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Stefano Accorsi: un sogno a 45 giri

Ho sempre sognato di fare l’attore ed oggi sogno ancora come sviluppare i miei progetti futuri

A cura di Lorenza @lastanzettarosa
Fotografie di Jarno Iotti

Ci ha conquistati tutti con la sua simpatia, il suo sorriso e quell’inconfondibile accento bolognese nel celebre spot degli anni ’90.

Ci ha sorpreso e fatto riflettere con la sua splendida interpretazione nel celebre film di Özpetek “Le fate ignoranti”; abbiamo sognato, sofferto, pianto e urlato in tanti suoi film, per citarne alcuni “Radiofreccia”, “L’ultimo bacio”, “Lasciami andare” e “veloce come il vento”.

Stefano Accorsi, nato da una famiglia che lui stesso definisce “normale”, rappresenta con il suo aspetto gentile e raffinato il gentleman italiano per eccellenza, che, nonostante il grande successo, porta dentro di sè lo stesso ragazzo genuino che con il proprio bagaglio di sogni e speranze muoveva i primi passi alla scuola di teatro di Bologna.

La sua gentilezza passa anche attraverso l’intervista che gli abbiamo fatto quando lo abbiamo incontrato. 

Da bambino hai vissuto il cinema come spettatore e lo hai definito un veicolo per parlare a bassa voce con sé stessi ed emozionarsi; mentre il recitare ? Potresti definire anche il recitare una sorta di terapia?
Non definirei il recitare propriamente una terapia, perchè avendo fatto terapia vera, so che è un’altra cosa; però sicuramente  ti permette di capire meglio delle cose di te e in alcuni casi anche di evolvere ed è un bellissimo modo di esplorare se stessi ma soprattutto, cosa per me ancora più interessante, ti permette di esplorare gli altri, è un vero e proprio esercizio di empatia. L’interpretazione dei personaggi e la comprensione profonda degli stessi e delle dinamiche a loro legate ti portano ad immedesimarti maggiormente quando si tratta di giudicare qualcosa o qualcuno e ti aiutano a capire perché alcune persone hanno agito in un determinato modo. Per un attore che decide di interpretare un personaggio, l’empatia è fondamentale.

Pupi Avati ha dato sicuramente una direzione alla tua carriera, quale regista invece ha contribuito in modo importante alla tua crescita come attore?
E’ difficile dirlo, sicuramente hanno contribuito vari registi in modo diverso, io credo che il mestiere dell’attore sia in parte proporre, interpretare e studiare il copione, ma in parte anche saper ricevere e saper trasformare in recitazione quello che viene richiesto. Quindi potrei dire Gabriele Muccino sicuramente, con il suo modo di essere sempre dentro, ogni singolo secondo, nell’azione in un modo viscerale. Özpetek per la sua grande capacità di cambiare continuamente ciò che è scritto in copione che ti porta ad una ricerca continua dell’interpretazione, cosa che mi piace molto quando è possibile e da Placido ho imparato ad andare oltre i luoghi comuni, oltre i personaggi più comuni e mi ha portato anche ad esplorare il lato un po’ più oscuro. Io credo che ogni regista alla fine qualcosa te lo regala, anche quello meno esperto, proprio perché ha uno sguardo nuovo e fresco sulle cose. In generale è sempre interessante quando c’è uno scambio fra due persone e due personalità.

Ti abbiamo visto in ruoli totalmente diversi tra loro, quale secondo te ti è entrato maggiormente dentro e quale ha segnato in modo decisivo la tua carriera?
Un ruolo che sicuramente ha segnato la mia carriera è Jack Frusciante, perchè quello è stato un film veramente molto visto da ragazzi e intere generazioni. Anche “Radiofreccia” “Santa Maradona” “L’Ultimo Bacio” che hanno continuato negli anni ad essere visti hanno contribuito certamente. 

Se parliamo poi di immedesimazione, ci sono ruoli più viscerali che ti entrano nella carne come per  “Radiofreccia” e “Veloce come il vento”

e non è tanto il personaggio in sé, ma la posta che ha in gioco in quel momento, per questo motivo un ruolo apparentemente più “normale” come quello di Carlo nel film “L’Ultimo Bacio” diventa interessante proprio perché si trova ad un bivio cruciale della propria vita e per la lotta continua che lo vede coinvolto.

