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La Grande Bellezza

A cura di Simone Di Matteo

“È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile”.

Con queste parole Jep Gambardella, il navigato nonché immaginario giornalista di costume e critico teatrale ideato da Paolo Sorrentino e interpretato dall’attore Toni Servillo all’interno della celebre pellicola cult La Grande Bellezza, descriveva con fare impietoso e disilluso la progressiva disgregazione di questa nostra sconclusionata contemporaneità.
In men che non si dica e senza che nessuno se ne sia mai reso conto, se non quando ormai era già troppo tardi, ci siamo ritrovati a vivere in una realtà che di autentico e umano non ha più nulla.

Ogni giorno, infatti, non possiamo far altro che assistere ad un’interminabile sfilata di “manichini vuoti” e “prodotti pre-confezionati” alla spasmodica ricerca di una perfezione eccelsa e di uno splendore sublime che non esistono affatto, nella vana speranza di poter vivere, anche solo per quindici secondi, il tempo di durata di una Instagram Story per intenderci, una vita che non è la propria.
Anziché rimboccarci le maniche e cercare di far fronte alle sfide che la quotidianità ci pone di fronte, e perché no, provare a gioire almeno per un’istante per quelle semplici e al tempo stesso incommensurabili cose che abbiamo la fortuna di ricevere o possedere (e delle quali, il più delle volte, neanche ci accorgiamo), preferiamo di gran lunga lasciarci investire da una corrente che non ci porterà proprio da nessuna parte.
In altre parole, scegliamo quella che a prima vista ci sembra la strada più facile da seguire.
Basti pensare a quell’infinità di persone che spende soldi che non ha per poter acquistare abiti o accessori che non indosserà mai, per avvicinarsi a gente per cui non nutre la men che minima stima e per improvvisarsi in ciò che non potrà mai essere o diventare. O ancora, a tutti quelli che si adoperano di continuo per aggirare il prossimo esclusivamente per il proprio tornaconto personale.
Oppure, alla classe politica odierna composta da show-man e figure nostalgiche di un buio passato che, piuttosto che operare per il bene dei cittadini e dei Paesi che sarebbe chiamata a rappresentare, pare sia buona giusto ad accaparrarsi poltrone rosse da tenere in caldo in Parlamento.

Insomma, per farla breve, la cosiddetta “grande bellezza” non esiste. Anzi, la società attuale costituisce soltanto un’immensa bruttezza che, a parer mio, non ha più motivo di esistere e che andrà presto incontro alla propria estinzione.
Il tutto mentre la Terra se ne sta lì a guardare, esausta e assorta, forse ancora per poco, un po’ come la Roma della pellicola di Sorrentino, quasi fosse una diva morta.

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