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Chi vuol esser lieto, sia. Magari con un bell’abito amaranto

di Monica Camozzi

La moda come specchio sociale: il ritorno dell’eleganza maschile

A cura di Monica Camozzi

Riflessioni sulla moda e la sociologia

Ricordate quando la sociologia ci spiegava le connessioni fra moda ed economia, fra orli che si alzavano e si abbassavano e benessere sociale? La moda ci riflette allo specchio. E guardando la fashion week maschile saltano all’occhio due cose: un grande confusione di fondo ma altresì la volontà di mandare messaggi di libertà e gioia. 

La moda come espressione di gioia e libertà

Chi vuol esser lieto, sia, avrebbe detto Lorenzo (Il Magnifico, non a caso).  Magari non avrebbe scritto Siffredi  Hard Academy sulle natiche dei modelli ma non abbiamo nulla contro Rocco e i suoi fratelli. Valentino ha usato un codice più aulico, mandandoci a dire attraverso un blazer magnificamente de-strutturato che “We are so old that we have to become young again”. Chiara da Sanremo ha varato il new mood dell’abito meta-verbale, gli argini sono rotti. 

Un commento sullo stile maschile

Un commento intelligente al grande marasma di messaggi, all’indefinitezza di stili, al calderone antropologico che caratterizza questa estate 2023 lo ha dato Antonio Mancinelli, opinion leader del costume. E quando una persona competente e dotata di capacità di discernimento si esprime, citarla è un grande piacere. “Il completo maschile ritorna alla grande dopo essere stato estromesso dal Covid che ci aveva abituato a tute e t-shirt. Più che un nuovo formale, messo inquietantemente in rilievo dagli eventi della settimana sembra che stia tornando un’eleganza maschile sofisticata, canonica e ben distinta nel suo genere, anche e soprattutto sessuale (bye bye fluidità!)

Il ritorno dell’abito come simbolo di status

Insomma, se il vero figo adesso scegliesse il “banale” abito, magari con tonalità accese e la coolness inside?  Prima –prosegue Antonio- erano i veri potenti a vestirsi informale, Zuckenberg, Musk, Jobs, Obama et similia. Mentre i colletti bianchi andavano in ufficio in giacca e pantaloni”.  Ma Pitti Uomo, che rappresenta migliaia di aziende e l’aurea normalità del vestire, non lo show delle passerelle, ci dà un segno molto chiaro. Il riaffacciarsi dell’abito e del suo diletto, la cravatta, ci fa intuire che un nuovo simbolo di status è all’orizzonte. E non si tratta della gonna.

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