Home Edizioneed. 8 GIORGIO RESTELLI
restelli (5)

GIORGIO RESTELLI

di Monica Camozzi

L’istinto svelato

A cura di Monica Camozzi
Fotografie di Luca De Nardo

Frammenti di realtà mediati dalla retina, dall’intelletto, dall’anima. Se è vero che il 90% delle nostre azioni sono guidate dall’inconscio, le opere di Giorgio Restelli, in arte Giores, confermano l’assunto. La trasposizione materica del sogno, della passione per i viaggi, dell’inquietudine, diventa racconto visivo. 

La fotografia è motore primario di un percorso iniziato molti anni fa e scaturito nel viaggio interiore che ogni artista sostanzia. Proprio gli scatti prodotti in itinere, per anni, in giro per il mondo, sono stati la campitura emozionale su cui tutto il canovaccio espressivo si innesta. 

“Il primo libro editato con Electa anni fa era improntato sulle mie opere fotografiche –racconta lui, mentre lo immagini super stylish in giacca fitted, nell’ufficio dove ricopre la carica di direttore artistico di Mediaset, animato  dal ruolo istituzionale che ricopre e dalla libertà incontenibile dell’artista.

Ma dove hai trovato il tempo per dedicarti all’arte?
Dipingevo di notte in casa, poi piano piano il percorso si è definito. Non è un hobby, non lo è mai stato, lo considero un lavoro parallelo,  che si è sviluppato in modo osmotico alla mia passione per la fotografia.

Ecco, la fotografia, è davvero una parte così pregnante della tua vita?
Si, la mia famiglia d’origine mi ha portato a viaggiare parecchio sin da piccolo e ho sempre avuto un’attitudine naturale alla fotografia che ho percorso in tutta la sua evoluzione, dalla pellicola al digitale cui mi sono “piegato” anche se, per carità, non voglio fare il purista. Amo fotografare il dettaglio: il mio primo libro era fatto di close up di muri, pareti, porte, con il fil rouge del colore come  elemento di connessione

Trasformi le immagini fino a farne assemblaggi  quasi metafisici, che tecnica usi?
La tecnica è frutto dell’evoluzione di vent’anni, di una ricerca costante che mi porta a utilizzare smalti, sabbie, acrilici, tempere. Una sintesi  istintuale, un po’ come lo sono le mie foto. La caratteristica fondante è sempre la grande dimensione, stampo la foto su canvas e poi procedo in modo quasi “Pollockiano”

Una passione che ti ha portato a quella fucina di talenti che è la Lambretto Factory…
Si, la ho creata insieme a Giulio Gipponi, come nido, base di lavoro e altresì spazio espositivo dove si accolgono giovani artisti promettenti, talenti che individuiamo. Ora ci stiamo trasferendo dalla vecchia sede di Lambrate a quella nuova, a San Maurizio al Lambro. Ci stiamo lavorando da un anno. Lambretto Factory assumerà i connotati di uno spazio internazionale, simile a quelli che potresti trovare a Miami. 

Quanti ragazzi ci sono attualmente nel vivaio?
Al momento ne abbiamo cinque. È bellissimo vederli parlare, confrontarsi. Ma oltre ai nuovi talenti abbiamo una serie di rappresentanze di artisti internazionali. Nell’arte contemporanea non si può prescindere dal proprio gusto per operare una selezione. Perciò, il criterio con cui operiamo selezionando è quello del gradimento, della sensazione che ci suscita. 

Cosa pensi dell’intelligenza artificiale?
Mi fa una gran paura, con questo non voglio cassare nulla, tempo fa polemizzavamo sul digitale e ora è connaturato alla nostra vita. Ho un po’ di reticenza a delegare pezzi di vita  a matrici algoritmiche, affidando a  processi matematico quantitativi ciò che dovrebbe venire dall’essere umano. 

Che progetti avete con Lambretto?
Tanti! Durante Expo abbiamo fatto una collettiva, battezzandola Gli Eclettici, catalogo editato da Skira. Per mesi è stata on air una mostra, titolata a Giorgio Faletti come simbolo dell’eclettismo contemporaneo. Vorremmo continuare in quella direzione, stiamo meditando Gli Eclettici 2. 

E tu? Altre personali in programma?
Sinceramente si, non posso ancora svelare il denominatore comune che avrà la mostra. Sento solo un gran desiderio di riaprire i barattoli di vernice e iniziare a lavorarci!  Ma per alimentare l’ispirazione  devo riprendere a viaggiare. Il primo luogo che ho in lista è il Giappone. Però mi attrae anche la panamericana, partendo dal Canada e arrivando fino al Cile. 

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved 

Designed and Developed by Luca Cassarà

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5