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corsetto francese del 1891

Breve storia della Lingerie

A cura di Matteo Muzio

Per la gran parte della storia umana, la biancheria intima ha assolto a tre funzioni: tenere calde o fresche le parti intime nelle stagioni cruciali, far sentire protetti quando si lavora e infine garantire un senso di pulizia a chi la indossa. Le chemise medievali (chiamate interula o sotano con scollatura quadrata), ad esempio, a questo servivano. Erano, peraltro, anche molto coprenti, sebbene non indossavano intimo, quindi non portavano le mutande.

Bisogna attendere il Settecento, che conosciamo attraverso le sue tinte pastello, per scoprire la seduttività. Il potere soffocante delle chiese viene meno e si vuole superare un secolo sovraccarico di guerre di religione e di eventi luttuosi.
Anche per questo, nelle ville di campagna della Repubblica di Venezia ma non solo, fioriscono i rigogliosi petti delle signore, esposti da generose scollature strizzate in corpetti fatti di ossa di balena.
In realtà l’origine del corsetto risale a Caterina de’ Medici che pare sia stata la prima ad utilizzare l’indumento, presumibilmente intorno al ‘500, quando la donna si trovava alla corte del Re di Francia.

Nel diciannovesimo secolo questa floridezza avviene a spese della salute della donna, con la moda del “vitino di vespa” che provoca danni e infelicità alle donne che si devono conformare a un modello irrealistico, che grazie alle campagne dei giornali femminili viene via via accantonato in favore di un vestiario più attento alla salute delle donne intorno agli anni Ottanta, una delle rare vittorie in un’epoca che nel Regno Unito è conosciuta come vittoriana e che fa calare sul Continente una coltre di perbenismo borghese.

collant nylon anni 50L’intimo femminile è nascosto sotto una coltre di abiti scuri, confinato al boudoir delle signore.
Nel Novecento invece è un’attivista e giornalista newyorchese, Caresse Crosby, a dare una svolta all’intimo femminile: stufa dei corsetti rigidi che fanno uscire fuori il seno, nel 1914 brevetta il reggiseno. (vedi foto brevetto originale)
Qualche anno dopo, arrivano anche le collant, favorite dall’invenzione prima del rayon e poi del nylon, messo a punto dalla famiglia DuPont negli anni ’30. L’intimo, quindi, guadagna una nuova funzione: veicolare la seduttività pubblica delle donne liberate da una cappa soffocante fatta di famiglia, casa e figli. 

La Prima Guerra Mondiale ha favorito un rimescolamento dei ruoli tradizionalmente intesi come maschili e le donne urbanizzate non vogliono rinunciare, insieme con la libertà di guadagno, alla libertà di sedurre. Anche se per il momento le donne sono ancora un oggetto del desiderio maschile. 

Fu soltanto a partire dal secondo dopoguerra che le donne usano la lingerie per essere seduttrici in prima persona, sull’onda della femme fatale creata dall’immaginario hollywoodiano.
Negli anni ’70 si crea infine una biforcazione nell’immaginario mediatico, tra la donna che occupa nel paginone centrale di Playboy o di altre riviste erotiche e che usa il massimo del potenziale seduttivo della lingerie, e invece la femminista che rinuncia alla convenzione bruciando addirittura il reggiseno, inventato da figura che invece ha precorso i tempi.
Dopodiché, all’oggi, siamo a una fusione dei due usi. Una donna, dunque, che sa usare l’intimo per sedurre ma non si fa schiavizzare né dall’altrui desiderio né da canoni di bellezza irrealistici. Per le donne che vivono sotto un regime oppressivo, invece, la lingerie mantiene intatto il suo potere dirompente e liberatorio. Com’è stato negli ultimi duecento anni.

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