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Mediaset e la rivoluzione di Pier Silvio Berlusconi, quando il troppo stroppia troppo tardi

Il CEO dell’azienda di famiglia vuole conferire un nuovo volto alla sua tv, eliminando tutto ciò che, inevitabilmente, non è più indispensabile

A cura di Simone Di Matteo

È gran prova di giudizio rimaner padroni di sé anche negli slanci di follia. Ogni eccesso […] si allontana dalla ragionevolezza, ma se si saprà usare di questa magistrale cautela, non si calpesterà mai la ragione, né si sorpasseranno i confini dell’intuizione del bene” scrisse ben quattro secoli fa, all’interno del suo Oracolo manuale e arte di prudenza, il gesuita, scrittore e filosofo spagnolo Baltasar Gracián y Morales nell’intento di rassicurare i suoi lettori (nonché i posteri delle generazioni future) sul quel troppo che spesso e volentieri stroppia e che caratterizza la Storia dell’umanità sin dalla notte dei tempi. 

Che sia di zelo, di negligenza o di potere, l’eccesso, ci piaccia o meno, fa parte di noi. Ogni anno, puntualmente, in politica, in televisione, per strada, in casa o nei luoghi pubblici si ha la possibilità di imbattersi nella qualunque e quando la situazione, inevitabilmente, sfugge di mano, bisogna correre ai ripari nella speranza, il più delle volte vana, di riuscire a ridimensionare ciò che ormai è fuori dal nostro controllo. 

Un po’ quello che ha fatto Pier Silvio Berlusconi nelle scorse settimane con il suo gruppo editoriale Mediaset, all’interno del quale ha innescato una rivoluzione che ha stravolto gran parte dei palinsesti tv previsti per la stagione 2023/2024. Benché i cambiamenti più notevoli siano recenti, già nei mesi scorsi si era intuito che più di qualcosa sarebbe cambiato in quel di Cologno Monzese (e dintorni). D’altronde, con la scomparsa di Silvio Berlusconi, inutile girarci intorno, il secondogenito della famiglia e amministratore delegato di uno dei gruppi editoriali più redditizi d’Europa ha finalmente potuto mettere in pratica ciò che fino a poco tempo fa aveva soltanto teorizzato.

In effetti, tra quelli che hanno assunto l’aspetto di autentici “daspo”, conferme inaspettate e drastici stravolgimenti di palinsesto, sembrerebbe che il CEO di casa Berlusconi voglia sbarazzarsi di quell’orda di prezzemolini televisivi e teatrini di dubbio gusto che avevano assediato le sue reti, conferendo una rinnovata immagine all’azienda e avere l’ultima parola sul chi, cosa, quando, come, dove e perché. Non a caso, quell’infinità di influencer influenzati, casalingue disperate, servi dell’apparire e attori inscritturabili che solamente su OnlyFans potevano sbarcare è già stata bandita. E con loro, ne sono certo, molti altri dovranno dire addio alla lucina rossa delle telecamere di Mediaset. In particolare, tutti quei prezzemolini televisivi che ora, anziché ridursi a sponsorizzare la qualunque sulle piattaforme social o a mendicare attenzione in quei freak show serali in cui eravamo abituati ad osservarli pur di racimolare un euro, si ritroveranno a fare l’elemosina per strada punto e basta!

Peccato solo che la virata “piersilviana” verso l’informazione abbia inspiegabilmente e inaspettatamente coinvolto per giunta uno dei volti di punta della sua azienda. Dopo le chiusure spalmate nel tempo del Grande Fratello Nip, di Domenica Live e di Live – Non è la d’UrsoBarbara d’Urso ha perso all’improvviso finanche la conduzione del suo storico Pomeriggio 5. Un evento che, non serve ribadirlo, ha fatto immediatamente gola ai suoi più longevi detrattori, ma che sono certo non impedirà a Lady Share di trovare un modo per riscattarsi.

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