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Bob Sinclar

Bob Sinclar. Se Bob fosse un filosofo

di Monica Camozzi

Intervista a Bob Sinclar: etica, estetica e l’alchimia della musica

A cura di Monica Camozzi
Foto di Luca De Nardo e Luigi Baldelli

Se Bob fosse un filosofo…sarebbe inguaiato nel guazzabuglio fra etica ed estetica. 

Senza volerlo, Bob Sinclar, si apparenta con Wittgenstein quando dice che etica ed estetica sono tutt’uno. Perché il Bene e il Bello dovrebbero essere scissi, in fondo?

“C’è una frase ebraica che significa tutto per il bene, la parola Tôb ha un significato per cui ‘buono’ e ‘bello’ sono due volti della stessa realtà. Anche la cosa peggiore può accadere con un senso migliorativo, dobbiamo imparare a guardare gli avvenimenti con spirito diverso, senza lasciarci abbattere”.

Il buono e il bello, Bob, al secolo Christophe Le Friant, lo ha trovato nell’alchimia della musica, che lui compone, ricompone, trasforma come fece con la mitica Raffa, nella versione altra di A far l’amore comincia tu. Talmente entrata nel sangue e nella mitologia italica da essere presa come base dalle due nonne dell’antico forno Santa Caterina di Altamura, che hanno risposto con il brano – e con un ballo in diretta – alla polemica scatenata da Bob sui giovani che anziché ballare in discoteca stanno incollati al telefono.

Insomma, Sinclar piace, conquista, dai 15 ai 90 e oltre. Ha una forza centripeta difficilmente scalfibile. Raccoglie, come un accumulatore e irradia.

“Ero il genero ideale”, scherza, seduto nella lounge de La Meridiana, sopra Alassio, una delle soste dell’oceanico tour estivo “facevo i mix per le mamme delle mie fidanzate”. 

E quando chiedi se in World, Hold on – Children of the Sky, suo brano del 2006, era stato profetico (visto lo stato pietoso in cui versa il pianeta, ndr) Bob cita Steve Edwards, originario della Giamaica, nato a Manchester, che aveva lavorato al brano: “se domani arrivasse una guerra atomica, all’atto del ricostruire quali canzoni resterebbero? World hold on potrebbe essere cantata anche in un luogo di culto, al pari di un inno religioso. In fondo anche

Love Generation è il suono della libertà,

positivo, capace di infondere speranza”. 

Una cosa è certa: il nome dell’agente segreto Bob Saint-Clair, “rubato” al film con Jean Paul Belmondo Le magnifique, co produzione italo francese, è stato benaugurale. Quasi una predestinazione.

Credi nel destino?
“Se credi in Dio e sei monoteista, credi per forza nel destino. Cito l’Ikigai, giapponese, la ragione per cui sei qui. E’ in noi ci guida, anche se abbiamo il libero arbitrio e possiamo decidere qualunque cosa. Spesso si ascolta la piccola voce mentale, si è deviati dall’educazione, dai parenti…dai paradisi artificiali”.

Ha fatto tanto scalpore la tua doglianza dopo una serata a Mykonos, in cui lamentavi di avere davanti persone inchiodate al cellulare. Come la vedi questa simbiosi tecnologica?

Quando ho iniziato, i dee jay non erano delle star come ora,

non li filmavi, andavi ad ascoltare. E si creava un vortice, la tua energia musicale si fondeva con quella fisica delle persone e faceva vibrare tutto, l’acqua che ci compone, l’ambiente circostante. Ecco quello scambio con le persone fissate sul cellulare…non c’è! E questo mi frustra enormemente, perché annulla quel meraviglioso indotto di energia, quell’alchimia.

Dopo quello sfogo mi aspettavo una scia di polemiche tipo “fai i soldi, non lamentarti” invece tutti i dj hanno condiviso e i media hanno ripreso compatti la storia. 

Cosa cambia oggi, con gran parte della musica ascoltata in streaming e, appunto, i social?
Il 75% della musica trasmessa sui social, o nelle playlist di Spotify, è musica vecchia. Al 35% sono grandi classici, i nuovi successi sono al 20%, l’hip hop è al 10% e resta una piccola percentuale per house, elettronica. Avere visibilità per chi esordisce non è semplicissimo. 

Tu che musica ascoltavi da ragazzino?
Depeche Mode, Tears for Fears, George Michael. Prefab Sprout. Mi ha iniziato mia sorella, più grande di me, ero un po’ timido… La black music è venuta dopo. 

Hai ribadito più volte di condurre una vita sana, non ti droghi, non fumi, non bevi. Perché si associa sempre la vita del musicista –o di chi è in questo ambiente- con lo sbandamento?
Io non sono un musicista di formazione, diciamo che assemblo, metto insieme. Chi crea capolavori, come i grandi protagonisti della musica, deve spesso andare in territori emozionali o ispirazionali che sono al limite. Pensiamo a Prince, a James Brown, a Mick Jagger. 

Pare che l’Italia ti piaccia molto, cosa ami in particolare?

L’Italia non ha dimenticato le proprie radici

e lo esprime in tutto, nell’eleganza, nella raffinatezza, nella moda, nel senso del bello. E nell’importanza della famiglia, in Francia si parla molto di laicità ma io penso che i valori siano importanti. E’ come se il tempo si fosse fermato, qui. Io amo l’Italia e lei mi ricambia appieno. In ogni caso la mia manager è mia mamma. Ha 77 anni, mi segue sui social e si occupa della parte amministrativa, chi meglio di lei? La nostra famiglia era modesta, mia madre ci ha cresciuti da sola, c’erano spesso problemi di soldi, adesso è difficile dire no alle cose e dovrei imparare a farlo perché ciò che desidero è un po’ di tempo per me.

Perciò il tuo desiderio è il tempo?
In un mestiere come questo sei in una specie di macchina, dove l’imperativo è postare, essere il migliore. Non ho ancora compreso come ritagliare del tempo per me. Non mi lamento, ho avuto tantissimo, ma se devo esprimere un desiderio, è questo. 

I soldi fanno la felicità?
No. Ma danno la libertà. 

Ti senti un sex symbol?
No, non mi sento proprio tale! Forse lo erano alcune star degli anni addietro, oggi chiunque può essere un sex symbol.
La popolarità nel mondo odierno è più importante del talento,
si vive del proprio avatar. I social hanno portato un cambiamento forte. E per me, ora, sensualità significa essere una persona vera. 

Cos’è per te la bellezza?
Qualcosa che mi crea un enorme conflitto interiore. Come un pezzo d’arte. Mi suggestiona.

Ho un forte senso estetico, amo la bellezza esteriore.

Un bel sorriso, dei bei denti, i tacchi, il talento. 

Se non fossi Bob Sinclar, se ti facessi entrare in una realtà parallela, cosa o chi saresti?
Uno sportivo, uno come Roger Federer. Ho un’ammirazione per questi atleti, per la loro vita sana, la potenza che esprimono. Vorrei essere uno di loro ma non avevo talento per questo. 

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