L’espansione onirica della realtà
La sensazione è quella che si prova guardando Inception, il film di Nolan: un misto di sogno, surrealismo e sospensione atemporale. Vadym Yatsun ti fagocita nel suo mondo, completamente parallelo, affascinante, avulso da ogni problema, ansia, timore.
Un incanto visivo,
incline a usare le geometrie, le alchimie formali, le stratificazioni a più livelli. La riuscita dello scatto rimane un’incognita finché non avviene e se ne vede il risultato.
Come sei arrivato alla fotografia?
Ho iniziato come musicista e in quanto tale
ero abbastanza legato alle performance teatrali, alla scenografia.
Questo ha dato un forte impulso alla mia propensione scenica. Ho iniziato a fotografare per produrre materiale visivo autonomamente ma piano piano la fotografia ha catturato completamente la mia attenzione.
Ho sviluppato il mio approccio alla luce e ai filtri, cercando qualcosa di inconsueto. Sono arrivato in UK dall’Ucraina ed avevo con me un po’ di materiale interessante perché ho sperimentato le luci, iniziato a modulare differenti filtri e vetri. Il modo in cui componi la luce, la filtri, costruisci il tuo quadro, enfatizza ogni dettaglio. Procedo su diversi livelli e alla fine
il colore dà un senso di magia.
Quanto nella composizione è naturale e quanto artificiale?
L’80, 90% è naturale in media, aggiungiamo qualcosa in post produzione. Passo davvero tanto tempo su Photoshop, do forma ai dettagli, con un focus importante sui capelli. Nulla alla fine è perfetto, siamo persone che sprofondano nei dettagli.
Trovo molto interessante l’AI, la uso per i ritocchi, per aggiungere elementi in 3D che enfatizzino l’immagine. Non dovremmo averne paura, faciliterà e velocizzerà tante cose cose ma le persone hanno bisogno delle persone.
Qual è il processo creativo? Come costruisci i moodboard?
Dipende dal progetto, parte da un’idea che a sua volta scaturisce da una ispirazione. Lì, si inizia a “scavare” in un assiduo lavoro che coinvolge tante competenze: luci, stage designer, stylist, make up artist, fotografo…tutto parte dal topic iniziale. Le cose gli si affastellano intorno.
Così, pezzo per pezzo, nasce il moodboard,
ci vogliono giorni –talvolta settimane- per arrivare a compimento del quadro. La composizione richiede la scelta adeguata di tutti i tasselli, grande importanza è rivestita ovviamente dallo styling, dai capelli, dal trucco, che curo in modo particolare. Sul set si sta anche 8, 10 ore, pure di più. Dipende.

Fra i tuoi lavori c’è un digital garden con dentro una bellezza asettica, ibridata. Come vedi il rapporto con la tecnologia?
Insieme al nostro art director, Margot, abbiamo creato questa idea di giardino digitale, cosa che oggi chiunque potrebbe fare con l’ausilio della AI. Ma il nostro processo creativo è stato disegnarlo nella nostra mente, crearlo con una morfologia tridimensionale, scattare la modella, definire i capelli e lo styling e poi iniziare a giocare con lo sfondo, aumentando il livello di complessità. Questo lavoro richiede di essere duttili,
per trasformare la visione in materia creativa.
C’è una forte suggestione nelle tue foto, hai uno stile unico. Da dove hai tratto il tuo archetipo, la tua ispirazione primaria?
Tante cose, la natura, i colori, l’arte vista in giro per il mondo. Certo, quando vado alla Tate gallery rimango colpito. Ma spesso sono anche le persone, sorprendenti, viste per la strada. O le decine di cose straordinarie messe in campo da altri, che ti motivano. Il propulsore per me sono le sfide complesse, le cose difficili da realizzare. Naturalmente conta molto lo studio tecnico, la sperimentazione.
Il mondo della moda è galvanizzante per te?
L’abito è una parte importante della suggestione, ma dipende sempre da fattori contingenti. Un bel vestito, con caratteristiche definite di stile può essere anche fonte di ispirazione.
Presto molta attenzione ai designer giovani, emergenti.
Hai una passione per i capelli…
Amo i capelli perché creano forme, già in Ucraina, mio paese d’origine, lavoravo con brand e giornali focalizzati sui capelli. Questa mia esperienza nell’industria è proseguita anche su Londra e mi ha messo in contatto con hair stylist, make up artists, dandomi chiarezza sull’iter corretto per costruire un moodboard.
Nelle tue foto emerge a tratti una fascinazione per elementi dark, un po’ inquietanti
Questo è un terreno fertile, attingere un po’ alla tragedia, alla parte scura dell’essere vivente, mostrare emozioni forti: sono ambiti di esplorazione estetica che utilizzo.
Cos’è per te la bellezza?
Spesso le persone considerano brutto ciò che non è convenzionale.
Mi impressiona vedere che su Instagram ormai hanno tutti lo stesso naso, le stesse guance, gli stessi capelli stirati…davvero noioso. I miei eroi sono un po’ folli, hanno capelli e make up fuori dal comune, cose che non vedi nel mondo reale e questo li rende interessanti
CREDITS: Fotografo Vadym Yatsun | Instagram @vadim_yatsun











