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chronorama (12)

CHRONORAMA

di Monica Camozzi

Il binario 9 ¾ della storia

A cura di Monica Camozzi

Sette giovani della resistenza francese attorniano un prete dall’aria ironica e pacata, le munizioni come una bandoliera, la sigaretta mollemente appoggiata alle labbra, un po’ da film americano. Il contesto è stato tragico fino a poco prima ma qui, quel 25 aprile del 1945, Parigi respira l’aria della liberazione. E la fotografia di un 32enne Robert Doisneau, coglie il piccolo raduno con quel suo umanesimo destinato a raccontare l’uomo per fotogrammi. Il prete è Camil Foyer, morirà poco dopo la liberazione a seguito di anni di lotta e impegno. 

La fotografia sceglie il registro espressivo he imprimerà sulla pellicola della coscienza. In un platoniano mondo delle idee, ovvero della perfezione archetipica da cui discende il contingente, potrebbe esserci anche la nicchia di Condé Monrose Nast, il giovane editore che nel 1909 rilevò Vogue mettendo le basi di un impero editoriale destinato a raccontare le élite del gusto, della società. 

Le oltre 400 immagini attinte dall’immenso archivio Condé Nast (parzialmente acquisito dalla Pinault Collection nel 2021) scavano nella storia, la attraversano con i suoi portali di cambiamento epocale. Come il binario 9 ¾ di Harry Potter, che esiste solo per chi lo vede. Un percorso che ti porta a destinazione senza scossoni emotivi apparenti, accompagnandoti  con il linguaggio fotografico che diventa esegesi delle singole narrazioni. 

Chronorama, questo il nome della splendida esposizione allestita a Palazzo Grassi, sotto la curatela di Matthieu Humery, rivela l’intento sin dall’etimo. Come racconta il curatore, Crono rimanda alla divinità del tempo secondo la tradizione orfica ma altresì al cronometro, che lo scandisce implacabile. 

Il suffisso rama, o meglio orama, significa visione. Quindi, visione attraverso il tempo.

E qui, scorrendo nel tempo che permea le stanze, ci si domanda se la fotografia non abbia la stessa legittimazione di un pensiero filosofico, lo stesso potere di una discesa nell’inconscio. 

Cecil Beaton, nel suo scatto Debutance in evening dress, impresso sulla pellicola  poco prima del secondo conflitto mondiale, ritrae 4 giovani donne in abito da sera, con espressione cupa, gravate da ombre sinistre di gentiluomini che sembrano predarle più che accoglierle: si staglia all’orizzonte della rappresentazione umana la cruenza del conflitto. Stessa atmosfera alla cena dei Vandebilt, organizzata nel 41, che levita leggera e apparentemente inconsapevole su un tessuto già intriso della tragedia bellica incombente.  

Qui, il fotografo contamina le immagini delle stesse inquietudini che Sigmund Freud sostanzia parlando dell’inconscio, mentre l’arte apre alle avanguardie surrealiste. 

La prerogativa del tunnel spazio temporale creato a Palazzo Grassi è la capacità di fermare la macchina consentendo allo spettatore di scendere e di calarsi nel contesto storico e culturale che l’immagine racchiude come una teca: dalla spensieratezza di Debora Kerr e David Niven vestiti Givenchy, icone dei Fifties, all’erotismo della modella Lisa Taylor, dalla limpida intimità  del rapporto fra Susan Sontag e il figlio David, al destino di Bjorn Andersen, il Tazio di Morte a Venezia di Luchino Visconti, oggetto di una idolatria quasi persecutoria che finirà per rovinargli la vita, ancora celestiale quando venne immortalato con i capelli ancora umidi e il bel volto contaminato dall’allegria. 

Le foto celano i semi di rivoluzioni incombenti, ma sanno raccontarle senza tragicità, con una patina di doverosa bellezza

La figura in pantaloni ritratta nella New York del 1911 da Paul Thompson è quella di Mary Edwards Walker, che per quei pantaloni (e la tuba maschile, che si ostinava a mettere in segno di libertà ed emancipazione) andrà persino in carcere, per morire nel 1919, a 80 anni, un anno prima che le donne ottenessero il diritto di voto. 

Jean Cocteau, immerso nel gigantesco fonografo a 22 anni, ci anticipa già  l’evoluzione del rapporto uomo macchina, mentre Einstein sovverte gli assunti della fisica Newtoniana. 

I muscoli di un 28 enne Arnold Schwarzenegger, fotografato da George Batler sullo sfondo di architetture austere preannunciano la nuova estetica scultorea che indulge sugli eccessi manifestati attraverso il corpo. Così come la Swinging London di David Bailey ci proietta in una capsula di edonismo, mondanità, leggerezza. 

Federico Fellini e Giulietta Masina in una posa quasi metafisica, lei che guarda in alto ispirata e lui che guarda dritto nell’obiettivo, concreto e terreno. 

La meravigliosa Lauren Bacall adagiata su una superficie piana contrasta con le immagini di una donna dal capo rasato, interrogata nel corso delle attività del fronte di liberazione in Francia. Ma il dramma scorre sottile e quasi congelato, perché il tributo alla compostezza e all’eleganza espressiva è di rigore. 

Un viaggio nel tempo insieme al barone Adolf de Meyer, a Lee Miller, Diane Arbus, Irving Penn, Cecil Beaton, Margaret-Bourke White, prima che il digitale portasse la sua polvere evanescente sull’immagine stampata e la diluisse negli archivi della memoria. 

Si può scavar nello sguardo di Mme Chanel andando oltre il racconto istituzionale, per cercare le proprie sensazioni. 

Ecco, Chronorama con la sua completezza consente questo: ognuno, come sempre accade nelle mostre fotografiche, attraverso le immagini scelte, fissate, portate nel proprio perimetro, compie un viaggio dentro sé.

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Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5