Dentro il mondo del design
A cura di Davide Pizzi
Quando ho deciso di scrivere questa rubrica incentrata sul Design, sapevo che mi sarei trovato davanti ad una scelta difficile: decidere di chi parlare e quali storie raccontare.
Perché il design racchiude in sé tante strade (moda, arredamento, automotive, illuminazione) e per ogni strada ci sono brillanti personaggi che hanno fatto la storia.
Ho quindi deciso di partire da vicino, dalla mia cara Brianza, ricca di racconti, aziende e di personaggi davvero iconici che sono stati fondamentali per la crescita del design di arredamento.
Con questa premessa, l’unica scelta possibile mi è sembrata quella di parlare di chi ha dato il via al cambiamento, e che ha iniziato a concepire la sua azienda e i suoi prodotti in un modo nuovo…un game-changer insomma.
Stiamo parlando di Cesare Cassina, da cui prende il nome la storica azienda; un imprenditore che ha cambiato il mondo in cui viveva, immaginato un nuovo modo di fare prodotto e forse anche una società diversa che lo avrebbe acquistato. E non si è più fermato.
Siamo nei primi anni del dopoguerra, la Brianza è una specie di fabbrica a cielo aperto, piena di piccole botteghe dove ognuno fa la sua parte: chi taglia, chi lucida, chi incolla, chi riveste…e così per fare un tavolino in legno devi passare da cinque aziende diverse, perché ognuno fa il suo.
Cesare e Umberto Cassina sono figli a loro volta di un falegname, ed hanno già un’azienda tutta loro.
E’ proprio da qui che inizia, a piccoli passi, il processo di cambiamento: Cesare studia a Milano, dove impara a realizzare divani e poltrone finiti, diventando così il primo tappezziere finito di Meda.
Nel primo dopoguerra la loro produzione comincia a differenziarsi da quella dei concorrenti, i fratelli Cassina vogliono di più, e cercano di dare ai loro prodotti qualcosa che gli altri non hanno: una nobiltà che solo la cultura può dare a ogni lavoro.
Avviene così, nei primi anni ‘50, l’incontro con l’architetto Giò Ponti che aprirà le porte a tantissimi capolavori prodotti ancora oggi, di cui forse il più famoso è la sedia Superleggera.
Ma soprattutto questo sarà il primo di tanti altri incontri; l’intuizione fa capire ai fratelli Cassina di essere sulla strada giusta per portare il cambiamento che hanno immaginato: il connubio fra le idee di un architetto e la competenza industriale brianzola.
Questa prima collaborazione (per dovere di cronaca ci fu un precedente tentativo con Franco Albini nel ‘46, ma non andò a buon fine) sarà una calamita per tanti altri giovani talenti: Magistretti, Frattini, Carlo de Carli, e molti altri che sarebbero poi diventati dei maestri, e motiverà l’imprenditore per l’ennesimo salto in avanti rispetto alle altre realtà.
Cassina capisce presto che tutte le menti brillanti che sta richiamando a sé non possono muoversi nelle maglie strette della fabbrica, ma hanno bisogno di uno spazio dove potersi esprimere e sperimentare le loro idee senza la pressione della produzione.
Nasce così l’ennesima innovazione di Cassina: il centro ricerca e sviluppo.
Siamo nei primi anni ‘60, e quella che oggi è un’area che ogni azienda possiede, per l’epoca era una novità assoluta, specialmente nel campo dell’arredo.
In questa decade la sperimentazione fa sempre di più il suo ingresso nell’azienda, grazie a giovani designer che spaziano dallo stile più sobrio fino alla galassia della contestazione e della dissacrazione, come gli Archizoom, Paolo Degnanello, Gaetano Pesce, A.R.D.I.T.I.
Tutti questi ragazzi trovano in Cassina un mecenate che gli permette di dare sfogo al loro estro creativo e sperimentare con materiali all’epoca rivoluzionari e mai utilizzati in questi ambiti. Resine, espansi flessibili, volumi gonfiabili permettono di abbandonare le forme rigorose e i materiali nobili del decennio precedente e di creare oggetti in alcuni casi al limite della fruibilità, ma che sono oggi riconosciuti come uno sconfinamento del design nel campo dell’arte vera e propria.
Non più oggetti che trovano la loro ragione di esistere nella funzione che svolgono, ma oggetti che diffondono bellezza, cultura e innovazione tecnica, spesso con una buona dose di ironia.
L’arte, la sperimentazione e la cultura sono sempre di più il faro che guida questa avventura.
Durante tutti questi anni, tutte queste avventure e innovazioni accanto a Cesare c’è sempre suo fratello Umberto. Anima amministrativa dell’azienda, quella parte del razionale che serve ai visionari per rendere concrete e far vivere nel mondo reale le loro visioni. Contrappunto imprenditoriale e umano del fratello più estroso, ma non per questo meno determinante della riuscita di questa avventura.
Cassina non si ferma ancora e avviene un altro balzo in avanti.
