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Lettera dell’Editore

Davanti a David Datuna che si mangiava la Banana di Cattelan al grido di “hungry artist”, ovvero artista affamato, ci siamo tutti interrogati (chi più e chi meno): cosa è considerabile arte nel complesso e variegato mondo attuale? Fino a che punto si può spingere la provocazione e quando diventa nonsense?

Rubiamo le parole di Cesare Catania, artista intervistato in questo numero, dicendo che arte è tutto ciò che viene sostenuto da un concetto, da un percorso, da una forma pensiero che accompagna il gesto. Tradotto banalmente, “ci deve essere qualcosa sotto”! Lo dimostrava Fountain, l’orinatoio di Marcel Duchamps. Si racconta che nel 1966 John Lennon abbia preso una mela alla prima installazione di Yoko Ono e se la sia mangiata, pare si siano conosciuti così…Il celeberrimo Fontana costruì un’autostrada concettuale che conduceva diritta al taglio. E anche Cattelan, per dirla con il critico Jason Farago, “rende l’ovvio ridicolo, sgonfia e sconfigge le pretese dell’arte precedente”. 

Già i dadaisti a inizio secolo avevano giocato con l’oggetto comune, già il pop lo aveva espanso nella sequenza ripetitiva della produzione industriale traslata nell’arte. 

E sulla dibattuta e controversa banana, l’opera è costituita dall’idea, non dall’oggetto in sé. Anche la fotografia può farlo. Il nudo Utah di Letizia Battaglia, cronista del dolore per immagini, in mostra alle terme di Caracalla, ritrae una donna sdraiata sulla neve, immersa nel silenzio rassicurante così lontano dalla violenza straripante della società.

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