni si è completamente concentrato su persone ai margini della società, diventando portavoce estetico delle controculture, di coloro che sfidano le norme vigenti e privilegiano l’affermazione della propria individualità rispetto all’approvazione sociale, ma non solo. Come dice ancora Aïda, “ha scelto narrazioni strettamente allineate al suo cuore e al suo percorso di vita”. Nessun fotogramma vive, senza la presenza di chi lo ha colto.
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Daniele Tamagni
Willy Covary, 2008, stampa 2024
© Daniele Tamagni, Courtesy Giordano Tamagni
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Daniele Tamagni
Vive la Sapé #2, 2008, stampa 2024
© Daniele Tamagni, Courtesy Giordano Tamagni
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Daniele Tamagni
The Playboys of Bacongo, 2008, stampa 2024
© Daniele Tamagni, Courtesy Giordano Tamagni
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Daniele Tamagni
Katy, Ono Joe and Hellrider, 2012, stampa 2024
© Daniele Tamagni, Courtesy Giordano Tamagni
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Daniele Tamagni
Untitled (serie Afrometals), 2012, stampa 2024
© Daniele Tamagni, Courtesy Giordano Tamagni
