Home Art & StyleFashion & Style Giorgio Armani: il senso della vita (e della moda)
armani cover

Giorgio Armani: il senso della vita (e della moda)

by Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi

Porsi domande, riflettere sul senso profondo delle cose, è la prima caratteristica di tutti coloro che lasciano un segno nel mondo. L’ultima domanda che si è posto Giorgio Armani, ripresa da tutti i quotidiani è:

Che senso ha la mia presenza qui?

riferendosi a una Parigi che ospita come sempre la Haute Couture, ma è ormai disadorna di moda “alta”. 

Armani, i capi costruiti con ore e ore di lavoro manuale li fa ancora, anzi, ha tenuto a precisare che non ha mai fatto “un’alta moda così”. “Ho preso una posizione precisa” ha detto “ma mi domando se abbia un senso portare questo tipo di moda a Parigi con 50 modelle che indossano un capo per una e pagare location dispendiosissime quando i marchi che fanno alta moda saranno due o tre”. 

Qual è il problema? La società fluida dove la moda esclusiva e manuale si è abbassata, quella industriale (prêt-à-porter) si è alzata, in una sorta di livellamento che abbatte le distanze. Armani invece tiene ben scisse le cose, con coerenza e rispetto del pubblico finale: Alta Moda, prêt-à-porter, Emporio, hanno mission e target diversi, non si confondono. 

Lui, non si confonde. Al punto che il suggerimento di alcune giornaliste è stato “lasci Parigi e torni a Milano”. Ma, qualunque decisione prenderà, Armani ci ha indotti a una riflessione non solo sul senso della moda, bensì della vita.

Fast è davvero sostenibile?

In un colpo solo Armani ha messo al centro schemi produttivi e modelli di vita. Già tempo fa in una lettera a WWD (Women’s Wear Daily), aveva messo il dito nella piaga del paradosso industriale: “la sovrapproduzione di capi e un criminale non allineamento tra stagione metereologica e stagione commerciale”, di fronte al quale “un rallentamento attento e intelligente” si prefigura come “la sola via d’uscita”. 

Il declino del sistema moda per come lo conosciamo è iniziato quando il settore del lusso ha adottato le modalità operative del fast fashion, carpendone il ciclo di consegna continua nella speranza di vendere di più, ma dimenticando che il lusso richiede tempo, per essere realizzato e per essere apprezzato. Il lusso non può e non deve essere fast.

La lezione – va bene ricordarlo ai giovani che non hanno vissuto gli anni Settanta – ci arriva da un uomo che scardinò  il modello francese di Alta Moda, nel 1975, dopo aver lavorato alla Hitman (scelto da Nino Cerruti in persona) e aver maturato la capacità di disegnare vestiti riproducibili su più larga scala. L’atelier di cui lui e Sergio Galeotti furono co-fondatori, mise i semi della rivoluzione che sarebbe stata classificata come pret-à-porter. Pronto da indossare.

Un modello che avrebbe stravolto l’industria, il costume, l’economia. 

Perciò Giorgio Armani è una delle poche persone con la titolarità per parlare di senso della moda, visto che la moda la ha amata, vissuta, cambiata, ricostruita. 

Il senso della moda (e della vita): e se essere sostenibili significasse rallentare?

In una conferenza storica, il grande informatico Nicholas Negroponte affermava che la società sta andando troppo veloce e che la mente umana non riesce a seguirla, rifugiandosi perciò nel passato rassicurante. Sostenibile, in fondo, significa qualcosa che non aliena né l’uomo né il pianeta che abita. 

La sostenibilità per Giorgio Armani non nasce adesso, non è una trovata di marketing. 

Fu lui, nel 2000, a creare il primo tessuto di canapa, partendo dalla coltivazione delle piante al prodotto finito. Dopo, ci si mise anche il Linificio e Canapificio Nazionale. Oggi che la parola sostenibilità è di gran moda – scusate il gioco di parole, ma sono cose serie che non si improvvisano in un mesetto – Armani può con totale trasparenza affermare 

La filosofia alla base del mio marchio è da sempre sostenibile. È una questione di etica, prima ancora che di strategia. Attraverso il mio lavoro propongo abiti che durano e che possono essere indossati per anni.

Perciò, in questa parabola temporale, attraversando la fine di un secolo, Giorgio Armani ha creato un modello culturale che persegue ancora oggi grazie alla sua coerenza.

Con un piccolo rammarico, che – questo si – ha a che fare con il senso della vita. 

La moda mi ha dato tanto ma mi ha anche tolto tanto

Così come voi siete prigionieri dei vostri giornali, io sono prigioniero della mia moda. Mi ha dato tanto, ma mi ha anche tolto tanto, vorrei godere delle cose di cui godono tutte le altre persone.

Parole che hanno toccato più per le sfumature dell’anima colte nella sua voce, che per semantica. 

Ricordano quella poesia di Neruda dove si descrive l’amore come “onda alta sopra le altre onde”, che sovrasta tutto il resto;  ed evidentemente nella moda Giorgio Armani ha trovato il confluire della sua attitudine razionale e della passione. 

Ogni idea, in fondo, è frutto di un innamoramento e questo lavoro, che per me è la vita, è un atto continuo di amore.

Agli studenti, in occasione del conferimento della laurea Honoris Causa in Business management, Armani ha detto parole chiare:

Lavorate ma non dimenticate voi stessi. Pensate che avete una famiglia perché avrete bisogno di persone al fianco.

Alla fine, che si tratti di senso della moda, della vita, di un abito, di un’azienda, l’unico filato che cuce ogni cosa è l’amore

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved 

Designed and Developed by Luca Cassarà

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5