Filippo Romani ci invita in un mondo dove la fotografia è un atto intimo e profondo, fatto di luci delicate e ombre sincere. Il suo lavoro riflette un’evoluzione costante, dalla spontaneità iniziale alla consapevolezza che oggi accompagna ogni scatto. In questa intervista, Romani ci guida alla scoperta del suo approccio alla fotografia, di come la luce del tramonto sia diventata simbolo di cambiamento e di quanto la sua arte sia intrinsecamente legata a emozioni vere e autentiche.
La sua visione si nutre di un delicato equilibrio tra tecnica e ispirazione, dove ogni immagine è un atto di espressione personale e soggettiva. In un mondo dove la perfezione tecnologica sembra dominare, Filippo sogna una fotografia che torni alle sue radici, fatta di imperfezioni e momenti autentici.
Un incontro con l’anima del fotografo che, attraverso ogni ritratto, ci invita a fermarci a riflettere sul mondo che ci circonda.
Filippo, che cosa ti spinge a fotografare e come è cambiato il tuo approccio nel tempo?
All’inizio, fotografavo per istinto, senza pensarci troppo. Era un modo per fermare attimi. Ogni scatto era una finestra su quello che sentivo, anche se non sempre sapevo spiegarlo a parole. Fotografie imperfette, spesso istantanee di momenti quotidiani, ma cariche di emozioni personali. Oggi fotografo ancora per raccontarmi, ma lo faccio con più consapevolezza. Ogni foto è un pezzo di me, è una storia che scelgo di raccontare, un’emozione che decido di mettere a fuoco. Mi soffermo di più sulla luce, sui colori, sulle ombre, perché so che ogni dettaglio può dare un significato diverso all’immagine. La mia fotografia cambia con me, si evolve, ma resta sempre un modo per guardarmi dentro e lasciare una traccia di ciò che sono.


Cosa significa per te il concetto di ‘momento perfetto’ in fotografia?
Per me, il “momento perfetto” in fotografia non è qualcosa di statico o assoluto, non è necessariamente legato alla tecnica impeccabile o alla composizione studiata nei minimi dettagli, ma piuttosto alla capacità di raccontare qualcosa di vero, di personale. È quell’istante in cui tutto sembra allinearsi: la luce giusta, un’espressione sincera, una sensazione che risuona dentro di me. A volte arriva all’improvviso, altre volte è il risultato di un’attesa, di una maggiore consapevolezza nel guardare il mondo attraverso l’obiettivo.
In che modo la tua ricerca della luce al tramonto riflette il tuo punto di vista sulla vita e sull’arte?
Fotografare la luce del tramonto è, in un certo senso, come dare valore al cambiamento, accettare che ogni cosa ha il suo tempo, nella consapevolezza che nulla è destinato a durare per sempre. Questo si riflette anche nel mio modo di vedere la vita e l’arte: non cerco la perfezione, ma piuttosto l’autenticità di un momento, la sua essenza prima che svanisca.
Nel tempo ho imparato a non rincorrere sempre la luce perfetta, ma ad accoglierla per quello che è. A volte il tramonto è spettacolare, altre volte più discreto. Ma c’è sempre qualcosa da cogliere, un’atmosfera da raccontare. Ed è proprio questa ricerca che dà senso alla mia fotografia.


Pensi che la fotografia possa raccontare la verità, o è sempre una forma di interpretazione?
Credo che la fotografia sia sempre una forma di interpretazione. Ogni immagine porta con sé il peso delle mie scelte, delle emozioni e delle esperienze che mi accompagnano nel momento dello scatto. Anche quando mi sforzo di essere il più fedele possibile alla realtà, sono sempre io a decidere cosa includere, cosa lasciare fuori, quale angolazione adottare. Per me, ogni fotografia è un racconto personale, un modo per esprimere il mio modo di vedere il mondo, le luci, le ombre, i colori: tutto diventa parte di una narrazione soggettiva. Forse la bellezza sta proprio qui: non nel cercare di mostrare una realtà oggettiva, ma nel dare spazio a una molteplicità di sguardi e interpretazioni. Fotografare diventa così un dialogo tra ciò che esiste e come lo sento.
Come bilanci la tecnica e l’ispirazione quando crei un ritratto?
Per me, bilanciare tecnica e ispirazione in un ritratto è un mix tra preparazione e spontaneità. Da un lato, la tecnica, la luce, le ombre, la composizione, e tutto ciò che mi permette di dare forma e struttura all’immagine. Dall’altro lato, c’è l’ispirazione, quando capisco che c’è qualcosa di unico da esprimere, un’emozione che va catturata e trasformata in immagine. Quindi, mentre la tecnica mi offre una base per lavorare, è l’ispirazione che trasforma ogni ritratto in qualcosa di vivo e personale. Cerco sempre di lasciare un po’ di spazio all’improvvisazione, affidandomi all’emozione del momento, perché credo che sia proprio in quel delicato equilibrio che nascano le immagini più sincere e significative.


C’è un cambiamento che speri di vedere nella fotografia nei prossimi anni?
Sì, spero in un cambiamento che porti la fotografia a riscoprire la sua vera essenza. In un momento storico come il nostro in cui la tecnologia e le varie IA tendono ad enfatizzare una perfezione quasi surreale, mi piacerebbe vedere un ritorno al racconto personale, ad una fotografia che sa comunicare emozioni vere e storie intime. Vorrei che la fotografia diventi uno strumento di espressione libera, dove la tecnica non imponga limiti ma serva a valorizzare il vissuto e la soggettività di chi scatta. Un cambiamento che dia spazio alle imperfezioni, a quegli attimi spontanei che parlano di fragilità e autenticità, facendo sì che ogni immagine possa raccontare un pezzo di vita, un dialogo sincero tra il fotografo e il mondo che lo circonda.
Hai dei registi o film che consideri fonte di ispirazione per il tuo lavoro fotografico?
Assolutamente sì, come registi apprezzo molto Stanley Kubrick. La fotografia nelle sue opere diventa un vero e proprio linguaggio visivo, in cui tecnica e creatività si fondono per creare atmosfere uniche, cariche di significato e profondità. Tra i film ho apprezzato molto “The fall” dove ogni scena è praticamente un viaggio visivo. Altro film che trovo degno di nota è “Dune”. Questo film è un invito a immergersi in un universo narrativo, dove la luce, il colore e la composizione diventano strumenti molto potenti.


Come ti immagini il futuro della tua arte?
Mi immagino un futuro in cui posso continuare a esplorare nuovi modi per emozionare attraverso la fotografia. Voglio affinare ancora di più il mio utilizzo del colore e della luce, spingendomi a creare immagini che vadano oltre il visivo e tocchino qualcosa di più profondo. Continuare a raccontarmi e raccontare.
Credits: Fotografie di Filippo Romani | Instagram: filippo__romani | Modelle: Sabrina Nicosia | Instagram: sassabry, Federica Bergamo | Instagram: fe.ndre, Jessica Corradin | Instagram: jes__1986, Serena Vitale | Instagram: serenavitale92, Sophia Olivieri: aihpos_o 