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Fabio Volo, in giro per il mondo…

di Monica Camozzi

…verso la meta della solidarietà

A cura di Monica Camozzi

Meravigliose vedute del Grand Canyon, skyline urbani con close up originali, il mondo incontaminato dell’Islanda. Tanta sensibilità, tanta passione. Le foto che Fabio Volo metterà in mostra dal 22 al 26 febbraio sono frutto di un’intuizione spontanea e hanno un obiettivo nobile. Sostenere le attività de Il Volo, ente del terzo settore con sede a Monticello Brianza (Lecco) che si occupa di giovani-adulti con disturbo borderline di personalità. di fotografo. Chi non le ha comprate prima di Natale in prevendita, potrà acquistarle in loco con una donazione minima di 800 euro.

La mostra sarà alla fabbrica Eos di viale Pasubio: la prima personale di Volo, ideata da Elisabetta Oropallo.

 Quando ti è venuta l’idea di fare questa mostra e perché?
Ad essere sincero è nato tutto in maniera spontanea. Nel 2021 avevo donato una fotografia per una mostra di beneficenza ed era andata molto bene. Così ho pensato che avrei potuto farne una personale. Ho proposto delle foto di viaggi che avevo fatto in giro per il mondo e sono piaciute molto. Così l’idea è diventata realtà.
Un modo semplice per aiutare gli altri.

Esprimi la tua ricchezza in tante forme: musica, scrittura, talk radiofonici: cosa ti dà la fotografia?
Sono sempre stato sedotto e affascinato dalla fotografia. Amo l’immagine perché è molto diretta, in quella frazione di secondo immortalata per sempre ci si può stare ore e passare da una riflessione all’altra. È potente per le emozioni e per il pensiero.

“L’immagine è un viaggio infinito”.

Hai scelto di aiutare le persone con disturbi borderline di personalità: come mai proprio questa patologia?
In verità non è che abbia una maggiore attenzione verso una patologia piuttosto che un’altra. Ogni dolore, ogni difficoltà meritano lo stesso rispetto. Quando però mi hanno fatto delle proposte, ho pensato subito ad amici cari che hanno questo tipo di problema in famiglia.
Le patologie fisiche sono spesso evidenti e forse per questo siamo più abituati ad affrontarle, invece per ciò che riguarda le patologie della mente, la sfera delle emozioni e i disturbi della personalità ci sono molte più difficoltà per chi le vive da vicino nel comunicare e condividere.
Alla fine mi è sembrata la scelta giusta, almeno lo è stata per me.

Il tuo percorso fotografico continuerà?
Continuerò ad andare a mostre fotografiche, continuerò a fare fotografie, e a comprare libri ma non è detto che continuerò a fare mostre. Non lo considero mio percorso professionale per me, come ho spiegato prima è nato tutto in maniera inaspettata e spontanea. Ho solo seguito una intuizione.

“A casa ho molti libri di grandi artisti e spesso gli sfoglio perché credo che una bella immagine sia un grande cibo per l’anima”.

Come è iniziata questa collaborazione con “il Volo”? Cosa ti prefiggi attraverso questa iniziativa?
Questa associazione faceva parte di alcune proposte che ho ricevuto. Mi sono informato e ho cercato di capirne di più. Mi auguro che la mostra vada molto bene ma che al di là della vendita delle fotografie Il Volo possa avere una maggiore esposizione mediatica e che porti altre persone a sostenere il loro percorso.

Trovi che l’arte sia un buon modo per sensibilizzare le persone ad aiutare chi versa in stato di bisogno?
L’arte può fare tutto se una persona si lascia attraversare dalle emozioni trasformative che si ricevono davanti ad un’opera d’arte. Può sicuramente sensibilizzare ad aiutare chi ha bisogno ma sono convinto che può fare molto di più perché l’arte tende all’infinito.

“L’arte è  una forma che porta al di là delle forme”.

Non ci sono foto della mia faccia appese sui muri di casa mia. Lo hai detto di recente durante un’intervista: cosa significa?
Non alimento il culto della personalità. “Mi piace ricordare a me stesso che non sono ciò che faccio e per ciò a non identificarmi nel mio lavoro”.
Le uniche fotografie che ho con volti di persone sono uomini e donne che ammiro e dalle quali traggo ispirazione. Più che altro in casa ho immagini sacre, ma questa è un’altra mia passione… ma magari ne parliamo un’altra volta.

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