Home Art & Style Loris Cecchini è in mostra a Milano: intervista all’artista sul suo processo creativo
Loris Cecchini è in mostra a Milano: intervista all’artista sul suo processo creativo

Loris Cecchini è in mostra a Milano: intervista all’artista sul suo processo creativo

by Monica Landro

A cura di Monica Landro

Se passeggiate per Via Gonzaga a Milano, nel cuore pulsante della città, dovete assolutamente fermarvi alla Babs Art Gallery di Milano, la prima galleria in Italia dedicata ai gioielli d’artista. Dal 19 marzo e fino al 21 maggio, arriva in galleria la mostra di Loris Cecchini: Body Sculptures, una collezione di gioielli scultura appositamente realizzati da Loris Cecchini, grande protagonista della scena contemporanea, ospite abituale dei musei e delle manifestazioni d’arte più prestigiose al mondo. L’artista porta avanti la propria creatività con varie tecniche come scultura, fotografia, installazioni e disegno. La collezione di gioielli realizzati per questa esposizione si inserisce nel flusso della sua ricerca sulla spazialità, sulla proporzione, e sulla modulazione di scala come esito delle trasformazioni generative del pensiero.

Nel 2020 Cecchini ha iniziato a creare gioielli unici per la moglie. Nella collezione presentata da Babs Art Gallery questa ricerca arriva al suo maggior sviluppo tecnico e poetico, concretizzandosi in una serie di opere prodotte in un massimo di 9 esemplari ciascuno.

Qual è la tua formazione artistica?
La mia formazione è legata agli studi dell’arte: due anni a Firenze e poi tre anni a Brera. Io ho studiato pittura però ho iniziato fin da subito a lavorare con oggetti, installazioni e scultura. In realtà io mi sento in continua formazione. Anche questa mostra Body Sculptures dimostra la mia idea di sfociare dalla scultura ambientale al gioiello e questo fa parte di un mio percorso di curiosità, di cercare una libertà nel cambio di scala dell’opera.

Loris Cecchini, Bracciali

Loris Cecchini, Bracciali

Sei anche un artista della fotografia…
La fotografia è stata importante per un periodo che è durato almeno dieci anni: indagare attraverso un’immagine mi permetteva come un regista di mettere in scena delle cose però contemporaneamente ho sentito anche il bisogno dopo un po’ di tempo di tornare alla materia fisica e di usare le mani perché la curiosità e la tridimensionalità mi hanno sempre appassionato molto. Come già detto, mi piace usare linguaggi diversi: a volte non mi basta lavorare sull’oggetto e sull’immagine della realtà ma voglio entrare nella realtà e voglio che lo spettatore in qualche modo sia parte dell’opera e forse questo lo possiamo dire anche di questa mostra…

Nelle tue opere c’è sempre un legame con la cellula, con l’organico: qual è la proporzione fra la tua creatività artistica e il tuo studio scientifico quando realizzi un’opera?
Tendenzialmente è una situazione empirica che inizia dalla suggestione di un’idea che magari che magari butto giù con gli acquerelli, che è ancora un’altra tecnica, e poi va a finire in 3D e poi ancora va a finire in un prototipo perché l’arte va sempre per tentativi, è sempre in divenire. Quanto all’idea dell’organico, mi interessa molto il linguaggio scientifico perché per me diventa un tramite per la visione dell’opera.

Loris Cecchini, Waterbones

Loris Cecchini, Waterbones


Quanto il contesto sociale ha inciso ed ancora incide sulle tue opere?
In realtà la questione è sempre quella di costruire un lavoro che poi si difenda da solo nel tempo, che sia un successo oggi ma se sono molto fortunato, che sia considerato tale anche tra 20 anni, che ci sia un’estensione a cui uno non pensa anche perché i contesti sociali cambiano. Le mie figlie adolescenti oggi vivono un contesto sociale rispetto all’uso del pianeta che non è quello della mia generazione o della generazione precedente alla mia, per cui la sensibilità e il paesaggio culturale si muovono…

La tua arte è la materializzazione del tuo pensiero o è un pretesto per poter parlare di altre cose?
Entrambe le cose, nel senso che l’arte se è troppo indicativa è limitatissima invece deve comunque mantenere un aspetto di apertura di senso che è quello che darà la possibilità di rileggerla atemporalmente. Questo lavoro è una fonte inesauribile per poter sviluppare le proprie curiosità, però bisogna crederci, bisogna perseverare, insistere, e poi è chiaro che alcune opere saranno più intense altre meno, ma questo corrisponde a come stiamo noi e alle fasi della nostra vita. Quando lavoravo sulle foto, su tutti questi oggetti di gomma decostruiti, in realtà avevo 30 anni, per cui c’era anche un atteggiamento vagamente più nichilista in una visione generale delle cose. Oggi quest’idea di struttura collaborativa, che dalla singolarità diventa un’entità di gruppo, in realtà è metafora anche di una voglia di ricostruzione, perché nell’intimità della mia vita alcune cose sono cambiate.

Visita il sito ufficiale www.loriscecchini.com 

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