Hai dichiarato che da piccolo i tuoi sogni avevano il diametro di un 45 giri, poiché proprio dal tuo ascoltare favole su vinile è partita la tua passione per il cinema. Oggi invece come misuri i tuoi sogni?
Prima proiettavo tutti i miei sogni in una direzione che non conoscevo affatto ovvero il cinema, una direzione quasi onirica; oggi, avendo già fatto questo mestiere, i sogni sono più concentrati sui singoli progetti e sul loro sviluppo.

Mi piace l’idea di continuare a sognare e mettermi alla prova e non necessariamente nel ruolo di attore, pur restando sempre in questo ambito che sento mio, come è successo per la trilogia 1992, 1993 e 1994 di cui sono stato ideatore o come sta accadendo per la serie che uscirà l’anno prossimo “Un Amore” dove sono produttore creativo e co-creatore. 

Il partecipare alle grandi produzioni e sviluppare una serie è una cosa che richiede un grande gioco di squadra e anche una visione diversa e quando vai a lavorare come attore all’interno di questi progetti, ti rendi conto che nonostante tutto ti continui a sorprendere.

Questo allargare gli orizzonti mi appassiona molto e mi continua a far sognare e ovviamente sogno di lavorare con registi o autori con cui non ho ancora lavorato, ad esempio adesso ho appena fatto un film con Fabio De Luigi, dove lui ha fatto la regia, una bellissima commedia, un’idea che coltivavo da anni e quando mi è arrivata la proposta sono stato felicissimo, ci siamo divertiti molto.

Non escludo nulla, anche dare la voce ad un cartone animato mi piacerebbe molto.

Parlando sempre dei tuoi sogni passati, in diverse occasioni hai raccontato quando esprimevi a tua madre il desiderio di scrivere a Paul Newman per chiedergli di aiutarti a fare l’attore…e se un ragazzo dovesse scrivere a te oggi? Cosa gli diresti?
Gli direi prima di tutto di non affidare tutte le sue speranze ad alcune parole scritte, perchè è veramente il sogno ingenuo di un ragazzino, un po’ come accade a chi sogna di fare il calciatore o altro; poi, può succedere che un Paul Newman ti chiami davvero, ma comunque, nella migliore delle ipotesi, sarebbe per un solo film; ciò che serve è il volerlo fare davvero e l’impegno, come per tutti i lavori, io stesso mi sono reso conto che sono i sì, piuttosto che i no, le esperienze lavorative e le volte che vai e non ti prendono che realizzano il sogno.

Anche esperienze sgradevoli a volte come la persona insensibile che ti tratta male durante un provino, l’attore che sgomita, quello che cerca di fregarti, bisogna lottare insomma, poi ovviamente ci sono tante cose belle. Capitano incontri piacevoli e persone con cui si sta bene e si lavora bene, però bisogna passarci, rimboccarsi le maniche e darsi da fare; forse oggi anche di più perchè quando ho cominciato io, i ragazzi cominciavano a fare i protagonisti, adesso di ruoli per ragazzi giovani ce ne sono tanti e ci sono tanti attori giovani che competono gli uni con gli altri, basta guardare alcuni cast di Netflix o della Rai. Oggi mi confronto spesso con figli di amici che vogliono fare gli attori, mentre quando io ero piccolo non sapevo veramente a chi andare a chiedere perché nessuno voleva fare l’attore, ma era una cosa che avevo dentro e non sapevo neanche il perché.

In quel periodo ha giocato un ruolo importante la tua insegnante di animazione delle scuole medie vero?
Ah sì, Laura Falqui! Fondamentali sono stati i suoi consigli, lei mi ha detto che se volevo fare veramente l’attore dovevo iscrivermi ad una scuola di teatro e così ho fatto. Poi ci vuole anche una specie di istinto, ricordo che girando le varie scuole mi dicevo “questa no”, “questa no”, mentre entrando alla scuola di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone, pensai “qui si fa sul serio, questo è il posto giusto per me”.

Cinema, teatro, televisione e molteplici premi tra cui David di Donatello, Coppa Volpi e Nastro d’Argento… lavorativamente parlando, cosa c’è nel tuo cassetto oggi? I tuoi progetti futuri?

A questo punto della mia carriera certamente mi piacerebbe scrivere e dirigere un film.

Sicuramente mi piacerebbe proseguire con il seguito di “Un Amore” che è una serie concepita in 3 stagioni e tra i progetti futuri, a questo punto della mia carriera certamente scrivere e dirigere un film.

Fotografie di Jarno Iotti | Instagram: @jarnoiotti

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