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Fascino e mistero dietro la fotografia del mostro di Loch Ness

A cura di Anna Smith

La leggenda del mostro di Loch Ness affascina e incuriosisce da molti decenni. I criptozoologi, ricercatori che studiano organismi non riconosciuti dalla scienza ufficiale, sostengono che sulla Terra esistano ancora animali preistorici scampati all’estinzione e che il mostro di Loch Ness potrebbe essere uno di questi.

Secondo alcuni, le prime testimonianze dell’esistenza del mostro risalgono al VI secolo dopo Cristo, quando Columba di Iona, patrono di Irlanda e Scozia, bandì una “bestia” dalle acque del fiume Ness. Ma il mito del mostro di Loch Ness prende forma nel 1933, quando George Spicer raccontò al giornale The Inverness Courier di essersi imbattuto, assieme alla moglie, in un animale di aspetto preistorico che aveva attraversato la strada di fronte a loro. La descrizione che ne fece era curiosamente simile a quella del dinosauro sauropode nel film King Kong (1933), appena uscito nel Regno Unito.

La stampa si fece subito eco della notizia e la creatura venne ribattezzata “mostro di Loch Ness“. Gli avvistamenti si moltiplicarono enormemente, con la conseguente nascita di numerose leggende e testimonianze. Nel corso degli anni, sono state diffuse diverse fotografie, tra cui la famosa “foto del chirurgo“, così chiamata perché il presunto autore, il medico Robert Kenneth Wilson, non permise al Daily Mail di pubblicare il suo nome, contribuendo a creare un alone di mistero attorno all’immagine.

Questa fotografia, che ritrae una lunga forma ellittica in mezzo alle acque del lago, ha fatto pensare a molti che si tratti di un rappresentante dei Plesiosauri, un ordine di rettili acquatici completamente estinto. Tuttavia, la “foto del chirurgo” è stata dimostrata essere una bufala, creata ad hoc per alimentare il mito del mostro di Loch Ness. 

In realtà, la fotografia era stata scattata utilizzando un sottomarino giocattolo opportunamente modificato, creando una vera e propria messinscena. L’ideatore della beffa era il cacciatore, nonché attore e regista, Marmaduke Wetherell, che aveva voluto prendersi una rivincita sul Daily Mail. Nel 1933 il giornale, cercando di sfruttare la febbre di Nessie, aveva ingaggiato Wetherell per catturare il mostro. Appena arrivato al lago, il grande cacciatore scovò subito sulle rive quelle che sembravano le impronte di un essere gigantesco. Gli zoologi del Natural History Museum analizzarono i calchi, ma dopo una decina di giorni rivelarono che ogni singola impronta era stata lasciata con una zampa di ippopotamo essiccata, per la precisione quella posteriore sinistra.

Wetherell non faticò a trovare i complici che gli servivano: il suo figliastro realizzò la sagoma da montare sul sottomarino, mentre il Colonnello Robert Kenneth Wilson fu il rispettabile “chirurgo” che offrì al tabloid il suo vago racconto dell’incontro con la creatura e, soprattutto, la fotografia. Nel 1975, il figliastro di Wetherell confessò di essere il vero autore della foto al giornale The Sunday Telegraph e rivelò che uno degli scatti più celebri del mondo non fosse altro che una presa in giro.

La famosa foto del chirurgo non è l’unica bufala riguardo al mostro di Loch Ness, ma ciò non significa che possiamo concludere che Nessie non esista. È possibile che i migliaia di avvistamenti del mostro siano tutti frutto di un ben architettato inganno? È plausibile che tutte le altre fotografie non siano altro che montaggi? Tuttavia, non possiamo escludere la possibilità che Nessie esista e che alcune delle testimonianze siano vere. Nonostante l’assenza di prove concrete, il fascino del mistero di Nessie continua a stimolare l’immaginazione e l’interesse di appassionati e scettici di tutto il mondo.

 

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