Home Art & StyleCinema e Teatro Intervista a Christian Marazziti
il regista christian marazziti

Intervista a Christian Marazziti

di Monica Camozzi

Travel therapy e riflessioni sul successo nel mondo dello spettacolo

A cura di Monica Camozzi

Per disintossicarsi dallo smartphone, ci vuole la giungla.

La riflessione antropologica sull’umano iperconnesso continua. Con la dose di ironia che serve per non cascare nel dramma e, tutto sommato, riderci su. Christian Marazziti torna sul tema, dopo il successo di Sconnessi

Se là l’isolamento forzato era un espediente per sollecitare il dialogo –assolutamente fallimentare– nella prossima avventura cinematografica, la narrazione assume i connotati di una Travel therapy, restituendoci un affresco del quotidiano: a disintossicarsi dalla droga digitale sono un influencer che non ne può più dei suoi followers, un giocatore d’azzardo compulsivo, un hater. Tradotti nella giungla e privati, improvvisamente, della loro guida-coach, fatto che li costringe a cavarsela da soli. 

Il cast era già tutto definito, ma la possibilità di realizzarlo in parte in lingua inglese sta rimodulando le scelte del regista: “ho lavorato tanti anni a questo tema e lo realizzerò nel 2024. C’è una seconda idea che sto perseguendo ed è nuovissima, mai sperimentata prima né in Italia né all’estero, ma ancora non posso rivelarla. Posso solo dire che ho rifiutato tanti soggetti, almeno 5 o 6, perché ho voglia di fare cose nuove. Se parli a milioni di persone hai una responsabilità, devi mandare un messaggio profondo”. 

Fra i tuoi personaggi c’è anche un hater, figura parecchio frequente di questi tempi: che ne pensi del caso Ferragni?
Conosco tanti influencer: nel momento in cui ti metti in gioco conosci il rovescio della medaglia. Quando si stazione sulla cima della piramide il rischio è massimo e siamo ben coscienti che non possiamo piacere a tutti: la gente non ti fa passare alcun passo falso.

Il cast di "Sconnessi"

Il cast di “Sconnessi”

Inoltre c’è una grande frustrazione, le persone che non ce l’hanno fatta o che lavorano 12 ore per 1.700 euro al mese sono poco clementi verso icone di successo che hanno creato un impero dal nulla.

Dovremmo essere coscienti che successo e insuccesso dipendono solo da noi.

Sono molto amico di alcuni attori, come Pierfrancesco Favino e Alessandro Borghi, so che gavetta hanno fatto e che focalizzazione avevano all’obiettivo. I numeri Uno hanno un peso da portare! 

Non si arriva al successo per caso?
Assolutamente no! Per me un esempio illuminante rimane Pierfrancesco (Favino, ndr): ha fatto di tutto, il bodyguard, il cameriere, portato pacchi, ma aveva una disciplina, una motivazione, una serietà incrollabili. Fra i miei più cari amici c’è anche Paolo Genovese (regista di Perfetti Sconosciuti, ndr) e potrei dire la stessa cosa: alla fine chi taglia quel traguardo è animato da un pathos, da una fede nell’obiettivo che gli consentono di mettere a tacere dubbi e voci negative e di alzarsi ogni mattina con il loro sogno impresso nel subosciente.

La differenza non è come colpisci, ma come sai ricevere colpi e rialzarti quando ti mandano a tappeto. 

Che ne pensi di quanto è successo al Festival di Venezia quest’anno? No America, no cinema?
Da appassionato, ovviamente ero a Venezia e ho visto delle bellissime produzioni italiane, fra cui Comandante con Piefrancesco Favino o Enea di Sergio Castellitto. Certo, non sono così roboanti come i film americani, dobbiamo pensare che l’industria del cinema Usa è seconda solo a Bollywood, che un film da 30 milioni di investimento spesso guadagna un miliardo e viene venduto in un centinaio di paesi, mentre qui fatica a uscire dai confini nazionali. Là gli attori hanno un approccio realmente diverso. 

Fra gli attori di successo, Benedetta Porcaroli, nel cast di Sconnessi

Fra gli attori di successo, Benedetta Porcaroli, nel cast di “Sconnessi”

Ad esempio?
Sono stato spesso a Orlando, San Francisco, New York, là gli aspiranti attori studiano, iniziano a fare provini con agenzie alternandoli con lavori saltuari e nei tempi morti fanno il cosiddetto “acting”, ovvero si preparano 3, 4 ore al giorno. È un metodo. Viceversa l’aspirante attore italiano studia, se lo fa, poi aspetta cercando agenzie, ma non persevera nella preparazione con quella disciplina. Cuba Gooding quando ha vinto l’Oscar ha detto “lo visualizzavo la mattina e lo sognavo la notte”. Ci vuole determinazione profonda. I Favino, le Porcaroli, i Borghi, hanno dentro qualcosa di inamovibile. 

Beh quando vedi Margot Robbie non puoi dire che la bellezza non conti!
Certo, l’aspetto aiuta. Ma Margot Robbie è in primis una grande imprenditrice. Brava attrice, bella anima, con qualcosa da raccontare. Quando faccio i provini rivolto i candidati come un pedalino, deve uscire l’anima. Sai quante bellissime ragazze ho visto, che non sono andate da nessuna parte? Dietro c’è sempre una costruzione, un lavoro infinito: studio, preparazione, lettura, carattere.

Solo così, si arriva. 

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5

INSTAGRAM

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved  – Designed and Developed by Luca Cassarà