Home Art & Style Arte ed erotismo a Pompei

Arte ed erotismo a Pompei

di Monica Camozzi

Copulo ergo sum… o c’è altro? 

A cura di Monica Camozzi

Anche Giulio Cesare, sarebbe finito su Dagospia di questi tempi.
Cicerone, infatti, lo accusò di aver intrattenuto, in gioventù, una relazione omosessuale passiva con Nicomede IV, l’ultimo sovrano della Bitinia. “Cesare ha sottomesso le Gallie, ma Nicomede Cesare: ecco Cesare, oggi trionfa chi ha sottomesso le Gallie, non trionfa Nicomede che ha sottomesso Cesare”.

Pare che durante i suoi trionfi, i suoi soldati (ai quali in quella circostanza era appunto permesso dileggiare il loro comandante) lo chiamassero “puttaniere calvo” e “regina di Bitinia”, in riferimento ad un supposto episodio di rapporto omosessuale passivo. Insomma… anche per un eccezionale stratega, capace di usare la psicologia inversa per sedare rivolte e di piegare orde di barbari, all’apice della piramide sociale, il côte erotico dell’esistenza ha creato la classica buccia di banana.

Roma non era bloccata da pedanterie di “genere”, i rapporti omosessuali maschili erano normali, purché si espletassero fra soggetti di pari grado. Ma Roma era e restava una società fallocentrica e maschilista, dove virilità e status sociale costituivano le leve salienti.

La parola d’ordine era virtus, un concetto, una qualità, che abbracciava l’intera esistenza degli uomini e la regolamentava anche a livello sessuale. Ma dominare restava l’imprinting fondante. Non solo nell’atto di conquistare popoli, ma anche nell’alcova. Giocare il ruolo della donna e dedicarsi al piacere altrui era sinonimo di effeminatus, una delle nomee più infamanti dell’epoca. In politica tale termine era un’arma molto potente, e lo si utilizzava per attaccare l’onore altrui.

Di qui, la sventura in cui era incorso Cesare…

Fra le élite latine circolavano manuali del sesso con disegni erotici accompagnati da suggerimenti e immagini esplicite. Non ci è pervenuta alcuna copia di questi ultimi, ma sappiamo che influenzarono molto l’arte romana e i disegni ornamentali. Nessuno stupore, quindi, davanti alle iconografie esplicite e apparentemente incuranti della “morale” che caratterizzano l’ambiente Pompeiano. Poco importa Francesco I di Sicilia, accompagnato dalla moglie Maria Isabella di Borbone e dalla figlioletta Luisa Carlotta di nove anni, fosse rimasto talmente scioccato alla vista dei reperti di arte erotica pompeiana da decretare che venissero chiusi nel famoso “Gabinetto Segreto degli oggetti osceni”. La stanza in cui le scene salienti, imbarazzanti per i casti occhi dei visitatori ottocenteschi, celavano “gli infami monumenti della gentilesca licenza”.

Il furore della censura porterà a nascondere al pubblico non solo le opere pompeiane ma anche pezzi d’arte come le Veneri ignude -la famosa Callipigia della collezione Farnese, ad esempio. Ci vorranno 20 anni prima che il Gabinetto Segreto, così come il famoso Lupanare di Pompei, possa essere liberamente visitato, con esclusione dei minorenni.

Ma a Pompei la sessualità restava sinonimo di libertà. Il fallo, così spesso raffigurato in affreschi e mosaici dell’epoca, era ritenuto origine della vita. Per gli antichi romani il fallo era un simbolo utilizzato contro il malocchio o per auspicare fertilità, benessere, buon commercio e ricchezza. Perciò, possiamo goderci in santa pace la mostra La mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei“, che ha aperto lo scorso 21 aprile 2022 nella Palestra grande degli scavi fino al 15 gennaio 2023, ha l’intento di illustrare e raccontare l’onnipresenza e il significato di soggetti sensuali ed erotici nelle domus e nella quotidianità dei pompeiani.

Tra le 70 opere in esposizione, tutte provenienti dai depositi del Parco Archeologico di Pompei, anche reperti dalle recenti scoperte, come i due medaglioni in bronzo con scene erotiche del carro cerimoniale da Civita Giuliana e il raffinato soffitto del cubiculum (stanza da letto) rinvenuto in crollo sul pavimento, poi ricomposto e restaurato, della Casa di Leda ed il cigno; e di recente restauro, le 3 pareti del cubicolo ricostruito della Villa di Gragnano in località Carmiano. Il percorso si completa con un itinerario alla scoperta di  edifici all’interno del sito caratterizzati da affreschi e riferimenti al tema, con il supporto di un app, mentre una guida per bambini aiuterà i più piccoli a visitare la mostra e a conoscere una serie di figure centrali del mito antico.

Altra cosa che salta all’occhio: simboli fallici onnipresenti: sul selciato, come elementi benaugurali all’ingresso delle case, come manici di zuppiere. Ma la ragione è un filo più profonda delle solite banalizzazioni sessuali. La funzione di queste immagini è apotropaica, ovvero, serviva ad allontanare il malocchio. E poi c’è lo zampino di Priapo, divinità proveniente dalla cultura Greca, figlio di Venere e Dioniso (o di Venere e Zeus, non lo sapremo mai!)

Il  fallo di Priapo era sovradimensionato per volere di Era, gelosa di Venere. E qui siamo davanti a un vero e proprio culto.  nel mondo greco e romano si celebravano le “falloforie”, vere e proprie processioni in onore di Priapo e Dioniso, per propiziare la fertilità.

La presenza di Priapo nel mondo romano è molto pervasiva, lo troviamo come guardiano dei giardini, protettore dei marinai, figura che propizia il passaggio dalla vita alla morte. Ma questo simbolo, che è amuleto e icona di fertilità, diventa potenza creatrice che entra nei versi di Catullo, Giovenale, Marziale. Il tono scherzoso e l’oscenità dei versi hanno il compito di divertire un’élite. Ma cosa, esattamente, è ritenuto osceno?

Nell’antica Roma lo stupro e la penetrazione anale erano pratiche normali, purché l’attore avesse un ruolo dominante.  In guerra l’associazione fra la conquista della terra e quella del corpo femminile era consueta. Ecco perché quando si guardano immagini di un altro tempo bisogna calarsi nella retina di chi le ha create. E comprendere le credenze, ma soprattutto i meccanismi di potere di cui il sesso rappresenta spesso una valvola di sfogo.

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5

INSTAGRAM

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved  – Designed and Developed by Luca Cassarà