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Claudia Pandolfi

Claudia Pandolfi: la vita è una commedia scritta da un sadico

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi
Foto di Fabio Lovino

Dietro il sorriso amabile, Claudia Pandolfi cela una consapevolezza profonda e un carattere che non si è mai fatto depistare dalle sirene dell’estetica fine a sé stessa, nonostante il secondo posto a Miss Italia a soli diciassette anni. La sua pragmatica spensieratezza, l’endemica attitudine a vivere il qui e ora, la hanno portata a due candidature ai David di Donatello, a vestire i panni della prof ne I Liceali e del vicequestore di Distretto di Polizia e a suonare la batteria insieme agli Afterhours.

Sembra il titolo di un film di Woody Hallen, di cui par di subodorare la trama. Invece è una frase che rappresenta pienamente il sense of humour di Claudia Pandolfi, che piacerebbe molto a Ionesco quando descriveva le vicissitudini grottesche e tragiche di Victor Hugo. Claudia, da buon scorpione, dietro il sorriso amabile cela una consapevolezza profonda e un carattere che non si è mai fatto depistare dalle sirene dell’estetica fine a sé stessa, nonostante il secondo posto a Miss Italia a soli diciassette anni. La sua pragmatica spensieratezza, l’endemica attitudine a vivere il qui e ora, la hanno portata in modo naturale dal primo film con Michele Placido a due candidature ai David di Donatello,  (con due film di Paolo Virzì fra cui Siccità, nel 2022), a vestire i panni della prof ne I Liceali e del vicequestore di Distretto di Polizia, a suonare la batteria insieme agli Afterhours.

Lo pensi davvero? La vita è una commedia scritta da un sadico?
Lo penso eccome! A volte la vita regala delle sorprese surreali, nel bene o nel male. C’è poco da fare strategie. Accade che i tempi ed i modi in cui accadono le cose facciano assumere a tutto un aspetto grottesco, quindi conviene intraprendere la via dell’umorismo.

Applicare una giusta dose di comicità per non essere sopraffatti dal dolore, dal senso di inadeguatezza, dalla malinconia. 

Aiuta a non prendersi troppo sul serio, che è cosa buona e giusta.

So che ami Battiato. Quale canzone di Fleurs preferisci? Quale ti rappresenta di più?
Fleurs è un disco incredibilmente bello ed originale dove tutti i brani hanno un tema dominante: l’amore. Tra tutte, “la canzone dei vecchi amanti” (che in realtà è di Jacques Brel) è quella che mi strazia: dentro una melodia che fa venire i brividi, un uomo ed una donna si sono amati e fatti del male. Hanno sofferto nelle loro battaglie, ma sono sempre riusciti a trovare riparo nel loro amore sicuro, che nel tempo è cambiato ma è rimasto libero e sincero, grazie alla loro capacità di “invecchiare senza diventare adulti”. Non mi rappresenta ma è potentissima. 

Tu sei una bella che fa simpatia, che rapporto hai con la tua avvenenza?
Grazie per il complimento.. per la simpatia intendo. Perché la questione estetica è qualcosa con la quale ho fatto presto i conti. Sono nata graziosa e poi diventata una bella ragazza, ma sembrava fosse più importante per gli altri che per me. A tratti è stato vincolante: in funzione dell’aspetto esteriore accadevano cose (la mia casuale partecipazione a Miss Italia all’età di 17 anni per esempio). 

Ma io ho avuto sempre altre priorità, preferivo essere agile piuttosto che aggraziata, insomma mi sono sempre ritrovata ad incentivare la mia crescita umana, caratteriale, professionale. 

E poi il corpo subisce continue trasformazioni, lente nel tempo, a volte repentine, è bene accettarlo presto. La bellezza è mutevole e decisamente soggettiva.

Quale cosa rimpiangi e quale non faresti più
Non rimpiango nulla e rifarei tutto, errori compresi. Tutto quello che è accaduto finora è ciò che mi  ha fatto diventare la donna che sono. E tutto sommato mi vado bene così.

Platone diceva che Eros è un ponte sull’amore, sei d’accordo? Cos’è per te l’amore?
L’amore è cura (..a proposito di Battiato) 

Ogni cosa, se fatta con protezione, rispetto, lungimiranza, onestà, ci fa mettere in gioco l’amore

Un sentimento assoluto all’interno del quale si muovono tante cose. E l’eros è una di esse, nulla di così centrale.

Rispetto agli anni in cui sei stata a Miss Italia come vedi ora l’immagine della donna? Cosa è cambiato?
In 30 anni sono cambiate tante abitudini, i famosi usi e costumi si sono trasformati. Le donne sono sempre state considerate qualcosa da gestire e reprimere nel momento in cui  portavano avanti zavorre pesantissime, ma con il tempo e con le lotte ci siamo prese di diritto quello che prima ci veniva concesso. Ora c’è una consapevolezza diversa. Ma c’è qualcosa che non è cambiato e che forse purtroppo non cambierà mai: l’agghiacciante capacità che ha un gesto violento di annullare tutto. 

Ogni volta che accade un femminicidio sento crollare le conquiste fatte dalla nostra contraddittoria società.

Se dovessi scegliere uno stile fotografico per posare nuda, quale fotografo vorresti? E che tipo di immagine sceglieresti?
Lo devo confessare: non amo farmi fotografare. E’ molto diverso rispetto allo stare davanti alla macchina da presa: la macchina, così come gli attori e l’intera troupe, sono elementi di un puzzle che diventerà il film per il quale si sta lavorando. 

Quando invece mi vengono scattate delle foto sento il vuoto intorno. Un rapporto diretto tra me ed il fotografo, senza un personaggio che mi protegga. Ecco, questo mi fa sentire vulnerabile, a disagio, nuda.

Quindi è fondamentale che con chi mi fotografa ci sia empatia, devo fidarmi. Fabio Lovino è l’unica persona che da 30 anni riesce a farmi dimenticare tutto questo, l’unico con cui ho tale e tanta confidenza. Con lui lavorare è sempre stato gioco e libertà, mi ha fatto aderire a qualcosa che non mi apparteneva. Gli voglio bene e nutro nei suoi confronti una stima profonda, umana e professionale. Per quanto riguarda più strettamente il rapporto con il mio corpo ho dovuto necessariamente risolvere la questione “pudore” quando ho cominciato a fare l’attrice. Sono riservata ma se serve posso diventare disinibita. Quindi: posare nuda? Preferirei di no. Con Fabio forse sì.

Quale donna realmente esistita nella storia ti piacerebbe rappresentare sul set?
Julia Margaret Cameron, una delle prime fotografe donne. In una Londra di fine ‘800 Julia si avvicinò alla fotografia per noia ma diventò per lei quasi un’ossessione. Nipote di Virginia Woolf, era eccentrica, divertente, profondamente creativa e impulsiva. 

Organizzò il suo laboratorio nel pollaio e sempre pronta a cogliere l’inquadratura perfetta fece delle sfocature la sua arte. Storia interessantissima.

Quando pensi al futuro quale sentimento prevale? Timore, aspettativa favorevole, desiderio di creare…
Non sono una persona che si proietta troppo nel futuro, allo stesso tempo mi riferisco al passato solo quando serve davvero. 

Preferisco, anche perché funziono meglio, rimanere aderente a ciò che mi accade oggi, cercando di mantenermi ottimista e fiduciosa. 

Tanto è inutile fare troppi programmi o preoccuparsi: la vita è sorprendente ed è bella per questo.  

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