Home In evidenzaProfile – Mario Rossetti “the SLOWDIVER”
cheyennedelmar3

Profile – Mario Rossetti “the SLOWDIVER”

Con oggi apriamo una nuova rubrica, PROFILE, attraverso la quale vi presenteremo attori (fotografi e modelle) della fotografia italiana (e non solo,  ponendo alcune semplici domande.
Una rubrica dedicata a quel mondo della fotografia così detta “Amatoriale“, senza voler assegnare un’etichetta o relegare questo o quell’altro attore ad una classe inferiore, bensì con lo scopo di mostrarvi l’esistenza di un mondo della fotografia nascosto, celato, sconosciuto a molti, ma in grado di emozionare, raccontare idee e storie, sapendo cogliere istanti, dettagli, pur non essendo protagonisti professionisti.

Apriamo con Mario Rossetti – in arte the Slowdiver – fotofacente amatoriale (come lui ama definirsi).
Vediamo che cosa ha da dirci… siamo dell’opinione che rimarrete piacevolmente stupiti. 

[in fondo all’articolo, la sua GALLERY]

Come nasce la tua passione per la fotografia?

kimonowaifu4318Per puro caso, in realtà; non sono il tipico appassionato perché magari “mio padre aveva una camera oscura e io a 6 anni già sviluppavo i rullini“.
Tutto nacque 6 anni fa: seguivo una modella su Facebook, che aveva delle foto in cui aveva sempre la pelle perfetta, di porcellana, in ambienti bellissimi. Un giorno pubblicò delle foto in cui era totalmente diversa, in strada, con un semplice gubbino militare e un mood “cinematografico”; io non sapevo nulla di fotografia, ma mi venne all’istante il pensiero: “io voglio fare queste cose“.  Da lì però pensai anche l’opposto, cioè di ritrarre ragazze “comuni” in un’estetica più spontanea e libera, scoprendo che spesso esse stesse volevano esprimersi liberamente con il proprio corpo, ma non avevano il coraggio di farlo per paura dei giudizi, soprattutto in una cittadina del centro-sud.
Siamo abituati a vedere ad esempio una barista, un’impiegata, una professionista in genere esclusivamente legata al suo ruolo nella società, (“la cameriera di tal locale”, “la dottoressa di tale studio”, “la fidanzata di”.)
A questo pensiero unii in seguito l’idea di vedere ogni foto come fosse il fotogramma di un film.
Da lì ho cercato fotografi a cui ispirarmi e a cui chiedere giudizi e consigli e conobbi Luca De Nardo, con cui ho svolto il mio primo workshop, che mi ha aperto la mente.

 

Come vedi la fotografia. Che cosa è la fotografia per te?

kimonowaifu4326La fotografia è un modo per lasciare un ricordo di me; immagino spesso che una delle ragazze ritratte, tra tanti anni riveda le nostre foto e si ricordi di me, dell’esperienza comune, di quel pomeriggio tra chiacchiere e scatti. Questa idea mi è nata dopo essermi reso conto che c’è un periodo della mia vita, di oltre 10 anni, di cui non ho nessuna foto mia o dei miei amici: non ricordo come mi vestivo, chi fossero i miei amici del periodo e che cosa facessimo.
Credo fortemente che un’arte dovrebbe essere praticata da tutti, perché alla fine della sessione (fotografica, pittorica, di scrittura) ci si sente da una parte svuotati e dall’altra arricchiti di energie e nuove ispirazioni.

Cosa cerchi di raccontare con la tua fotografia?

Non parto mai con un progetto; o meglio, non è che pensi a un progetto o stile o ambientazione per poi cercare una ragazza adatta a quel contesto, ma ragiono al contrario. Se una ragazza mi ispira qualcosa, allora mi viene naturale inquadrarla in un ambiente o un racconto. Non guido mai le ragazze nelle pose, cerco solo di farle sentire libere da giudizi e pregiudizi, per poi cercare, il più possibile di nascosto, quello sguardo o quel movimento che mi faccia pensare “ecco, lei è questa” e immortalarla in quel preciso istante.

Un aneddoto che ti è rimasto impresso…

lara4Una ragazza mi contattò per un set da tenere privato, non da pubblicare, perché dopo un periodo di DCA aveva una immagine di sé di cui voleva conferma o smentita tramite alcuni scatti. Dopo gli scatti andò via in silenzio, ma fu grande la mia sorpresa quando le inviai le foto e le sua reazione fu un vocale di un pianto liberatorio e di gratitudine. È un ricordo che ancora mi emoziona, perché ero riuscito a dimostrarle che l’immagine dello specchio non era l’immagine vera di sé stessa.

Che tipo di fotografo sei?

Sono solo una persona che cerca di divertirsi e far star bene chi collabora con me, amo che le ragazze si raccontino, in questo modo le loro espressioni diventano vere e non studiate; uso strumentazioni minime, anche perché credo che una persona che non ha mai scattato, in uno studio di posa con fari, flash, attrezzature professionali, si sentirebbe sotto pressione. Usando una fotocamera magari un po’ malandata, mostrandole i risultati appena ho “lo scatto”, tutto fluisce e alla fine divento invisibile, anzi mi piace sentirmi uno specchio.
Non amo lo scatto ipernitido, così come non ritocco la pelle perché sia perfettamente levigata; mi piace invece che la persona ritratta si veda per ciò che trasmette.

Modelle nella gallery:

Silvia Scarselli – https://www.instagram.com/cheyennedelmar/

Lara Nostrato – https://www.instagram.com/laranostrato/

Roberta – https://www.instagram.com/roberta__t/

Kimonowaifu – https://www.instagram.com/kimonowaifu/

Potrebbe interessarti anche: