Roberto Granata e la magia nascosta di Roma: l’arte fotografica che rivela l’invisibile
Roma durante il Covid, sospesa nella diluizione onirica, privata dello scalpitare umano. Filtrata dall’occhio percettivo, rivelatore, del fotografo che sa andare oltre lo schema e portarci nel sogno.
Roberto Granata presenta il suo libro Roma come un sogno, inanellando immagini raccolte in quell’intercapedine della vita che si manifestava attraverso il silenzio.
E qui, emerge la Roma che non abbiamo mai visto, che mozza il fiato, nella sua purezza e maestosità.
E il fotografo, diventa un Robinson Crusoe “immerso nel suo destino di ricerca”, capace di un punto d’osservazione che “non è pragmatica e usualità ma è magia, rivelazione, scoperta”.
Stupende, le parole con cui lo storico e critico d’arte Francesco Gallo Mazzeo definisce l’arte fotografica. “Saper vedere diventa una provvidenza mediatica che si può affinare con la tecnica ma appartiene all’insondabile, intima profondità di ciascuno di noi”.
La fotografia, diventa “magica trasgressione”: perché questa avvenga, “bisogna addentrarsi in una spiritualità sciamanica che sappia comunicare con il tutto, distillando il senso della misura, del ritmo, della simmetria, dell’armonia”. In modo diverso dalla pittura, perché qui si tratta “della genialità che sa cogliere le sfumature, le angolazioni speciali, la saggia dose di luce e ombra”.
Quando, la fotografia diventa opera d’arte?
Gallo Mazzeo ha la capacità evocativa delle parole e la usa in modo sapiente. Il fotografo viene accostato, per intuito, al cacciatore, al fiocinatore, capace di individuare il focus in modo millimetrico. “Dilatazione ampia del particolare e miniaturizzazione del panorama” configurano un’opera aperta. Perché se così non fosse, non sarebbe opera d’arte ma un lavoro di redazione fotografica come ne avvengono tanti. Qui, invece, l’occhio fotografico è un’”aggiunta neuronale”, che mantiene una sua posizione senza negare mai l’universo di riferimenti che l’antichità ci ha tramandato.
La fotografia resta l’unità di misura della visibilità, il metro costante, pitagorico, per stare dovunque e con chiunque.
La Grande Bellezza traslata dall’obiettivo ci porta attraverso la Roma eterna e quotidiana, portandoci oltre l’automatismo di chi conosce i luoghi e smette di guardarli e facendoci rendere conto che ci siamo comportati da fantasmi, da estranei, senza compiere mai una vera sosta.
Il fotografo sciamano ci porta a vedere dentro, con gli occhi dell’arte, dell’amore, rendendo visibile anche l’invisibile.
Roberto Granata: quando il fotografo ferma il tempo
Roberto Granata nasce nel 1945 a Catania ma la sua arte lo porta a essere ubiquo. Dopo una permanenza a Milano, Roma è diventata la sua dimora. Ed è qui, che per due anni, ha compiuto questa opera di immensa bellezza alzandosi presto, procedendo furtivo, districandosi ogni giorno fra poliziotti che lo fermavano. “Riuscivo a convincerli, alla fine stavo svolgendo il mio lavoro”. Lui, abituato a immortalare personaggi del cinema, della politica, del jet set, questa volta si cimentava con l’eterno metasifico e terreno della città più bella al mondo.
Granata è uso a Fermare il tempo, titolo del libro che ritrae Nastassja Kinsky, Robert de Niro sul set di C’era una Volta in America, Marina e Carlo Ripa di Meana, Alberto Moravia, una giovanissima Ornella Muti, una selvaggia Eleonora Giorgi, Mia Martini e Loredana Berté a fine anni 70, Gianni Versace insieme a Donatella e al cognato Paul Beck con in braccio la piccola Allegra, Sergio Leone seduto su una sorta di trono fra pelli rovesciate con uno dei suoi fedeli cani ai piedi. E tanti, tanti altri miti contemporanei.
Sempre Granata fu tra i primi a fotografare gli artefici della grande moda italiana nel momento in cui sbocciavano insieme al loro talento ed è emozionante vedere un magnetico Giorgio Armani in camicia bianca e suède, serio e suggestivo, tutte le donne della famiglia Fendi raccolte in gruppo. Un’immersione nella parte dorata dell’umanità, che lo porta a occuparsi di coloro che stanno al buio della povertà o del degrado: bambini vittime di guerre, diseredati, cui Granata riserva parte dei proventi delle vendite dei suoi libri.
Oggi, la sua lente di ingrandimento su Roma lo rende, più che mai, sciamano.
