Home Art & StyleCinema e Teatro Filippo Timi: un talento poliedrico tra cinema e teatro
Filippo Timi

Filippo Timi: un talento poliedrico tra cinema e teatro

Filippo Timi protagonista della serie Sky Original “Dostoevskij” e del nuovo spettacolo teatrale “Salomè”

A cura di Tobia Dell’Olio

Provate a cercare qualcosa che Filippo Timi non abbia fatto, compreso essere un costumista, un compositore, un regista di cortometraggi e recitato a teatro una riduzione in volgare perugino. E quando ha fatto qualcosa di “normale”, sono fioccati premi, consensi, ovazioni, riconoscimenti e nomination che non mancheranno neanche in occasione di “Dostoevskij”, una serie Sky Original in 6 episodi che al momento approderà al cinema in due atti, l’11 e il 17 luglio, poi sulle varie piattaforme on demand. A firmarla sono i Fratelli D’Innocenzo che hanno voluto realizzare un noir con protagonista Filippo Timi, attore reduce da un Globo D’Oro e un Nastro D’Argento, da film gloriosi come “Le otto montagne” e da una serie tv clamorosa come “I delitti del BarLume”.

In cosa ti hanno trasformato i Fratelli D’Innocenzo?
Nei panni del detective Enzo Vitello alle prese, alla ricerca, anzi direi ossessionato da Dostoevskij, un killer seriale estremo che uccide lasciando sempre accanto al corpo della vittima una lettera con la propria visione del mondo, le proprie motivazioni. Ma soprattutto accanto a questa indagine su questo assassino c’è un’indagine, un’analisi personale, perché sono un padre, quindi particolarmente complicata, anzi più dell’altra.

Quindi stravolgi la tua esistenza
Sì e per due motivi, uno lavorativo perché un poliziotto, un detective non ha orari, i criminali uccidono a qualsiasi ora, e uno esistenziale, di vita perché la fame di indagare per cercare qualcuno esterno a sé è poi la stessa per cercare il padre in sé. Un dualismo fortissimo, il killer da un lato e la figlia dall’altro, due ricerche ossessive.

Tu non sei padre, ma sei figlio
Qualche tempo fa riflettevo, sollecitato da alcune storie su Instagram, su come aver avuto dei genitori che ti hanno accudito è un conto, ma accudire non vuol dire amare il figlio, è un’altra cosa. Io mi sono sentito accudito, forse non amato per alcune cose, non sto recriminando, solo per raccontare come è difficile amare un figlio, comprenderlo, accettarlo nella sua diversità e complessità. Magari alcuni padri si chiudono, non accettano, non si sentono degni, adatti, ma a te figlio buttano addosso quell’essere poco meno di zero, vai tu poi a conquistare quel millimetro di valore.

In ogni lavoro che fai porti sempre una bella parte di te
Teatro, cinema, televisione, mi trascino sempre i cazzi miei, in questo caso voglio sfatare questo concetto dell’immedesimazione come tecnica di recitazione, è come pensare che la famiglia è quella del Mulino Bianco. Quando si fa un film o una serie, per non preoccuparmi di piangere mi faccio spruzzare addosso, negli occhi il liquido usato per sembrare lacrime. Ho già tante cose cui pensare, devo anche soffrire ricordandomi qualcosa che mi ha fatto male, no dai!

Se ti dico 1° agosto?
Io ti dico teatro e “Salomè”, liberamente ispirata dall’omonima opera di Oscar Wilde, dove racconto dell’amore inarrivabile, perché io amo solo amori inarrivabili. Data unica al momento a Roma ma spero di salire su molti palchi perché salire in scena è come far l’amore, è live, non puoi prescindere, non puoi interromperti, è una specie di entusiasmo, di energia che mi fa sopravvivere. E a proposito di amore devo dire una cosa sul matrimonio: tutti dovrebbero sposarsi per avere la scelta di non farlo.

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