Esattamente come le altre volte, sono gli incontri e l’alchimia fra le persone a creare i presupposti perché avvengano questi salti di qualità, e qui abbiamo un trio che sembra l’incipit di tanti racconti umoristici…ci sono un brianzolo, un napoletano (ma di origini irlandesi) e uno svizzero naturalizzato francese. Il primo è sempre il nostro Cesare, il secondo è Filippo Alison e il terzo è il grande Le Corbusier.
Filippo Alison era all’epoca un giovane architetto, di grande cultura e con una spiccata vena pratica, unita ad un’ottima preparazione sui maestri del Movimento Mmoderno (alcuni dei quali ancora in vita all’epoca) le cui opere non erano mai state prodotte in serie.
Alison raccoglie i disegni di questi grandissimi architetti, fa realizzare i prototipi assicurandosi di preservare la correttezza formale e storica, e li propone a Cassina, che dal canto suo capisce subito di avere fra le mani qualcosa di straordinario, per valore culturale e potenzialità commerciali.
Nasce la collezione “I Maestri”, in cui ogni pezzo viene numerato e dotato di una sua carta d’identità.
Il primo designer di questa schiera è proprio il francese Le Courbusier, forse il più illustre, che era ancora in vita e ha potuto dare diretto contributo a questa collaborazione. Seguiranno Charlotte Perriand, Frank LLoyd Wright, Macintosh, Franco Albini, Theodore Waddel e altri ancora.
L’operazione de “I Maestri” alza nuovamente l’asticella del livello culturale di questo ambiente, andando a nobilitare proprio attraverso la cultura di geni riconosciuti, gli oggetti di uso comune, a cui solo due decenni prima nessuno aveva mai attribuito tanto significato.
Chi acquistava uno di questi oggetti, ieri come oggi, gli attribuiva un valore che va oltre la sua funzione:
tavoli, divani, sedie e contenitori, diventano quindi oggetti non solo da utilizzare, ma da mostrare, preservare e tramandare nel tempo.
Ma ci sono altre avventure imprenditoriali di Cesare Cassina che meritano di essere raccontate.
Durante questo percorso, ci sono state tante altre avventure imprenditoriali che Cesare ha portato avanti, nate sempre da incontri con personalità fuori dal comune.
Ad esempio la società Braccio di Ferro -durata appena due anni- che coinvolge gli architetti Gaetano Pesce, Alessandro Mendini, Francesco Binfarè e Aldo Chichero; un’esperienza radicale non orientata alla produzione, ma alla creazione di pezzi unici, iconici e dalla forte componente artistica, spesso presentati in accompagnamento a delle performance e destinati alle gallerie d’arte.
Un’esperienza breve ma intensa, che ha sfornato prodotti particolarissimi che ancora oggi popolano i libri di storia del design e che ha arricchito dal punto di vista umano e professionale chi ne ha fatto parte.
Ci sono poi altre imprese finite in modo decisamente più profittevole e duraturo, come ad esempio la fondazione -insieme a Dino Gavina- di Flos, azienda storica di illuminazione fondata nel ‘62 a Merano e passata di mano pochi anni dopo.
Merita infine una menzione speciale l’avventura con C&B, che rappresenta di nuovo lo spirito innovatore dell’imprenditore brianzolo.
Anche qui alla base di tutto un incontro importante, quello con Piero Ambrogio Busnelli, che nel 1966 propone a Cassina di fondare insieme un’azienda dal carattere più industriale, lontana dalle classiche logiche artigianali brianzole, la C&B.
Busnelli porta la tecnologia del poliuretano espanso schiumato per iniezione, che permette a mezzo di stampi la realizzazione di pezzi in serie, tutti uguali ma con grande libertà formale. Cassina mette al lavoro i suoi architetti più creativi come Pesce, Mario Bellini, Scarpa, e anche qui la commistione fra tecnica e creatività di livello, dà vita a pezzi straordinari e rivoluzionari come la poltrona UP, ancora oggi a catalogo.
La fotografia e la moda fanno il loro ingresso nel mondo del design d’arredo con Oliviero Toscani e Donna Jordan (musa di Andy Wharol) per il set fotografico di presentazione alla collezione di sedute Le Bambole di Mario Bellini (anche queste ancora in produzione).
La grande fotografia unita al design dell’arredo è l’ennesima innovazione che tanti altri seguiranno, e di cui fino ad allora nessuno aveva compreso la potenzialità.
L’avventura di C&B terminerà nei primi anni settanta, quando Piero Busnelli rileverà le quote di Cassina e darà a vita a B&B; altra azienda di primissimo livello, votata alla produzione industriale e all’avanguardia tecnologica unita alla firma di grandi architetti.
Oggi diremmo che è un maestro del multitasking, forse invece era solo un uomo molto intelligente, di grande intuito e la cui dedizione e determinazione non è stata mai intaccata dai soldi e dal successo raggiunto.
Quel che è certo è che quest’uomo, con la sua passione ed il suo ingegno, è riuscito a trasformare il modo in cui venivano percepiti i prodotti, dando il via ad un trend che tutti i competitor seguiranno…ma a lui rimarrà il grande merito di essere stato il primo.









