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Violenza sulle donne, quando non basta una Giornata Internazionale per sradicarla dal cuore dell’uomo

La brutalità è il pane quotidiano di una sconclusionata generazione di idolatranti che preferisce rimanere a guardare piuttosto che agire

A cura di Simone Di Matteo

Una massima al giorno toglie il medico di torno e ci aiuta in modo pratico ed efficace ad affrontare la vita. O almeno, questo è ciò che i benpensanti del nostro sconclusionato XXI secolo amano ripeterci nella speranza, il più delle volte vana, di distrarci dall’inarrestabile decadenza sociale e morale di una sciagurata contemporaneità senza alcuna possibilità di ripresa o evoluzione.


Si potrebbero dire moltissime cose sulle condizioni in cui l’essere umano versa attualmente, ma la verità è una e una soltanto. Al giorno d’oggi, siamo costantemente circondati dalla brutalità, in una maniera talmente paradossale che spesso e volentieri non riusciamo (o peggio, non vogliamo) neanche a riconoscerla. La violenza è divenuta il pane quotidiano di chi preferisce di gran lunga voltarsi dall’altra parte, piuttosto che agire affinché il mondo divenga concretamente un posto migliore e non rimanga un’utopia da pubblicità della Mulino Bianco. Ed è così che a rimetterci sono esclusivamente quelle fasce della popolazione ritenute, secondo un’ottica del tutto misogina, le più deboli: non solo i bambini, ma anche (e soprattutto) le donne.


Lo spirito di indipendenza e la pretesa di onnipotenza dell’uomo (da intendersi in riferimento al genere biologico e non di certo alla razza umana in generale) hanno reso la possibilità di arrogarsi il diritto di poter giudicare, dire e fare tutto ciò che si vuole, indipendentemente dal fatto che quasi sempre, grazie a indelicate esternazioni e ancor più atroci azioni, si finisce per ledere la dignità, la libertà e l’integrità altrui, una normalità di fronte alla quale non si ha la benché minima reazione.
Basti pensare alla quantità di femminicidi di cui abbiamo sentito parlare negli ultimi mesi. O ancora, alle barbarie perpetrate dai mercenari di Hamas, nella recente guerra tra Israele e Palestina, nei confronti di donne, madri, mogli, nonne, ragazze e bambine in nome di ragioni che, a parer mio, non dovrebbero avere più motivo di esistere. Oppure, agli stupri e agli abusi che continuamente turbano la quotidianità di coloro la cui unica colpa è quella di voler vivere la propria vita. Un po’ quello che è successo con la violenza di massa ai danni della 19enne di Palermo, una bruttissima pagina di Storia Moderna (nonché l’ennesima) dinanzi alla quale gli Andrea Giambruno della situazione sono stati capaci solamente di affermare: “Se eviti di ubriacarti, il lupo non lo trovi!”.


E allora, vien da sé che a nulla servono le battaglie portate avanti da tutti quelli che sono puntualmente pronti a battersi il petto per le più nobili cause, senza che poi queste abbiano un riscontro effettivo nella realtà. A nulla servono le raccomandazioni premurose se, alla fine, hanno come effetto quello di giustificare, e addirittura in alcuni casi beatificare, il carnefice. A nulla servono le marce femministe sull’onda mediatica del #METOO se portano a sviluppare una misandria che alimenta perpetuamente quel ciclo di odio che genera odio. A nulla servono le minacce legislative di qualche funzionario che rammenta di dover svolgere il proprio compito per il breve attimo di una condanna in pubblica piazza di atti efferati. E a nulla servono le Giornate Internazionali per l’Abolizione della Violenza contro le Donne perché la violenza radicata nel cuore degli uomini, sia essa fisica, verbale o psicologica, non può e non deve MAI e IN NESSUN CASO essere accettata, tantomeno coperta o, seppur indirettamente, incoraggiata.


Quello che ci vorrebbe, e che auspico possa realizzarsi nel minor tempo possibile, è una rivoluzione culturale ed educativa che parta dal basso, dai piccoli dell’oggi che saranno i grandi del domani,  perché, lasciatemelo dire, non è normale che sia normale! 

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