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Federica Putelli: fotografo del mese

Fotografo del mese: Federica Putelli

di Monica Camozzi

Federica Putelli: alla scoperta dell’eleganza e della sperimentazione fotografica

A cura di Monica Camozzi

Così come Ezra Pound venne folgorato dalla saggezza di Confucio, Federica Putelli rimase conquistata dalle pagine di una rivista di moda. 

Mi sono detta, voglio fare questo.

Ai tempi frequentava la Libera Accademia delle Belle Arti di Brescia (Laba), dove la sperimentazione fotografica scorreva come un rivolo accanto al fiume della pittura.
“La fotografia mi è sempre piaciuta ma non avrei mai pensato che sarei finita a fare la fotografa di moda”. 

Sul sito, nessuna biografia.
“Per me non ha senso che un fotografo usi le parole per spiegare cosa ha fatto, dove ha vissuto”. 

Federica ha le sue idee precise, va per la sua strada con decisione. Anche se possono risultare impopolari per gli alfieri dell’inclusione a tutti i costi.
“Sono dell’idea che la fotografia di moda incarni il sogno, amo l’espressione della bellezza fisica in questo mondo che considero elitario”.

Quindi nessun emblema di “diversità” nel contesto del fashion?
Nella vita sono assolutamente inclusiva, non giudico e non definisco. Ma la scelta di far scendere la moda dal gradino del sogno la trovo senza senso.

La moda vende uno stile di vita e l’esclusività, la vogliamo perché è poco accessibile. 

Perciò secondo te questa è la ragione per cui nel contesto della moda alcune iniziative sono state estemporanee?
Vendiamo uno stile di vita. I grandi brand sono accessibili unicamente a una clientela di fascia alta…il marketing e la pubblicità sono finalizzate a vendere uno stile di vita e un ideale. Ma non è una novità, ritengo presuntuoso cercare di cambiarlo.

Fra i temi usciti alla  maturità ce n’era uno sull’imperfezione, che ne pensi?
Tendenzialmente non ho mai ritoccato troppo le mie immagini. Siamo in un periodo storico dove l’imperfezione è cool e inclusiva. Non ho mai cambiato troppo il mio stile ma

la direzione fotografica evolve di pari passo al bagaglio culturale. 

Oggi il termine imperfezione viene utilizzato per sentirsi inclusivi. Io credo che tutti debbano avere pari diritti e opportunità, questo non significa abbandonare il realismo. Alcuni settori sono elitari. 

Qual è il tuo registro espressivo? Cosa ti attrae?
Adoro scattare la moda femminile, trasformare e valorizzare le modelle mi emoziona. Detesto le immagini trash o che mortificano il soggetto. Uno dei momenti più emozionanti per me è dare vita al concept e allo storyboard dello shooting, creare l’idea, sfogliare libri d’arte, guardare film, osservare i colori. La comunicazione con il team è fondamentale,

se manca la sinergia le immagini ne risentono.

Alcuni tuoi beauty sembrano pigmentati…
È la magia del make up. Adoro scattare dettagli di fiori e oggetti, mentre cerco la giusta inquadratura riesco a immaginare un particolare del viso con la stessa texture o gli stessi colori.

Amo i beauty e il corpo, concentrarmi sull’espressione del viso e i suoi dettagli. 

Lavori maggiormente in Italia o all’estero?
Attualmente all’estero. È molto stimolante perché ogni paese ha un suo mercato e una sua estetica e io ho sete di conoscenza. 

Magia dell’analogico o fascinazione per la AI?
La fotografia analogica ha un fascino senza eguali, ma non possiamo fermare l’evoluzione. Così come il digitale è entrato nelle nostre vite, l’AI entrerà a far parte del nostro futuro. L’artista rimarrà sempre artista, qualsiasi mezzo voglia utilizzare. 

In ogni caso, creare un’immagine di un certo livello con AI è un processo complesso. Per ottenere un ottimo risultato sono necessarie, oltre all’idea, competenze fotografiche, artistiche e informatiche. 

L’AI potrebbe prendere il posto di un fotografo?
L’AI cambierà il nostro metodo di lavoro ma, come esperienza insegna, si creeranno nuove figure professionali. Purtroppo ne risentiranno i rapporti umani.

Il pensiero creativo connesso è meraviglioso. 

CREDITS Fotografo Federica Putelli | Instagram @federica.putelli

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