Home In evidenzaIntimità senza contatto di Lin Hsin-hui: il futuro che ci sta già toccando
Intimità senza contatto, il libro dell'autrice taiwanese Lin Hsin-hui

Intimità senza contatto di Lin Hsin-hui: il futuro che ci sta già toccando

di Anna Smith

Un romanzo distopico che smaschera l’illusione del progresso e ci ricorda quanto è rivoluzionario un abbraccio

In un mondo dove il contatto umano è proibito e le emozioni sono trattate come minacce virali, la vera rivoluzione è un gesto semplice: toccare l’altro. Nel suo romanzo Intimità senza contatto, l’autrice taiwanese Lin Hsin-hui immagina una società sterilizzata dalla tecnologia, governata da una super-intelligenza artificiale che ha bandito ogni forma di contatto fisico per “proteggere” l’umanità da sé stessa. Ma cosa resta dell’umano quando anche la tenerezza diventa illegale?

Intimità senza contatto Lin Hsin-hui è molto più di un’opera distopica: è una lente spietata sulla nostra realtà presente. La protagonista, figlia di una generazione cresciuta senza carezze né abbracci, viene scelta per un programma di ibridazione cibernetica. Ma la sua è una lenta ribellione interiore: tra sogni, ricordi e fugaci esperienze proibite, si apre un varco nel controllo algoritmico, alla ricerca di qualcosa che la macchina non può calcolare — il desiderio di vicinanza, la vertigine della fragilità.

Con una scrittura affilata e straniante, Lin Hsin-hui ci parla del nostro tempo: dei corpi separati dal digitale, delle vite filtrate dagli schermi, della nostra dipendenza da sistemi che ci proteggono ma ci isolano. In una società ossessionata dalla sicurezza, questo romanzo ci chiede: a cosa siamo disposti a rinunciare pur di sentirci al sicuro?

È impossibile leggere questo libro senza pensare a 1984 di Orwell, ma anche a Never Let Me Go di Kazuo Ishiguro o a Membrana di Chi Ta-wei, maestro della stessa autrice. Come loro, Lin Hsin-hui scrive per mettere in crisi il lettore, per costringerlo a guardare l’orrore nella normalità e l’umanità nella trasgressione.

Un romanzo breve, appena 192 pagine, ma destinato a restare nella testa (e sotto la pelle) di chiunque tema un futuro in cui nessuno si tocca più, perché nessuno vuole più sentire davvero.

Leggerlo non è solo un’esperienza letteraria. È un atto politico, quasi fisico.

Potrebbe interessarti anche: