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Ettore Sottsass: A lui la “Parola”

Dal Design come Critica Sociale, all’uso della Parola come arte verbo-visuale. Ettore Sottsass non smette di stupire

ettore sottsassLa Triennale di Milano torna con un altro importante tributo a Ettore Sottsass, il grande architetto e designer e indiscussa figura di spicco del design radicale italiano e mondiale.
Ettore Sottsass (Austria 1917 – Milano, 2007) aderì al MAC (Movimento di Arte Concreta) nel 1948 e partecipò in qualità d’artista alla prima collettiva dedicata a questa corrente. Oltre alla passione per arte e design, Sottsass si è attivamente dedicato anche alla fotografia.

Nel 1957 diventò Art Director del brand Poltronova per il quale progetterà alcuni pezzi iconici e dal 1958 collaborò per oltre 30 anni con Olivetti, in qualità di consulente per il design durante i quali Sottsass collezionò numerosi premi, tra cui tre Compassi d’oro.
Per l’azienda d’Ivrea disegnò il primo calcolatore elettronico italiano, “Elea 9003” (1959) e molte macchine da scrivere, tra le quali la “Praxis” (1964), “Tekne” (1964) e la celebre “Valentine” (1969, insieme a Perry King).

Ettore Sottsass © gianluca di ioia

Nel 1981 fondò il gruppo Memphis, un collettivo italiano di design e architettura i cui tratti distintivi erano l’uso di colori vivaci e forme geometriche dal disegno eccentrico.
Sarà proprio in questi anni che Ettore Sottsass maturerà una visione del design quale strumento di critica sociale: 

il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l’erotismo, il cibo e persino il design. E’ un modo di costruire una possibile utopia figurativa, o di costruire una metafora della vita. 

Ed è proprio per questo suo ruolo cardine e fondamentale, dopo Struttura e colore (2021/2022) e Il calcolo (2022/2023), la Triennale di Milano torna ad occuparsi di Sottsass con la mostra “Ettore Sottsass. La Parola”, curata da Marco Sammicheli con Barbara Radice e Iskra Grisogono di Studio Sottsass, con l’art direction di Christoph Radl.
Questo terzo appuntamento si concentra sull’uso, vario, costante e molteplice, della parola nella produzione del grande architetto e designer.

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L’esposizione, come le due precedenti, è allestita all’interno della Sala a lui dedicata, dove da gennaio 2021 si trova l’installazione permanente di Casa Lana: l’interno di una residenza privata progettata da Sottsass intorno alla metà degli anni Sessanta a Milano, ricostruito fedelmente in Triennale e accessibile al pubblico grazie alla donazione di Barbara Radice Sottsass.

La mostra lascia emergere la molteplicità di forme in cui la parola è presente nell’opera di Ettore Sottsass: elenchi, descrizioni, confessioni, diari, corsivi, racconti, riviste, manifesti, fanzine, articoli, interventi, conferenze e recensioni, tutte tracce utilizzate per accompagnare i momenti e i movimenti delle sue opere.

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L’uso della parola in Sottsass è molto arcaico, la sua scrittura, quasi sempre in stampatello maiuscolo, ha un preciso status calligrafico, sempre comprensibile,e trasmette un codice espressivo accessibile. Si tratta di un’arte verbo-visuale dove la fusione della parola, la sua manipolazione, l’accostamento a disegni, oggetti, antepone, aggiunge o altera i concetti alle rappresentazioni e i processi alle forme.

La mostra resterà aperta fino al 2 aprile 2023

LUOGO
Triennale Milano
viale Alemagna 6

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