A cura di Simone Angarano
Una delle tematiche che spesso mi vengono sottoposte e quella di come trovare il proprio stile fotografico.
Questa ricerca può sembrare qualcosa di difficile e complesso e spesso può essere un’attività che scoraggia soprattutto chi si trova agli inizi del suo percorso fotografica.
Partiamo da una premessa fondamentale:
nessuno nasce con uno stile fotografico.
Arrivare a possedere e padroneggiare un proprio stile parte da un percorso personale che ognuno compie in modo diverso e con tempistiche diverse. L’importante è vivere questa ricerca in modo sereno e gratificante, non dimenticando mai di sperimentare, indagare, cercare dentro e attorno a noi.
Inoltre va considerato che per molti fotografi questo è un percorso in continua evoluzione e viene influenzato da diversi fattori sia emotivi che a livello di esperienza. Più ci esercitiamo, più scaviamo nel nostro io più assistiamo ad una maturazione.
Ma la domanda ricorrente è “cosa definisce uno stile fotografico?”
Per prima cosa bisogna definire cosa si intende per stile fotografico.
Si tratta di un aspetto importante.
Se è vero che desiderare il raggiungimento di un obiettivo è cosa comune, è altrettanto comune che la visione o l’idea di tale obiettivo rimane confuso e sfocato.
Molti fotografi a inizio carriera confondono lo Stile con il Genere.
Sovente, mi è capitato sovente affermare “ il mio stile è il ritratto ambientato” oppure “il mio stile è paesaggistica urbana“.
Capirete bene che non c’è nulla di più sbagliato in questa affermazione.
Un genere fotografico è una categoria convenzionale che permette di classificare le diverse opere fotografiche in base ad alcuni temi o caratteristiche ricorrenti. Quindi nonostante ogni genere abbia le sue peculiarità e comporti l’utilizzo di tecniche specifiche e di attrezzatura adeguata non serve a definire uno stile. Un fotografo può avere la tendenza a specializzarsi in un determinato genere vivendolo con uno stile proprio. Ma idealmente il proprio stile dovrebbe essere manifesto in qualsiasi genere.
Lo Stile è la propria firma come se fosse un’impronta digitale, un carattere distintivo, unico e riconoscibile.
Lo Stile è ciò che che ci rende diversi da qualsiasi altro fotografo
e che renderà riconoscibile immediatamente il nostro lavoro.
Immaginiamo che ogni nostra immagine sia legata da un filo conduttore tale che lo spettatore non possa avere dubbi sulla paternità del lavoro che sta ammirando (da non confondere però con il fare foto tutte uguali).
Lo Stile è quel qualcosa che riconduce lo spettatore a noi a prescindere dal soggetto, che esprimi l’unicità del nostro vedere, che palesi l’irripetibilità del messaggio rinchiuso nella immagine. Questo non è altro se non il risultato del nostro modo di vedere il mondo e raccontarlo.
Ma fattivamente, come si può fare, come può avvenire?
Per cominciare potrebbe essere definito dall’uso di una certa attrezzatura che nel tempo hai imparato a padroneggiare e che sai restituirti il tuo modo di “vedere”. Può essere anche una modalità di fotografare come una modalità di post produrre, come i colori, i contrasti, gli accenti che esprimono la tua comunicazione. La scelta di temi o soggetti è un fattore altrettanto importante, sicuramente anche il più complesso, visto l’infinità di possibilità a disposizione. Ancora (ma più semplicemente): da come viene gestita la luce e da come viene sviluppata l’inquadratura.
Fondamentale, in tutto questo, è imparare a combinare in modo armonioso tutti questi elementi per creare uno stile unico. Ovvio, questo potrebbe apparire difficile o addirittura impossibile se visto come un atto unico e monolitico. Diversamente se visto come un flusso progressivo e temporale, dinamico ed evolutivo, le cose possono apparire più semplici e facili da fare.
Il consiglio che possa dare è partire per gradi.
Cominciando a guardare con attenzione le foto che abbiamo realizzato e che più si amano: ci accorgeremo che troveremo qualcosa di assonante, un etereo denominatore stilistico comune, sebbene ancora in fase primordiale ed embrionale.
Il compito sarà quindi quello di scavare quali, tra gli elementi indicati prima, siano quelli riconoscibili e che hanno dato la maggior emozione. Una volta individuati si dovrà capire il perché questi elementi affascinano e soprattutto il perché e come identificano il nostro lavoro. Svolto questo compito, si dovrà passare alla fase successiva, realizzando progetti che contengano gli elementi precedentemente individuati (anche uno solo).
Si scoprirà presto che – anche se le foto realizzate saranno differenti – si potranno trovare elementi distintivi e stilistici sempre più numerosi e via via maturi, meglio definiti, più facilmente identificabili. Solo a questo punto si potrà cominciare a inserire nuovi elementi che consentano una riconoscibilità del nostro sentire, cercando di farlo sempre singolarmente e concentrandoci sul capire perché quella tal versione parla della nostra fotografia e di noi. Ci accorgeremo presto che questo approccio ci permetterà di identificare meglio quella che vuole essere la nostra comunicazione e col tempo identificherà il nostro stile.





