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Intervista a Luca Pareto: galeotta fu la Pentax

Intervista a Luca Pareto: galeotta fu la Pentax

di Monica Camozzi

Un viaggio nella visione artistica di Luca Pareto, tra glamour, imperfezioni e tecnologia

La prima macchina è stata una Pentax K 1000, con obiettivi e corredo completo.
Un mio amico faceva il fotografo per Guerin Sportivo e un giorno mi disse che gli era passata la passione. Così decisi di acquistare io l’attrezzatura”.
La scintilla dell’intuizione dura 1,7 secondi e Luca Pareto l’ha ascoltata. A quei tempi lavorava al porto di Genova e la sua vita era lontanissima dai set fotografici. Ma il padre pittore, silenziosamente, aveva contaminato qualche cromosoma.
Poi, il destino ci ha messo lo zampino.
Dopo aver comprato la Pentax ho iniziato a leggere libri di fotografia, ho fatto un corso a Genova, da un amico fotografo che scattava matrimoni e ho iniziato così, con still life pubblicitari e foto nuziali”.

Intervista a Luca Pareto: galeotta fu la Pentax

Adesso le tue foto sono un po’ diverse da quelle matrimoniali! Come sono arrivate le modelle?
Mia cugina si sposava e mi ha chiesto foto per il suo matrimonio. Caso vuole che fra gli invitati ci fosse una modella e mi chiese tre o quattro foto per un casting. Io le risposi che non ero un fotografo professionista ma solo il cugino della sposa, lei insistette. La presero al casting e diventai una sorta di portafortuna. Da quel momento è sempre venuta da me ad aggiornare il book.

E poi?
Poi l’agenzia per cui lavorava chiese di chi fossero le foto. E altre ragazze hanno iniziato ad affluire in studio. Quando il modello di business è cambiato, soprattutto dopo gli anni di blocco pandemico, ho trasformato la mia attività, prendendo in affitto una villa del 700 a Genova e usandola come set.

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Qual è il tipo di fotografia che ami, al netto del glamour?
Ho sempre amato la ritrattistica. I miei soggetti sono stati più spesso donne, perché amano mettersi in gioco, ma non solo. Sono arrivati anche molti atleti.

Glamour ed erotismo sono la stessa cosa?
Per me il glamour è differente, più improntato sul senso estetico. La foto erotica non mi interessa, se non ha un fine preciso. Trovo immensamente più bello un nudo artistico dove posso giocare con la luce e le ombre, esaltando la femminilità.

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Qual è la soglia oltre la quale si entra nella volgarità?
Ah molto spesso è più volgare un volto rispetto al corpo. Personalmente, trovo volgare il viso visibilmente rifatto, le labbra gonfiate. O una ragazza magra che si fa una quarta, mettendo sul suo corpo volumi innaturali e artefatti. Piuttosto preferisco scattare una ragazza curvy o con qualche chilo in più, trovo maggiore armonia.

Giochi molto con l’AI, sfidando a volte l’utente a distinguere fra foto di persone reali o create digitalmente. È una sfida che ti piace?
Io lavoro molto con influencers e spesso l’AI mi serve per ricreare l’ambientazione di alcune foto. Però nasco fotografo con una passione per il mondo reale. Il gioco che faccio con il pubblico è una piccola provocazione, più che altro una sfida estetica.

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Cos’è per te la bellezza?
Tutto ciò che mi attrae. Sono più attratto dalle imperfezioni, in natura del resto la perfezione non esiste. Sono le prerogative “imperfette” a rendere una persona unica, perciò bella. Oggi si tende a cercare una omologazione a tutti i costi, non la amo perché uniforma gli esseri umani. Crea una massa omogenea, poco interessante.

In base a quali caratteristiche il fotografo viene considerato bravo, secondo te?
Un fotografo deve essere un ottimo psicologo. Alcune persone vanno condotte con il dialogo, incentivate, altre vanno lasciate libere. Prima dello scatto mi calo nei panni dell’osservatore, poi divento narratore. Trovo molto bello raccontare la propria storia attraverso le fotografie.

Intervista a Luca Pareto: galeotta fu la Pentax

Sogni nel cassetto (o fuori da esso)?
Diventare direttore della fotografia. Tempo fa, quando ero sposato, lo zio di mia moglie in veste di scenografo mi introdusse in set importanti. Era il 2005, ebbi la fortuna di scattare due o tre backstage e mi fu chiesto di restare Oltreoceano, ma per ragioni personali rifiutai. Il sogno resta. Chiunque lavori in ambito artistico –e la fotografia è una forma d’arte- deve essere un sognatore.

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